Frankie Hi-NRG giurato allo Zecchino d'Oro 2014: 'Una responsabilità enorme'

Frankie Hi-NRG giurato allo Zecchino d'Oro 2014: 'Una responsabilità enorme'

Tutto cominciò con un tweet, come si suol dire nelle favole nell'epoca dei social: è il 2012 e Frankie Hi-NRG, vedendo l'annuale edizione dello Zecchino d'Oro, cinguetta la sua ammirazione per i piccoli cantanti. In tempo reale il suo messaggio viene ritwittato da centinaia di follower, fino ad arrivare al Coro dell'Antoniano, che nel giro di due giorni assembla e registra un particolare invito ufficiale. Due anni dopo il rapper di Città di Castello si ritrova a fare da giurato alla selezione dei brani per la prossima edizione 2014 della storica manifestazione, che avrà luogo a Bologna tra i prossimi 7 e 11 aprile.

"Certo che per me è un anno strano", confessa lui, raggiunto telefonicamente da Rockol: "Prima vado al Festival di Sanremo, con una canzone - "Pedala" - che poi diventa la sigla del Giro D'Italia. E adesso allo Zecchino d'Oro, che ho sempre seguito, fin da piccolissimo. E' surreale".

"Avere la possibilità di dire la mia in eventi così fastosamente popolari, ai miei occhi, è una cosa già di per sé eccezionale. Ma lo Zecchino d'Oro lo è ancora di più: io di solito non accetto di fare parte di giurie, ma in questo caso ho fatto un'eccezione, per diversi motivi. Il primo è che per scrivere canzoni per bambini ci vuole un talento fuori dal comune. Il secondo è che - trattandosi appunto di canzoni per bambini - un incarico del genere comporta una responsabilità enorme: i bambini, una canzone, sono capaci di ascoltarla decine di volte al giorno, e se dai a un bambino qualcosa da ascoltare così spesso devi per forza presentargli qualcosa di molto valido, non una sciocchezza".

Cosa non facile, oggi: "Prendiamo le canzoni dei cartoni animati, per esempio. A parte essere naturalmente accessorie al cartone, e quindi non autosufficienti - come invece lo sono le canzoni dello Zecchino, che raccontano delle storie -, nel corso degli anni si sono appiattite, musicalmente parlando. E anche la fruizione della musica, specie parlando dei più piccoli, si è impoverita. E' una scena che tutti noi abbiamo visto tantissime volte: il bambino capriccioso al quale viene dato, perché si calmi, un cellulare pieno di mp3, che vengono riprodotti in modo pessimo. Chi come me è sulla quarantina ricorda ancora le canzoni dello Zecchino ascoltate sui 45 giri, che almeno un po' di bassi li avevano. E avevano dei testi che - invece di magnificare l'eroe di turno, come 'l'Uomo Tigre che lotta contro il male' (con tutto il rispetto con le sigle dei cartoni animati, che pure ho amato), trattavano in modo estremamente semplice e immediato temi estremamente complessi, quasi genetici". Come "Volevo un gatto nero", che - tra le altre cose - Bloody Beetroots ha riletto nel suo ultimo album, "Hide": "La sua cover è un capolavoro, una mini opera punk-rock-electro", assicura Frankie, "E non è un caso che uno degli artisti italiani più conosciuti al mondo - perché questo è Sir Bob Cornelius Rifo - abbia scelto questo cucchiaino della nostra cultura da presentare fuori dai nostri confini. Perché dietro l'incedere da filastrocca c'è un messaggio molto forte, una sorta di analisi - seppure in chiave infantile - sul tradimento e sulla recriminazione: se qualcuno che ti fa una promessa poi non la mantiene non merita comprensione, ma di essere mandato affanculo. Mi spiace solo che l'abbia fatta col testo in inglese: sarebbe bello se ne uscisse una anche col testo in italiano".

Tornando al Giro d'Italia, le cui dirette RAI quest'anno verranno aperte dalla sua "Pedala", c'è una canzone associata alla regina delle competizioni ciclistiche italiane alla quale Frankie è particolarmente affezionato? "Ho un'ottima ragione per ricordarle tutte: ci sono quelle di amici - Enrico Ruggeri (con "Gimondi e il cannibale", nel 2000, ndr) e Paolo Belli (nel 2010 e 2011, ndr), e quelle di grandi artisti come Lucio Dalla (nel 2012, ndr) o Paolo Conte (con "Silenziosa velocità", nel 2007, ndr). Se devo citarne una, però, scelgo il rap di Marco Pantani, 'E adesso pedala', del 1996. Il Pirata come rapper era pessimo, ma vale comunque la pena andarla a recuperare. Se non altro almeno per vederlo e sentirlo, ancora una volta".

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