30 anni dopo, l' Eneide dei Litfiba: 'Eravamo inesperti, ma in stato di grazia'

30 anni dopo, l' Eneide dei Litfiba: 'Eravamo inesperti, ma in stato di grazia'

Una ricorrenza, un annuncio su una bacheca di Facebook, una festa, una chiacchierata a tarda notte tra amici. E così, a trent'anni dalle sue prime e uniche rappresentazioni in scena, succede che l' "Eneide di Krypton", spettacolo allestito su musiche originali dei Litfiba che nel 1984 segnò l'esordio su album della band fiorentina e aprì un nuovo capitolo nella storia del teatro musicale in Italia, torni sul palco a Firenze (quasi) con gli stessi protagonisti di allora. Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, stavolta affiancati da Francesco Magnelli, suoneranno per la prima volta dal vivo le vecchie partiture accanto a materiali extra, mentre il regista e confondatore del gruppo teatrale Krypton Giancarlo Cauteruccio si esibirà anche nel ruolo di attore e voce recitante.

Fervono i preparativi delle sei serate, fissate per il 9, 10, 11, 15, 16 e 17 maggio al Teatro Studio di Scandicci. E, racconta Maroccolo, "le prove (vedi foto di Elena Murru) vanno sorprendentemente bene. Ci sono state discussioni e anche qualche schermaglia, su come meglio sposare musica e parole, ma stiamo trovando un punto di equilibrio. Nella versione originale la musica fungeva da testo perché non c'era praticamente recitato, a parte un brevissimo intervento preregistrato di Piero Pelù che appariva sul palco su un tapis roulant. Non potemmo suonare dal vivo per problemi di tempistiche e di costi: non ci era andata giù, e stavolta ci togliamo anche questa soddisfazione".

Per rimettere in scena la vecchia pièce teatrale riveduta e corretta (il nuovo titolo è "Eneide di Krypton- Un nuovo canto") il team si è autoprodotto ricorrendo al crowdfunding e ai servizi di Music Raiser, cui Maroccolo si era già appoggiato per "vdb23" (registrato in compagnia del compianto Claudio Rocchi). Mancano ancora 32 giorni alla scadenza, ma il "target" prefissato è stato abbondantemente superato: 14.160 euro raccolti rispetto a un obiettivo minimo di 5.000, grazie al contributo di 245 "raisers" ricompensati con il diritto di ingresso a un'anteprima riservata che avrà luogo l'8 maggio, oltre che con inviti speciali alle repliche, memorabilia, libretti, locandine, dischi e cofanetti (una registrazione live dello spettacolo che sarà resa disponibile in cd e in vinile e un box set con le prime tre opere dei Beau Geste, il gruppo con cui Aiazzi e Maroccolo, in parallelo ai Litfiba, esploravano il territorio delle sperimentazioni elettroniche, delle sonorizzazioni e delle colonne sonore). "Non è la panacea di tutti i mali, il crowdfunding. Ma in un periodo privo di punti di riferimento, di ristagno e di mutamento come quello che stiamo vivendo è sicuramente un'alternativa", sostiene Maroccolo. "Saremmo riusciti a produrlo lo stesso, lo spettacolo, contando solo sulle nostre risorse. Ma grazie al coinvolgimento di altre persone possiamo permetterci più repliche e la registrazione dell'audio, forse anche di un dvd se troveremo una location adatta. E' bello sentire il calore delle persone, che contribuiscono con idee e suggerimenti di ogni tipo. Ed è altrettanto bello poter trasformare, grazie a loro, una piccola idea in un progetto un po' più grande e ambizioso. Non è questione di denaro: un progetto come 'Eneide' si fa per passione e per rimettere in circolo un po' di idee, di arte e di cultura".

Dell'esperienza di allora tutti i protagonisti conservano un ottimo ricordo ("E' stato un episodio importante delle nostre vite, sotto il profilo umano prima ancora che artistico e musicale") ma perché riproporlo ora? "E' successo che una mattina ho aperto Facebook e ho trovato un post che augurava a 'Eneide' buon compleanno per i suoi trent'anni", racconta il bassista e produttore toscano. "Il giorno stesso Giancarlo Cauteruccio mi ha telefonato per informarmi che ci sarebbe stata una festa al Teatro Studio per celebrare l'anniversario. E' stata una bellissima serata, e alle due del mattino mentre il sipario calava ci siamo ritrovati tutti insieme, attori e scenografo compresi, a dirci che sarebbe stato bello riprovarci. La nostra non è un'operazione nostalgica, anche se la nostalgia affiora nei ricordi e negli aneddoti che ci scambiamo quotidianamente". Pelù, però, stavolta non c'è... "Piero sta facendo tv, ha un disco di promozione, suona dal vivo. Insomma, fa un sacco di cose e anche volendo non avrebbe trovato il tempo", spiega Maroccolo. "Mentre noi, presa la decisione di riprendere in mano il progetto, volevamo completarlo il prima possibile. Coinvolgere tutti i Litfiba in quella che fu essenzialmente un'opera strumentale non avrebbe avuto molto senso, comunque. Avremmo dovuto reinventare qualcosa che all'epoca non c'era".

"Non è stato difficile riconoscersi in quei contenuti musicali: nella composizione, se non nella forma", aggiunge. "Lo dico con tutta l'umiltà possibile, ma riascoltare quelle musiche ci ha confermato che stavamo vivendo uno stato di grazia compositivo. La colonna sonora fu composta e registrata in una settimana, era piena di acme giovanile. Ma aveva una qualità intrinseca che ci ha convinti a ripresentarla. I quaranta minuti che ripropongono le musiche originali dei Litfiba rimarrarranno sostanzialmente invariati se non per qualche sonorità e qualche arrangiamento. Abbiamo corretto qualche schematicità della partitura originale per dare un po' più di respiro all'improvvisazione; e abbiamo aggiunto una nuova parte di venti-venticinque minuti ricavata da alcune delle cose che io, Aiazzi e Magnelli facevamo ai tempi con i Beau Geste. Volevamo conservare la matrice storica rimasta nella memoria degli appassionati della prima ora ma anche mettere a frutto il bagaglio artistico e le esperienze che tutti noi abbiamo maturato in questi trent'anni. Ci è sembrato il regalo migliore da fare a noi stessi e a chi si sta entusiasmando al progetto. Abbiamo la fortuna di fare un bel mestiere: suonare è un piacere ma anche un dovere, è questo il contributo che ci sentiamo di dare alla collettività. La speranza è dare a chi ascolta un'occasione per riflettere, aprirsi la mente, scoprire che esistono anche cose diverse da quelle che ci vengono propinate normalmente".

Erano i Litfiba degli inizi, quelli di "Eneide", reduci da un Ep autoprodotto per la Materiali Sonori e un 45 giri per la Fonit Cetra; "Desaparecido" uscì solo un anno e mezzo dopo. "Fu un progetto che seguimmo io e Antonio dall'inizio alla fine, e su cui Ghigo inserì poi le sue chitarre e Piero il suo breve intervento vocale. Siccome nel frattempo lavoravamo anche alla composizione di 'Desaparecido' non avevamo molto tempo, e ci eravamo suddivisi un po' i compiti. 'Eneide' è l'unico lavoro ufficiale pubblicato a quei tempi in cui emerge l'altra anima musicale mia e di Aiazzi, il nostro lavoro sulle sonorizzazioni e sulle colonne sonore. Ho ricordi bellissimi di quegli otto giorni in cui io, Antonio, Alberto Pirelli e Sergio Salaorni entrammo in studio, attaccammo gli strumenti e ci mettemmo a lavorare dalle 11 alle sei di mattina mangiando negli orari più strani, dormendo a turno su un divano mentre gli altri continuavano a registrare. Si lavorava al buio, avendo come unico riferimento i quadri drammaturgici dell'opera e qualche immagine disegnata a mano. Ma quando vedemmo lo spettacolo in scena ci sembrò di essere proiettati in un altro mondo".

Nella sua attualità, "Eneide" è indiscutibilmente anche una cartolina degli anni '80. "Un periodo storico", ricorda Maroccolo, "in cui tutti noi eravamo ammaliati e incuriositi da ciò che stava accadendo a Firenze: in pochi mesi la cappa plumbea generata dal terrorismo, dalla crisi economica, dalla mancanza di lavoro e dal ristagno culturale lasciava il posto a un universo in cui tutto sembrava possibile e chiunque aveva il diritto di provarci. Nacquero radio, etichette, locali, gruppi teatrali e d'avanguardia, nuovi comici, nuovi attori e nuovi stilisti. Era un fiorire di creatività, e una scena che in città viveva un particolare fermento era proprio quella legata al teatro sperimentale: gli stessi Litfiba facevano di quando in quando qualche performance estemporanea e quando Cauteruccio, di cui conoscevamo i lavori precedenti, arrivò da noi per proporci di collaborare all' 'Eneide' parlandoci di laser, di soldati in plexiglass e di elettronica, ci buttammo a capofitto pur consapevoli del rischio di interagire con un mondo che non era il nostro. Oggi gli stimoli sono diversi, soprattutto per me che ho continuato sulla strada degli intrecci con il teatro e della videoarte. 'Eneide' è stato un po' l'incipit di tutto questo, preso anche ad esempio di nuova forma di comunicazione e di linguaggio teatrale. Fino ad allora era raro che una tragedia venisse rappresentata facendo completamente a meno del testo, affidando la narrazione solo alla musica e a immagini ipertecnologiche che per l'epoca erano davvero di gusto postmoderno. Era la dimostrazione che, assumendosi qualche rischio, si poteva andare oltre i linguaggi tradizionali".

Lo spettacolo venne accolto bene, forse oltre ogni più rosea previsione. "Sì, in Italia come a New York fu un successo. L'unico problema era la logistica: i laser allora erano macchine gigantesche, ingombranti. Per fare entrare l'apparecchiatura nel teatro bisognava sgombrare tre file di posti, sviluppava moltissimo calore e doveva essere alimentate con grandi quantità di acqua. Oggi le cose sono più facili, per fortuna, e ci piace l'idea di far rivivere quelle emozioni a una nuova generazione. Di quelli che si sono già comprati il biglietto per lo spettacolo molti, a quei tempi, non erano ancora nati".

(Alfredo Marziano)

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