La Atlantic promette royalties più sostanziose ai suoi artisti 'storici'

La solenne promessa risaliva a più di un anno fa: la Atlantic Records, una delle etichette che hanno fatto la storia del jazz, del rhythm and blues e del soul nero-americano, si impegnava a portare finalmente a un livello più decoroso (il 10 per cento, come da contratto standard) le royalties pagate ai suoi artisti sotto contratto da almeno 30 anni. Tutti ultracinquantenni, e tutti di pelle nera.
L'annuncio era stato accolto con comprensibile soddisfazione dagli interessati, molti dei quali (come l'ex leader dei Coasters Carl Gardner, il tenorista jazz ed ex collaboratore di Ray Charles David 'Fathead' Newman, la vocalist jazz Chris Connor e la leggendaria cantante rhythm and blues Ruth Brown, una delle prime hit-maker della Atlantic) non solo sono vivi e vegeti, ma si esibiscono ancora e continuano a incidere dischi: tutti lamentano il fatto che, dispetto delle promesse, gli assegni rimessi periodicamente dall'etichetta continuano a riportare royalties molto più basse, intorno al 2-4 per cento, e che la casa discografica si è ben guardata dal trasmettere comunicazioni ufficiali ai suoi artisti.
I portavoce della Atlantic, adducendo complicazioni contabili e burocratiche a giustificazione del ritardo, assicurano ora che i nuovi criteri di pagamento entreranno a regime nel mese di agosto; l'adeguamento dovrebbe costare all'etichetta del gruppo Warner una somma compresa tra i 500 mila dollari e il milione di dollari per il solo 1997.
Meglio tardi che mai, dunque, anche se a merito della Atlantic va aggiunto che l'etichetta, che quest'anno celebra i cinquantíanni di vita, fu una delle poche, tra quelle attive nei tardi anni '50, a riconoscere una royalty, per quanto minima, ai musicisti e ai cantanti che aveva sotto contratto (senza sottrarsi tuttavia all'uso di addebitare loro i costi di registrazione, le spese di viaggio e numerose altre voci di costo, tanto da metterli spesso in posizione di debito rispetto all'azienda).
Dalla fine degli anni '80, quando la questione delle discriminazioni razziali perpetrate ai danni degli artisti blues, jazz e r&b degli anni '40 e '50 da parte della case discografiche è arrivata all'attenzione dell'opinione pubblica, la maggior parte di queste ha preso a elevare le royalty al tasso standard del 10 per cento, cancellando immediatamente i "debiti" rimasti in sospeso a carico degli artisti.
La stessa Atlantic, nel 1988, si era in qualche modo lavata la coscienza donando un milione e mezzo di dollari alla Rhythm & Blues Foundation. Altre case, come PolyGram, BMG e Fantasy, continuano invece a tenere duro rifiutandosi di adeguarsi ai nuovi parametri.
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