Lo streaming e l'abbonamento via app: anche Beats si accorda con Apple

Accesso e "billing" diretto, cioè l'addebito automatico del costo del servizio senza doversi preoccupare di inserire un'altra volta in rete i dati della propria carta di credito, sono visti dalle piattaforme di streaming come elementi chiave per ampliare la propria base di abbonati. Non si sottrae alla regola Beats Music, che dopo la partnership con la società di telecomunicazioni AT&T si è ora accordata con Apple in modo da consentire ai possessori di dispositivi iOS (iPhone, iPad) di iscriversi direttamente al servizio attraverso la app precedentemente scaricata sull'apparecchio.

Per il consumatore si tratta ovviamente di un vantaggio, perché in questo modo non gli viene richiesto l'accesso e la navigazione su un sito esterno (uno sforzo e una complicazione aggiuntiva che potrebbero indurlo a rinunciare all'opzione).  Per Beats, invece, si tratta di un costo non indifferente, dal momento che Apple trattiene il 30 per cento su ogni transazione che passa attraverso iTunes (3 dollari, quindi, su un abbonamento mensile da 10 dollari). Ma per la società di Jimmy Iovine e Dr. Dre, evidentemente, il gioco vale la candela dal momento che l'iTunes Store conta centinaia di milioni di clienti e rappresenta dunque un serbatoio di iscritti potenzialmente enorme: allo stesso modo, dopo le prime polemiche e resistenze al braccio di ferro con Apple, hanno dimostrato di pensarla i gestori di piattaforme concorrenti come Rhapsody, Slacker e Rdio che hanno già seguito la stessa strada (anche se quest'ultima, nel caso di iscrizione via app di Apple, addebita al cliente 14,99 dollari al mese invece dei canonici 9,99 dollari). A differenza di queste società, Spotify non offre ancora la possibilità di iscriversi al proprio servizio direttamente dalla app.

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