Le vendite di dischi nel mondo: ancora e sempre calma piatta

Mercato piatto, come previsto, per la musica registrata nel 1997.
Lo avevano suggerito a più riprese le statistiche relative alle principali "potenze" discografiche del mondo, diffuse nei mesi scorsi. Lo confermano, ora, i dati relativi alle vendite di Cd, cassette e dischi in vinile nel mondo pubblicati come ogni anno dall'IFPI, la federazione internazionale dell'industria discografica.
Il verdetto è tutt'altro che positivo, come del resto era lecito aspettarsi: anche calcolando il valore del fatturato globale in monete locali anziché in dollari (per evitare gli effetti delle fluttuazioni dei cambi internazionali, particolarmente sfavorevoli per i mercati dell'estremo Oriente), il giro d'affari dell'industria musicale risulta cresciuto appena del 2 per cento rispetto all'anno precedente, il risultato peggiore di tutti gli anni '90.
Espressa in dollari americani, poi, la performance dell'industria discografica sarebbe ancora più modesta: poco più di 38 miliardi, il 4 per cento in meno dell'anno precedente.
Il quadro dipinto dagli analisti mette in evidenza con precisione le cause della crisi e le sue prospettive: oggi, come nel prossimo futuro, le case discografiche devono fare i conti con una contrazione forse irreversibile della domanda nei mercati occidentali maturi e con una pressione sempre più forte della pirateria nei cosiddetti mercati emergenti, soprattutto in Asia e in Europa dell'Est.
Alle majors discografiche, per crescere, non resta che investire ulteriore denaro nella promozione e nell'acquisizione di quote di mercato a scapito dei concorrenti (il che spiega l'interesse suscitato dalla messa in vendita della EMI, ormai più o meno ufficiale), nonché sperare nella ripresa dei mercati asiatici (la cui crisi tuttavia non sembra avere influito in misura determinante sul risultato globale dell'industria) e nella crescita del Cd singolo, unico supporto in ottima salute sui mercati più avanzati. Con il 9 per cento di incremento, i singoli si confermano l'unico supporto registrato decisamente in crescita a livello mondiale, contro il 3 per cento in più registrato nelle vendite di Cd e l'1 per cento in più delle cassette legato a un incremento della domanda nei mercati più poveri come Russia, Cina, India, Slovenia, Ungheria e Polonia.
Oltre allo sviluppo del mercato dei singoli, i dati IFPI per il '97 confermano altre due linee di tendenza generali: la crescita dei repertori locali a danno della produzione di provenienza anglo-americana e i risultati altalenanti registrati negli ultimi anni nei mercati più importanti del mondo (nell'ultimo anno è toccato a Giappone, Germania e Francia sperimentare un risultato di segno negativo).
Proprio grazie allo sviluppo del mercato dei singoli e alla crescita del repertorio locale la Spagna è rientrata nella Top ten dei mercati più importanti del mondo (da cui mancava dal 1993), scalzando l'Italia, relegata all'undicesimo posto per volume di fatturato.
Precedono Spagna e Italia gli Stati Uniti, al primo posto con una quota di mercato del 31,3 per cento, il Giappone (16,5 per cento di market share), la Germania (7,5 per cento), la Gran Bretagna (7,2 per cento) e poi Francia (5,8 per cento), Brasile (3,2 per cento), Canada (2,6 per cento), Australia (1,9 per cento), e Olanda (con la stessa quota di mercato della Spagna, 1,6 per cento).
Da soli, questi dieci Paesi rappresentano ancora il 79 per cento del fatturato discografico mondiale: segno che la strada dello sviluppo, per i paesi emergenti del mercato musicale, è ancora lunga, carica di promesse ma anche di insidie e di mille incognite.
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