UK, un portale online segnala i siti pirata a imprese e pubblicitari

Come stroncare i siti pirata che in rete continuano a diffondere senza autorizzazione musica, film e altri contenuti illeciti? La risposta è teoricamente semplice: tagliandone i mezzi di sostentamento e in particolare le inserzioni pubblicitarie che compaiono sulle piattaforme (spesso all'insaputa di marchi e imprese titolari, dal momento che nel processo di collocamento di banner e spot intervengono agenzie e intermediari di vario tipo).

Come conferma l'ultimo report sulla musica digitale pubblicato dall'IFPI, il giro d'affari della pubblicità sui siti illegali è consistente (227 milioni di dollari nel 2013, secondo i dati di MediaLink riferiti a 596 siti pirata) e ha coinvolto loro malgrado brand importanti come AT&T (leader nelle telecomunicazioni negli Stati Uniti), Lego e Toyota. Per arginare il fenomeno il Police Intellectual Property Crime Unit (PIPCU) creato all'interno della polizia metropolitana di Londra ha deciso di creare un portale online in cui sono elencati i maggiori siti illegali operativi nel mondo: la lista viene aggiornata in tempo reale sulla base delle segnalazioni trasmesse dalle imprese titolari dei diritti e verificate dalla City of London Police cosicché pubblicitari, agenzie e altri intermediari possano rimuovere tempestivamente spot e inserzioni.

L'iniziativa fa seguito a un esperimento pilota che l'anno scorso aveva già visto l'unità antipirateria battezzata Operation Creative collaborare con le principali associazioni del settore pubblicitario e creativo (tra cui IFPI e BPI, la federazione dei discografici britannici): nei tre mesi di test, sui siti illegali identificati si era registrato un calo del 12 % delle pubblicità da parte di marchi importanti e riconosciuti.

"Se l'inserzione di un brand consolidato compare su una piattaforma illegale, non solo essa attribuisce a quel sito una parvenza di legalità, ma inavvertitamente lo stesso marchio e gli inserzionisti finiscono per finanziare il crimine online", ha spiegato l'ispettore capo di polizia e direttore del PIPCU Andy Fyfe. "La Infringing Website List, dunque, serve anche come strumento di salvataggio, garantendo che la reputazione di imprese e inserzionisti non venga screditata tramite l'associazione ai siti illegali".

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