Le major contro Pandora: 'Non paga royalty sui brani antecedenti al 1972'

Le major contro Pandora: 'Non paga royalty sui brani antecedenti al 1972'

Lo scorso settembre era stato il colosso radiofonico americano SiriusXM a finire in tribunale per essersi rifiutato di riconoscere royalty all'industria musicale riguardo alla diffusione di brani anteriori al 1972 (limitatamente ai suoi canali digitali, perché la legge statunitense non prevede alcun pagamento per le trasmissioni via etere). E ora la stessa sorte tocca a Pandora, regina delle Web radio accusata a sua volta di eludere diritti sanciti dalla legge dalle major Capitol Records, Sony Music Entertainment, Universal Recordings Inc. e Warner Music Group, dalla ABKCO fondata dallo scomparso Allen Klein e dall'associazione di categoria RIAA: in gioco ci sono cifre considerevoli, se è attendibile la stima di Michael Huppe di SoundExchange secondo cui nel solo 2013 i mancati pagamenti sarebbero costati circa 60 milioni di dollari ad artisti ed etichette.

La guerra verte intorno a un presunto buco normativo determinato dal fatto che negli Stati Uniti, a livello federale, il copyright per le registrazioni master è stato riconosciuto per legge solo a partire dal 15 febbraio del 1972 (lasciando dunque scoperto gran parte del repertorio storico pop e rock). Le case discografiche ribattono tuttavia che tale diritto è sancito dalle singole leggi nazionali: "Per più di cent'anni, i tribunali hanno ripetutamente confermato la politica di questo Stato in base alla quale le esclusive esecuzioni incorporate nelle registrazioni audio rappresentano proprietà intangibili protette da usi e sfruttamenti non autorizzati", sostengono i ricorrenti nei documenti depositati presso la Corte Suprema di Manhattan.

"Perché non vogliono remunerarmi per il mio lavoro?", si chiede il chitarrista e autore Steve Cropper (leggenda del Southern Soul, membro di Booker T & the MG's, collaboratore storico di Otis Redding e poi componente dei Blues Brothers) nel comunicato stampa che annuncia l'azione legale. "E' un'ingiustizia che mi sconvolge. Merito di essere pagato quanto lo meritano i programmatori radiofonici". "Molti artisti degli anni '50 sono in pensione e faticano a tirare avanti, o hanno eredi e famiglie che cercano di sbarcare il lunario", ha rincarato la vedova di Buddy Holly Maria Elena. "Il fatto che queste società si rifiutino di pagare i pionieri del rock'n'roll è un ingiustizia a cui bisogna porre rimedio".

Pandora non ha fatto attendere la sua replica, con un succinto commento affidato a un portavoce: "Siamo pienamente convinti di essere nella legalità e speriamo di arrivare presto a una soluzione del problema".

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