Sorpresa: in Inghilterra si torna a vendere dischi

Arrivano da Londra le prime buone notizie, da molto tempo a questa parte, per l’industria musicale. L’associazione dei discografici inglesi, British Phonographic Industry (BPI), ha diffuso in questi giorni i dati che riguardano il 2003. E, sorpresa, sembra che il pubblico abbia ricominciato a frequentare i negozi d’oltre Manica: le vendite di album sono aumentate del 4,9 % (236 milioni di pezzi; + 5,6 % se si considerano solo i Cd a lunga durata), ed è in crescita anche il relativo giro d’affari, + 2,1 % (1,1 miliardi di sterline; il fatturato cresce meno dei volumi perché oggi in Gran Bretagna il 62 % degli album va in vendita al pubblico ad un prezzo di 9,99 sterline o meno).
Il lato scuro della medaglia riguarda invece i Cd singoli, in caduta libera di un altro 30 % dopo aver perso già l’11 % nel 2002. “In realtà anche questo è un mercato in crescita”, ha osservato il presidente della BPI Peter Jamieson. “Solo che questo incremento si realizza soprattutto attraverso il downloading illegale. Se riusciremo a trasformare i furti sistematici in atti di acquisto presso i nuovi siti legali, vivremo presto un ritorno all’età dell’oro dei singoli”.
Anche per incoraggiare il nuovo segmento di mercato, la BPI ha pubblicato le prime cifre relative alle vendite legali via Internet: i consumatori inglesi avrebbero acquistato oltre 150 mila brani musicali (in forma di streaming o di download) nel solo mese di gennaio, un terzo dei quali nella settimana del lancio del negozio digitale della Coca-Cola, mycokemusic.com (vedi News).
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