'Perpetuum Mobile', la trasgressione melodica degli Einsturzende Neubauten

'Perpetuum Mobile', la trasgressione melodica degli Einsturzende Neubauten
Ironia della sorte: conversare con Blixa Bargeld di un disco (il nuovo degli Einsturzende Neubauten, in uscita il 6 febbraio) che parla di viaggio, flusso e movimento, proprio il giorno in cui Milano è paralizzata da uno sciopero dei trasporti: è successo lo scorso dicembre, con Blixa di passaggio a Milano per un giro di interviste, quando Rockol l’ha incontrato.
“Già, che cosa strana. Ma nel disco c’è anche una strofa che dice che c’è sempre un edificio in costruzione da qualche parte. Infatti c’è un cantiere proprio davanti alla mia camera d’albergo, e non ho più chiuso occhio dalle otto di stamattina”, replica con freddo humour l’iconoclasta musicista berlinese, noto ai più per i vent’anni trascorsi al fianco di Nick Cave come chitarrista dei Bad Seeds (ma ora quell’esperienza si è conclusa, vedi News). Un altro scherzo del destino: un “rumorista” per eccellenza tormentato dai fragori di quei martelli pneumatici che lui e la sua congrega di guastatori sono abituati a utilizzare con effetti devastanti sul palco. Di tono molto più quieto e rilassato è il nuovo album “Perpetuum mobile”: un altro titolo latino, per i Neubauten, dopo il “Tabula rasa” del 1993… “Infatti non piaceva a nessuno: al resto della band, alla casa discografica e neppure ai fan. Ma io ho insistito perché mentre il disco prendeva forma mi sono accorto che era un termine adatto a sintetizzarne i contenuti. E’ uno dei concetti che legano le canzoni, ma varrebbero altrettanto termini come trasgressione, migrazione e volo. Quello degli aeroplani, e soprattutto quello degli uccelli: c’è qualcosa di profondamente utopico nel modo d’essere dei volatili, nel fatto che volando abbiano prospettive diverse sulle cose. E’ attraverso questo genere di associazioni che il disco è diventato quel che è. E’ un sistema di riferimenti incrociati: ogni momento dell’album ne richiama numerosi altri in una catena continua”.
Un disco d’ “aria”, “Perpetuum mobile”, anche nella scelta degli “strumenti” che la band ha deciso di utilizzare, inusuali come da tradizione. “Quando, a metà anni ’80, abbiamo cominciato ad esplorare i materiali che l’ambiente ci metteva a disposizione, a sperimentare con i metalli e varie materie plastiche, andavamo in qualunque direzione” spiega il pallido Blixa, alto nerovestito e inconfondibilmente teutonico a dispetto di una vita da giramondo che oggi lo vede trascorrere la maggior parte del suo tempo tra San Francisco e Shangai. “Ricordo che il titolo provvisorio di uno dei nostri primi album, ‘Die Zeichnungen Des Patienten O.T’., era ‘Hunters and collectors’. Andavamo a caccia di suoni, di canzoni, di oggetti. Li raccoglievamo e li accumulavamo uno sopra l’altro: allora era necessario, perché si trattava di costruire le fondamenta del nostro edificio. Ma questa volta la direzione da prendere si è rivelata da sola: di qui la scelta di usare richiami per uccelli e di riprendere in mano i compressori d’aria che avevamo già usato su ‘Ende Neu’ e nell’ultimo tour”. Tra le strampalate novità del corredo strumentale c’è anche un giradischi sormontato da un contenitore di immondizia e oggetti riciclati. “L’ha inventato Andrew (Chudy, alias NU Unruh, altro membro storico della band). Io ho solo apportato delle modifiche per farlo funzionare coi compressori: gli oggetti che lo compongono hanno forme e volumi diversi, passandoci attraverso a diverse velocità l’aria produce rumori differenti. I nostri fan, vedendoci lavorare in diretta sul sito, lo hanno battezzato l’air cake, la torta d’aria. E qualcuno ci ha fatto notare che ricorda la torta dei Rolling Stones su ‘Let it bleed’. Così ho usato la stessa identica grafica di quel disco per la nostra copertina. Purtroppo abbiamo dovuto togliere i marchi dalle lattine e dagli altri oggetti: ci avevano chiesto di pagare i diritti per riprodurli. Cosicché oggi uno non è più libero neanche di fotografare un mucchio di immondizia…”
Con un procedimento inedito, i “supporter” dei Neubauten hanno avuto un ruolo attivo nella gestazione di “Perpetuum mobile”: finanziando direttamente, con una spesa di 35 euro a testa, l’acquisto di nuovi strumenti, i costi di registrazione, la gestione del sito Internet nonché le spese di stampa e spedizione di Cd e Dvd; e ricevendo in contropartita la possibilità di assistere ad oltre 140 ore di Webcasting sul sito stesso (www.neubauten.org), di sbirciare la band in studio e durante le prove interagendo con essa, e di procurarsi file, Cd e Dvd esclusivi, altrimenti non disponibili in commercio (il procedimento si sta ripetendo ora per la “fase 2” del progetto ).
“Abbiamo aperto una porta”, sostiene Blixa, “indicando un modello di sviluppo economicamente non dispendioso che chiunque potrà seguire. Per la fase 2 ci trasferiremo in uno studio più grande che stiamo costruendo a Berlino, attrezzato di apparecchiature, telecamere e impianti luci più sofisticati per le riprese televisive….”. Per questo, a dispetto del tono generalmente più melodico, intimista e abbordabile del nuovo album, Bargeld rivendica la “sovversività” del progetto. “Siamo molto più rivoluzionari oggi di quanto siamo stati negli ultimi dieci anni, stando sotto contratto con una casa discografica e frequentando i normali circuiti live del rock. Non penso proprio che i nuovi Neubauten siano un gruppo addomesticato, anzi. Anche se questo è un disco che mantiene le stesse atmosfere dall’inizio alla fine invece di passare improvvisamente dal caldo al freddo, dal lento al veloce, dal quieto al rumoroso come d’abitudine. I testi sono molto meno criptici del solito, meno ermetici. Più autobiografici ed espliciti, anche se non ho rinunciato all’elaborazione poetica. Devo essere grato ai fan che mi hanno convinto ad insistere su certe idee che altrimenti avrei scartato: è successo ad esempio con ‘Ein seltener Vogel’, una delle prime cose che abbiamo provato in studio. Altre canzoni, come ‘Dead friends (around the corner)’ sono nate da improvvisazioni sul palcoscenico: si tratta in sostanza della rielaborazione di un discorso dell’arcivescovo di Canterbury nel XVI secolo….”
E Nick Cave c’entra qualcosa, con questa nuova qualità del songwriting? “No, non mi ispiro al suo modo di scrivere. Ma stando al suo fianco per vent’anni ho imparato qualcosa sulle relazioni che ci devono essere tra i contenuti e la struttura di una canzone. Vuoi sapere cosa mi hanno davvero insegnato, lui e i Bad Seeds?” chiosa con un sorrisino beffardo, mentre si versa una coppa di champagne. “A parlare un inglese migliore. D’altra parte, Mick Harvey oggi parla un tedesco eccellente…”.
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