NEWS   |   Cinema / 15/05/2014

'X-Men - Giorni di un futuro passato': Cooper, Jones e altri nella soundtrack

'X-Men - Giorni di un futuro passato': Cooper, Jones e altri nella soundtrack

Non è la prima volta che gli spettatori vengono proiettati indietro nel tempo, nella saga cinematografica di "X-Men": già in "X-Men - L'inizio" del 2011, andando a indagare sulle origini di Erik Lehnsherr - Magneto, l'azione si era spostata dai giorni nostri alla fine della Seconda Guerra Mondiale, fino agli scintillanti (ma non troppo anni) Settanta.

E proprio dai Seventies Bryan Singer, già dietro la macchina da presa per le prime due pellicole "X-Men" e "X-Men 2" e tornato ad occupare la sedia da regista per l'ultimo capitolo dell'epopea dedicata agli eroi della Marvel, "X-Men - Giorni di un futuro passato", in uscita nelle sale italiane a partire dal prossimo 23 maggio, ha voluto ripartire: in un futuro post-apocalittico, i mutanti sono minacciati dalle Sentinelle, robot giganteschi la cui unica missione è cancellare l'esistenza dei possessori del gene-X. Guidati da Professor X e Magneto, i superstiti si convincono a spedire nel passato la coscienza di Wolverine, al fine di convincere un più giovane Professor X ad agire diversamente e scongiurare così l'apocalisse.



Eccoci quindi tornati dal futuro al passato: Singer, classe 1965, ha capito che per dare all'atmosfera del suo film un tocco di realismo in più non poteva che ricorrere a una cosa sola. La musica.

Nella colonna sonora di "X-Men - Giorni di un futuro passato" (il cui titolo ricorda "Days of future passed", il secondo album dei Moody Blues del '67 nel quale fu inclusa la celebre "Nights in white satin", poi riletto in italiano da Nomadi e Profeti col titolo "Ho difeso il mio amore")  trovano infatti spazio anche alcuni brani simbolo del decennio apertosi con lo scioglimento dei Beatles e chiusosi con il maestoso "The Wall" dei Pink Floyd. Non poteva mancare, ovviamente, "Hello Hooray", brano scritto da Rolf Kempf e interpretato da Alice Cooper, che - pubblicato come singolo nel 1973 - si spinse fino al sesto posto nelle classifiche di vendita britanniche. All'inventore dell'horror rock fa da contraltare Quincy Jones, colonna della black music americana a braccio destro di Michael Jackson nei suoi anni d'oro: sua, infatti, è il tema della sit-com "Sanford and Son", anch'esso presente nella soundtrack, che ai meno giovani non potrà che riportare alla mente le spassose avventure di Fred, Lamont, zia Esther, Grady, Bubba e Rollo. Il brano, anche conosciuto come "The streetbeater", decenni dopo è stato campionato da M.I.A., oggi superstar internazionale, per la sua "U.R.A.Q.T.", inserita nell'album di debutto "Arular".

I francofoni apprezzeranno la presenza, in scaletta, di "Stop au nom de l'amour" di Claude François, versione francese del classico "Stop! In the name of love" portata al successo dalle Supremes (e poi ripresa anche dalla nostra connazionale Renata Pacini come "In nome dell'amore"), e della "C'est si bon" di Eartha Kitt, rilettura dell'omonimo brano del 1947 di Henri Betti.

Si torna più sul classico rock americano - più precisamente southern, ma sporcato di r'n'b e swamp - con "Dixie Chicken", title track del terzo album dei Little Feat, pubblicato nel 1973, che traghetto la formazione losangelina verso lidi più orientati al New Orleans R&B e al funk. Anche se la vera e propria chicca, probabilmente, è stata piazzata proprio in apertura alla colonna sonora: impossibile, infatti, sarebbe pensare agli anni Settanta senza "The first time ever I saw your face", folk song del '57 uscita dalla penna di Ewan MacColl che nel 1972 fu resa immortale dalla voce angelica di Roberta Flack. Buona visione, e buon ascolto.