Paola Turci: 'Questo disco è il mio angolo di libertà'

Paola Turci: 'Questo disco è il mio angolo di libertà'
“Erano anni che aspettavo l’occasione di fare un disco come questo. I miei discografici me lo avevano anche chiesto più volte, in passato, ma avevo sempre rifiutato. Volevo farmelo da me, con le mie mani”.
Paola Turci è orgogliosa (e si sente) di “Stato di calma apparente”, il disco autoprodotto uscito venerdì, 30 gennaio, in cui ripercorre, con la sua band e in presa diretta, un passato musicale ormai lungo e frastagliato (le registrazioni, live in studio, hanno avuto luogo al Forum Music Village di Roma il 10, 11 e 12 dicembre scorso). “C’era la volontà di celebrare la chiusura di un ciclo, perché il gruppo che mi ha accompagnato nell'ultimo tour si è sciolto. E se oggi ho potuto ritagliarmi questo spazio di libertà assoluta devo ringraziare soprattutto due persone: Stefano Senardi della NuN, che mi ha concesso la liberatoria per realizzare il progetto; e Francesco Barbaro, che ha avuto il coraggio di pubblicarlo sull’etichetta legata all’agenzia di concerti con cui lavoro abitualmente (il nome della label è On The Road Music Factory). E’ un lavoro che nasce per puro amore della musica: fosse stato concepito come un best avrei inserito canzoni come ‘Questione di sguardi’, ‘Sai che è un attimo’ o ‘Saluto l’inverno’. Io e Francesco, invece, abbiamo voluto come singolo ‘Frontiera’: non è certo una canzone facile, a 14 anni di distanza, non è un pezzo radiofonico. Ma abbiamo pensato che rappresentasse bene lo spirito del disco. E’ una canzone che arriva dal passato, affronta un tema attuale e importante, ed è riletta in modo completamente diverso dall’originale: tutte caratteristiche che danno l’impronta anche al resto del lavoro”.
Un punto d’arrivo, dunque, testimoniato anche dall’uscita “Già dal prossimo tour nei club, a fine febbraio, la band verrà mezza stravolta”, racconta Paola. “Mi porterò dietro tre elementi della Bandabardò, Finaz e Don Bachi oltre a Ramon, che già ha suonato in questo disco. E’ un gruppo che adoro, per riarrangiare ‘Dove colpire’ mi sono ispirata alla loro musicalità”. Quel pezzo, e gli altri inseriti nella raccolta, hanno una sonorità calda e naturale, come in molti ormai tendono a ricercare anche attraverso il recupero di vecchi strumenti e apparecchiature analogiche d’annata. “Oddio, i suoni vintage sono di moda? Mi verrebbe quasi voglia di tornare per reazione alle tastiere Roland e Yamaha…In realtà sono sempre andata alla ricerca di quei suoni, che negli anni ’80 erano scomparsi. Allora era impossibile trovare un produttore o un arrangiatore che non lavorasse con il Midi e con gli strumenti sintetici. Oggi per fortuna non è più così, ho potuto recuperare quel suono rock che avevo scoperto per la prima volta a 14 anni, ascoltando ‘Easter’ di Patti Smith. E’ stato più facile, dopo aver ripreso in mano la chitarra con più consapevolezza di prima e avere assunto in prima persona la responsabilità della produzione”.
La riappropriazione del vecchio repertorio nasconde anche un imbarazzo per certe scelte precedenti, allora? “No”, risponde la Turci. “Non rinnego niente, se qualcosa non mi piace più evito semplicemente di ripeterlo. Oggi non canterei più certe canzoni, e infatti faccio dell’altro. Però questo disco mi ha dato una possibilità di rivivere il passato con la coscienza di oggi: è come realizzare un sogno, quello di poter tornare indietro con le risposte alle domande che mi facevo a vent’anni. Mi ha ancora emozionato cantare pezzi come ‘Ti amerò lo stesso’, che ripropongo qui per piano e voce come nei concerti. O ‘Bambini’, che pure ho interpretato centinaia di volte. Rimane sempre uguale a se stessa, è l’unica a cui non riesco a cambiare vestito. Con ‘Stato di calma apparente’ ho voluto fissare un momento nel tempo. Per questo uscirà anche un Dvd (il 13 febbraio): è un documentario, ma dentro c’è anche un po’ di cinema, grazie alla regia di Piergiorgio Bellocchio”.
Di uno dei due inediti in scaletta, “Il gigante”, si è già molto parlato (vedi News), complici i riferimenti all’esperienza carceraria di Adriano Sofri (“Ma i suoi racconti”, ribadisce la Turci, “sono stati solo uno spunto”). Il tema, spiega la cantautrice, è il confronto tra l’essere umano, gli abusi del potere e le mistificazioni dei media. “E’ una cosa che mi colpisce quotidianamente, guardando la Tv. Forse sono ingenua, ma non riesco a farmi una ragione di come le notizie vengano manipolate. Cerco ancora la giustizia, e a volte trovo la faziosità anche dalla parte in cui mi sento più a mio agio”. E l’altro inedito, “La tua voce?” “E’ un altro arrangiamento che è nato suonando, sulla traccia del pezzo che avevo scritto con Lucio Morelli. Volevamo ricreare un’immagine un po’ newyorkese e un po’ fumosa, alla Lou Reed, e ogni musicista ha interpretato a suo modo questo incipit. ‘Paloma negra’ di Chavela Vargas, invece, è una canzone che ho scoperto per caso nella colonna sonora di ‘Frida’. Mi aveva colpito il contrasto interiore tra dolcezza e aggressività, ho subito trovato corrispondenza con quel che provo io. Ho fatto impazzire i fonici, che non si aspettavano una tale esplosione di rabbia dopo un inizio così delicato: le lancette sono andate sul rosso, io sono un contralto e quel registro è perfetto per tirare fuori una gran forza d’urto. Mi è venuto facile, quand’ero piccola facevo l’imitazione di Giuni Russo….”.
Autonoma com’è oggi, Paola si sente parte di una “scena” al femminile finalmente emancipata? “Norah Jones o Carmen Consoli dimostrano che a volte qualità e successo commerciale si possono incontrare. E poi oggi c’è una spinta verso l’alto che è confortante: ascoltare Lalli mi permette di non pensare a nient’altro che all’arte”. Sul prossimo Sanremo, da quel che ha riportato la stampa quotidiana, la Turci sembra pensarla diversamente: “Ridatemi il festival di una volta!”, implora scherzosamente. “Quando ho fatto i miei primi Sanremo non me ne rendevo conto, ma allora si riconosceva la sacralità dell’arte, si dava ancora importanza all’artista e alla canzone. Il nuovo festival, l’ho già detto, mi sembra filo-governativo e autopromozionale. Ma sarà molto visibile per la potenza mediatica che gli sta dietro, e dunque sarà un successo”.
Lei passa oltre, e pensa al futuro. Progetti? “Sto già lavorando al disco nuovo e spero di collaborare ancora con le persone che mi piacciono: gente come Lucio Morelli e Alfredo Rizzo, che riesce a tirare fuori il meglio di me. Alla registrazione e al missaggio di ‘Stato di calma apparente’ ha lavorato Carlo Rossi, che è anche un vero produttore/arrangiatore: chissà, non è escluso in futuro un rapporto di collaborazione artistica. Come dice sempre mia madre, chiusa una porta si apre un portone. Oggi, dopo tutti questi dischi e questi anni di musica, mi sento quasi un’artista in pensione. Libera di fare quello che voglio”.
Dall'archivio di Rockol - a Sanremo con "L'ultimo ostacolo": la videointervista
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