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NEWS   |   Pop/Rock / 09/05/2014

Blondie, il disco dei 40 anni: 'Il mix di stili è nel nostro dna newyorkese'

Blondie, il disco dei 40 anni: 'Il mix di stili è nel nostro dna newyorkese'

Blondie per sempre. Anzi, "Blondie 4(0) ever", come recita il titolo del doppio album che esce martedì prossimo, 13 maggio, a celebrare i quarant'anni di vita della formazione newyorkese capeggiata da Deborah Harry, riannodando i fili di una storia nata nelle cantine underground della Grande Mela e finita nelle classifiche di vendita, sulle copertine delle riviste e nelle gallerie d'arte di tutto il mondo (come ricorda il celeberrimo ritratto di Debbie realizzato da Andy Warhol e riprodotto in copertina). Un greatest hits di undici brani quattro dei quali riregistrati lo scorso anno, "Deluxe redux" (con "Heart of glass", "The tide is high", "Maria" e tutti i soliti sospetti), e una nuova collezione di inediti intitolata "Ghosts of download" scandiscono un periodo intenso aperto dall'uscita di un film documentario, "Blondie's New York", e in attesa di una stagione di concerti che vedrà esibirsi la band anche sul palco di Glastonbury.

"Come ci prepariamo a tutto questo? Nel solito modo", risponde tranquilla la Harry al telefono con Rockol. "Parliamo con i giornalisti, proviamo il nuovo show che includerà molto del nuovo materiale. Sono anche felice di collaborare con Todd Thomas, uno stilista che ha disegnato alcuni dei miei nuovi abiti di scena". Il disco nuovo, in realtà, avrebbe dovuto uscire già a novembre ma, spiega Debbie, "è rimasto vittima del cambio di distribuzione (a pubblicarlo, ora, sono ID Noble/ESMG/Caroline/Universal). Sai com'è...Le grandi case discografiche si fondono, ogni tanto, e noi ci finiamo in mezzo". Sempre l'anno scorso, erano stati messi in circolazione come assaggio pezzi nuovi come "I want to drag you around" e "A rose by any name", con la partecipazione di Beth Ditto. Uno dei tanti nomi, conosciuti o meno, che arricchiscono i crediti della raccolta. "E' stata una bella esperienza avere tanti contributi diversi in quest'album; i Blondie sono in giro da tanto tempo, ogni idea nuova è benvenuta e porta una ventata di freschezza. Non abbiamo deciso nulla a tavolino, il progetto si è allargato in maniera spontanea e alcuni incontri sono avvenuti per caso: in particolare quella con Fernando Adrian Correa, un dj che è capitato in studio mentre stavamo lavorando a 'Mile high'. Chris (Stein, chitarrista del gruppo) è un grande fan della cumbia e dei colombiani Systema Solar, gli aveva scritto una lettera di apprezzamento e anche da questo contatto è nata una collaborazione". E poi c'è Miss Guy, l'eccentrica "dumb blonde" di cui la Harry è da sempre grande fan e sostenitrice..."Sì, è un mio grande amico, un grande talento di cui molti non riconoscono ancora il valore. Pittore, designer, cantante, autore, make-up artist: davvero una delle persone artisticamente più dotate che abbia mai conosciuto".

In tutto questo, lo stile dei Blondie resta sempre riconoscibile e, spiega Debbie, "io stessa non saprei dire cosa ci sia oggi di diverso. All'interno del gruppo lavoriamo sempre allo stesso modo, qualcuno mi fa ascoltare un brano che ha composto chiedendomi se ho qualche idea per il testo e poi si inizia a discutere. Forse dentro di noi qualcosa è cambiato, siamo più esperti e personalmente oggi so come realizzare quello che voglio ottenere". Né si può dire che per i Blondie sia una novità mescolare i generi. Dai tempi dell'hit reggae "The tide is high", la musica "world" ha sempre fatto parte della loro tavolozza, e dunque anche la salsa elettronica di "Sugar on the side" (il pezzo con i Systema Solar) o il rap di "I screwed up" (ospiti i Los Rakas, duo hip hop panamense di base a Oakland, California) non deve sorprendere più di tanto. "Infatti. La nostra musica ha sempre assorbito diverse influenze di cui abbiamo cercato di fornire una nostra interpretazione. Il tutto è legato alla nostra provenienza, all'essere cresciuti in un'area metropolitana e multiculturale come quella newyorkese. Abbiamo sempre ascoltato e suonato di tutto. Una volta lo chiamavano crossover, oggi questi ibridi suonano a tutti come una cosa normale".

Tra i tredici nuovi brani (sedici, nell'edizione digitale acquistabile su iTunes), spicca la cover di "Relax" di Frankie Goes To Hollywood: simile all'originale nella seconda parte, mentre la prima assume la forma di una ballata a più voci. "E' stato il nostro produttore Jeff Saltzman a suggerirci di farla così. Di provare a darle un tocco più dark, prima di tornare alla forma consueta e conosciuta", spiega la Harry. "Il grande senso dell'armonia delle coriste che cantano nel pezzo ha aggiunto un feeling e un sapore particolare. Da circa un anno eseguivamo la canzone dal vivo, e sapevamo che il pubblico la gradisce: nel tempo è diventata una specie di inno rock'n'roll. Così, finiti gli altri pezzi in studio, abbiamo pensato di registrare anche quella". Nel frattempo , un brano come "Mile high" sembra strizzare l'occhio al pop più moderno, mentre "Make a way" sa di anni Sessanta..."I nostri album sono sempre stati così", risponde Debbie. "Questo è quel che siamo e quel che sappiamo fare. Apprezzo gli artisti che insistono su uno stile unico, ma anche una band come i Blondie che preferisce fare cose diverse da una volta all'altra. Quel che conta è lavorare sodo e ottenere dei buoni risultati".

Premiata recentemente dall'NME con il resto della band come "Godlike Genius", la Harry è solo la terza donna (con lei, quest'anno, anche Lily Allen) a fregiarsi del premio. E' stata anche una delle prime a farsi largo in un mondo notoriamente maschilista come quello del rock, dopo le Grace Slick e le Janis Joplin degli anni Sessanta. "Oggi la rocker di sesso femminile è una figura rispettata, anche perché si è capito che esiste un mercato enorme a cui attingere: basta guardare le classifiche", riflette. "Io, nel frattempo, ho un po' cambiato il modo di presentarmi in pubblico. Quando mi esibisco su un palco sono molto più rilassata di un tempo. E penso a cantare, più che a saltare da un posto all'altro! Questione di esperienza, e di trovare una dimensione che ti mette a tuo agio". Resta, però, un'icona immortale di stile. "Sì, e per questo devo ringraziare il mio amico Stephen Sprouse che lavorava con me e disegnava i miei abiti: ha fatto qualcosa di miracoloso. Era un genio, e ancora oggi le sue creazioni sono avanti sui tempi, le sue idee moderne e attuali. Sono stata molto fortunata ad averlo al mio fianco, non credo davvero che senza di lui sarei mai diventata una figura di riferimento della moda".

Sexy com'è sempre stata, che ne pensa della cosiddetta deriva porno del pop odierno? "Penso che sicuramente le cose sono cambiate molto, dai miei tempi. C'è qualcosa di buono, ma tante altre cose finiscono per essere noiose e prevedibili. Non farmi fare nomi, è evidente a chi mi riferisco". Sarà il tempo a spiegare chi aveva la stoffa per rimanere. Come quella vecchia, gloriosa generazione del CBGB che, a parte i poveri Ramones decimati dalle tragedie, è ancora lì in prima linea. I Blondie come Patti Smith, David Byrne e i riformati Television. Cos'aveva di speciale, quella genìa di artisti? "Non saprei. Il nostro fu un periodo di rottura e un fenomeno molto insulare, all'inizio. Tutto era molto concentrato, e solo dopo cominciò ad allargarsi al resto del mondo. Da quel momento in poi l'industria discografica ha subito un cambiamento, e l'avvento di Internet ha cambiato completamente le carte in tavola".

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