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NEWS   |   Industria / 02/02/2004

Accuse di truffa alla Def Jam (Universal): avrebbe truccato le charts

Accuse di truffa alla Def Jam (Universal): avrebbe truccato le charts
Nuovi sospetti di gravi manipolazioni delle classifiche affiorano negli Stati Uniti. La Def Jam, etichetta leader del mercato hip hop che fa capo al gruppo Universal, avrebbe gonfiato i dati di vendita di alcuni suoi (non meglio precisati) dischi con l'aiuto di una agenzia di promozione e di alcuni commercianti compiacenti, in modo da assicurarsi posizioni più alte nelle “charts”. Queste ultime sono compilate negli Usa da Nielsen SoundScan con metodi di rilevazione elettronica delle vendite. Ma basta passare più volte il Cd sotto gli scanner posizionati presso i registratori di cassa per simulare ripetutamente la vendita del prodotto: ciò che appunto avrebbero fatto, in cambio di Cd elargiti gratuitamente dalla casa discografica, alcuni rivenditori indipendenti che in caso contrario sarebbero stati minacciati di boicottaggio da parte dei fornitori.
La vicenda è venuta alla luce in questi giorni, quando Theresa Rossi, ex dirigente della società Entertainment Marketing Services, ha intentato una causa in tribunale contro la casa discografica Universal, l'etichetta Def Jam, i suoi funzionari Kevin Liles e Mignon Espy e il presidente dell'agenzia di promozione Giaco Entertainment Joe Giaco. La major, secondo quanto racconta la Rossi, aveva deciso di troncare i rapporti con la società di Giaco dopo che un articolo del Los Angeles Times, nel 2001, aveva dato voce alle accuse di manipolazioni delle classifiche: ma a quel punto il titolare dell'agenzia si sarebbe messo d'accordo con Liles decidendo di creare (all'insaputa di altri dirigenti Universal) una società di copertura di cui la stessa Rossi era stata nominata direttrice. Giaco, secondo la sua versione, avrebbe rifiutato di mostrarle i libri contabili, trattenendole in seguito la quota concordata di profitti: di qui la sua decisione di adire le vie legali.
Nessun commento, per ora, è arrivato dai portavoce di Nielsen SoundScan, vittima numero uno del raggiro. Ma le ombre che l'episodio getta sulla presunta infallibilità dei suoi metodi di rilevazione, usati per compilare le influentissime classifiche di vendita pubblicate dal settimanale Billboard, potrebbero gettare discredito sull'intero meccanismo delle charts: il sistema elettronico e “oggettivo” di rilevazione, introdotto nel '91, non sarebbe molto più affidabile e incorruttibile di quello tradizionale, basato su interviste telefoniche con i gestori dei negozi di dischi.