Beggars Group: 'Costretti a ridurre la royalty degli artisti sullo streaming'

Beggars Group: 'Costretti a ridurre la royalty degli artisti sullo streaming'

Mentre David Byrne, in una lettera aperta pubblicata poche ore fa, invocava una spartizione paritaria con le case discografiche delle royalty generate dallo streaming, il Beggars Group di Martin Mills - che per primo aveva riconosciuto ai suoi artisti il 50 per cento delle somme lorde incassate da piattaforme come Spotify e Deezer - conferma per il futuro l'intenzione di fare parzialmente marcia indietro rispetto alla politica adottata finora.

"Abbiamo versato a tutti i nostri artisti, vecchi e nuovi, un tasso del 50 % sullo streaming nonostante un diritto contrattuale generalizzato a calcolare le royalty in maniera regolare perché ritenevamo importante effettuare pagamenti significativi nei primi stadi di crescita del mercato dello streaming e promuoverne il decollo", ha spiegato a Music Week il direttore digitale del gruppo Simon Wheeler a margine di un "Music Tank" che ha avuto luogo ieri a Londra. "Ma abbiamo sempre detto che una volta che lo streaming fosse cresciuto fino a diventare una parte importante del business, come sta accadendo ora, avremmo dovuto rivedere lo schema", ha aggiunto. "Stando alle nostre esperienze, i termini economici degli investimenti sostenuti da un'etichetta discografica non consentono di pagare a un artista il 50 per cento dell'incasso netto, per non dire del lordo come abbiamo fatto fino ad oggi. Tutti i costi a cui un'etichetta deve far fronte - A&R, marketing, promozione, distribuzione, ecc. - devono essere recuperati attraverso gli introiti delle vendite e nel momento in cui la quota di mercato dello streaming comincia a crescere anche quelle entrate debbono sostenere la loro parte di quei costi".

Beggars - che controlla una quota di etichette come 4AD, Rough Trade, XL e Matador e pubblica e distribuisce i dischi di artisti come Adele, Arcade Fire, Bon Iver, Cat Power, Interpol e Vampire Weekend - non ha precisato a quanto vorrebbe ridurre la royalty artistica sullo streaming: si tratterebbe comunque, secondo fonti ufficiose, di un tasso "considerevolmente più generoso di quello applicato praticamente da chiunque altro nell'industria", mentre lo stesso Wheeler ha anticipato che si tratterà probabilmente di una via di mezzo tra il 50 per cento attuale e le royalty tradizionalmente applicate alla vendita di download e cd (tra il 15 e il 20 per cento). "Il nostro obiettivo", ha spiegato, "è trovare il giusto equilibrio tra il desiderio di assicurare ai nostri artisti il miglior tasso possibile e continuare a fonrnire loro l'intera gamma delle nostre risorse e dei nostri servizi a livello globale".

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