NEWS   |   Industria / 13/05/2014

Eurovision Song Contest 2014: il bilancio del capo delegazione Rai

Eurovision Song Contest 2014: il bilancio del capo delegazione Rai

Da quattro anni (da quando cioè la tv pubblica italiana ha ripreso la messa in onda dell'Eurovision Song Contest) Nicola Caligiore è il capo delegazione Rai alla manifestazione. A lui abbiamo rivolto alcune domande relative all'edizione appena conclusasi a Copenhagen con la vittoria di Conchita Wurst.

Sorprende che i dati di ascolto e gli indici di share dello show di sabato scorso siano risultati inferiori a quelli dell'anno scorso: tra i gossip sulle mutande di Emma Marrone e il gran chiacchiericcio che si è fatto sulla drag queen austriaca, per non parlare delle implicazioni geopolitiche e sociologiche legate alla sua presenza, mai come stavolta i media tradizionali e i social network si erano scatenati sull'argomento.

E' vero. Non se ne era mai parlato così tanto, in questi anni, e i motivi del calo di ascolti al momento mi sono oscuri. Sono tornato ieri sera da Copenhagen e non ho avuto ancora il tempo di confrontarmi con l'ufficio marketing per studiare i dati con attenzione. Alcuni, però, sono molto interessanti: detto che 1.747.000 spettatori con l'8,77 % di share per un prime time di RaiDue rappresentano un risultato soddisfacente, il fatto straordinario è costituito dalla partecipazione del pubblico sui social e in particolare su Twitter. Abbiamo contato 134 mila tweet, un dato sottostimato perché non include un hashtag molto popolare nato spontaneamente tra il pubblico e da noi inizialmente non monitorato. L'unica trasmissione che nel panorama televisivo dell'anno ha superato questo numero di tweet è stata la prima serata del Festival di Sanremo. E' un segnale significativo, che fa immaginare una fetta di utenti molto interessati al programma e molto partecipativi. Va anche detto che, in base alle prime indicazioni, quest'anno si è anche un po' abbassata la media anagrafica del pubblico del programma, e anche questo è un elemento interessante da valutare con attenzione.

Sul Corriere della Sera, recensendo il programma, Aldo Grasso ha parlato della "difficoltà di trovare una formula convincente con cui 'impacchettare' la finale e adattarla alla tv italiana".

Il format dell'Eurovision Song Contest è blindato e consente pochissimi interventi. Il regolamento è preciso: nel 2011, dopo tanti anni di assenza, ottenemmo un permesso speciale perché dovevamo rispiegare agli italiani di cosa si trattasse. Facemmo una prova con Raffaella Carrà, che si spese molto per il programma. In qualche modo, però, credo che l'entrare e l'uscire di continuo dallo studio italiano snaturò lo spettacolo facendo perdere il senso di quanto succedeva sul posto. Tutti i Paesi mandano in onda il programma con il voiceover, non ci sono molti margini né misure utilizzabili per migliorare l'impacchettamento del prodotto.

Chi ha scelto Emma Marrone, per rappresentare l'Italia al contest, e con quali criteri?

La scelta di Emma è stata conseguente a una serie di riunioni tra la dirigenza di RaiDue e i vertici della struttura che si occupa delle relazioni internazionali della Rai. Sono state valutate un paio di alternative e si è trovato un accordo su di lei perché si voleva presentare al contest l'idea di un'Italia giovane proponendo una artista di successo, che nell'ultimo anno è stata ai primi posti nella classifica dei dischi più venduti e che si riteneva rappresentativa della scena musicale contemporanea oltre che adatta al target della manifestazione. Si trattava indiscutibilmente di un nome molto forte, come lo era stato Marco Mengoni l'anno prima.

La cui scelta, però faceva seguito alla vittoria al Festival di Sanremo...

Vero, anche se il regolamento dell'ESC prevede che ogni broadcaster scelga in maniera indipendente il suo personaggio. La selezione può avvenire attraverso un festival, ma c'è anche chi come la BBC decide liberamente. In una trasmissione come questa è necessaria una forte sinergia anche con la casa discografica: bisogna trovare un partner interessato a partecipare e disposto a impegnarsi. Se alle spalle c'è un team forte come quello di Emma i presupposti sono ovviamente migliori e si affronta con un'energia diversa un'esperienza che è molto impegnativa. Io sono felice della scelta, perché Emma si è dimostrata una grandissima professionista e si è impegnata con tutte le forze. Anche nel miglioramento del suo inglese.

Ecco, appunto: non era il caso di portare un personaggio che - date le caratteristiche internazionali della manifestazione e la presenza dei media di tutta Europa - avesse più dimestichezza con quella lingua?

Saper parlare bene inglese, ovviamente, è un valore in più ma non credo che questa debba essere la chiave determinante per decidere chi far partecipare. Anche Marco Mengoni non se l'era cavata benissimo con l'inglese, l'anno scorso, eppure nessuno gli ha dato addosso. Su Emma mi sembra invece che la stampa italiana si sia accanita ingiustamente.

Resta il fatto che il risultato, con un ventunesimo posto, sia stato molto inferiore alle aspettative.

Bisogna ricordare che i risultati di una manifestazione come questa hanno motivazioni molto complesse: non vince necessariamente il migliore, nè chi arriva nelle ultime posizioni è automaticamente da annoverare tra i peggiori. Può capitare che un certo tipo di canzone, o di interpretazione, non convinca i giurati e il pubblico, e sicuramente l'esibizione di Emma non è stata capita fino in fondo. Faccio un altro esempio: il Regno Unito, quest'anno, si è presentato con un'ottima canzone che molti pronosticavano come vincitrice, e che invece è arrivata anch'essa nelle retrovie. Entrano in gioco fattori particolari, com'è stato quest'anno il caso di Conchita Wurst, e i famosi "blocchi", i voti "politici". Ma non è solo questione di alleanze, perché quest'anno sulle giurie si sono applicati criteri rigorisissimi ed escludo si siano verificate pastette. Bisogna considerare i fattori culturali: al contest la Svezia presenta il vincitore del Melodifestivalen, molto popolare in tutto il Nord Europa e visto in diretta in tutta la Scandinavia: è comprensibile che i Paesi limitrofi votino per un personaggio che già conoscono. La stessa cosa accade nelle ex repubbliche sovietiche, perché chi vince "The Voice" in Russia o il "Junior Eurovision" è già conosciuto in tutti i Paesi russofoni ed è normale che raccolga consensi.

E' stato giusto, ragionando a posteriori, presentare un pezzo cantato in italiano?

Sì, perché tra le tante cose l'ESC è anche un mezzo che il servizio pubblico ha a disposizione per promuovere la cultura italiana e la nostra musica.

Ha sorpreso anche la scelta musicale: un pezzo pop rivestito di sonorità glam rock piuttosto aggressive.

E' stata una scelta artistica: Emma voleva proporre un pezzo da cui si sentiva rappresentata, un brano molto allegro che proprio per questo pensavamo potesse essere apprezzato in una manifestazione in cui la musica privilegia l'aspetto dinamico. Fatto non trascurabile, si trattava di una canzone firmata da lei e che rappresenta un passo avanti anche sotto il profilo della scrittura. A differenza di quel che accade per molti dei brani proposti al contest, prodotti precofenzionati e studiati apposta per il concorso. Noi abbiamo preferito portare un pezzo che rappresentasse fedelmente l'artista. Purtroppo non è stato capito, ma non per questo siamo demoralizzati. Trovo anzi un po' sciocco sostenere che Emma abbia perso: Emma è una cantante italiana che ha avuto l'occasione di presentarsi su un palco internazionale davanti a centinaia di milioni di persone. Per qualunque artista questo non rappresenta certo una sconfitta.





Molti hanno criticato la sua esibizione ritenendola sopra le righe.

Ogni anno abbiamo cercato di raccontare una storia diversa. Raphael Gualazzi, il primo anno, ha portato un genere musicale particolare. Nina Zilli è stata a sua volta ingiustamente criticata per un aspetto che a molti ricordava Amy Winehouse anche se i suoi modelli di riferimento erano piuttosto le Ronettes o le Supremes. E Mengoni si era proposto in modo estremamente essenziale, così come suggeriva la sua canzone. Emma ha voluto mettersi in gioco, personalmente ho apprezzato il suo tentativo di proporre uno show creativo, un po' fuori dalle righe, a suo modo inedito.

Chi si è occupato degli aspetti visuali, della scenografia e dei costumi?

Nicolò Cerioni e Leandro Manuel Emede, noti come Sugarkane. La parte artistica è sempre delegata alla casa discografica, in questo caso la Universal, anche per rispetto al "mondo" che caratterizza ciascun interprete e la sua personalità. Su questo fronte preferiamo non interferire.

Perché la conduzione è stata affidata a Linus e Nicola Savino, noti sopratutto per la loro militanza nella radiofonia privata?

Non sono la persona giusta a cui fare questa domanda: ma la loro scelta non mi pare strana dal momento che entrambi lavorano per RaiDue.

Com'è stata invece selezionata la giuria italiana?

L'Unione Europea di Radiodiffusione detta criteri piuttosto stringenti insistendo sulla scelta di professionisti del settore che garantiscano diversità di genere - nel nostro caso, tre uomini e due donne - , differenze anagrafiche ed esperienza consolidata del mondo musicale. Mi sembra che il curriculum di tutti i giurati non lasci adito a critiche. Personalmente non sono stato coinvolto più di tanto nella loro scelta: ho solo verificato che rispondesse ai requisiti previsti dal regolamento.

Alla luce di tutto questo, sono prevedibili correzioni o cambiamenti rotta da parte della Rai, rispetto alle prossime edizioni dell'Eurovision Song Contest?

Una riflessione a mente fredda dobbiamo ancora farla, ma credo che la Rai sia nel complesso soddisfatta. Certo, la classifica poteva essere migliore, ma i risultati sono stati comunque positivi.