Sangiorgi: 'Il M.E.I. è un'oasi di libertà; creiamone altre'

Sangiorgi: 'Il M.E.I. è un'oasi di libertà; creiamone altre'
Duecentocinquanta espositori, ventimila visitatori (il 30 % in più dell'anno scorso): è questa la fotografia numerica e sintetica della settima edizione del Meeting delle Etichette Indipendenti che si è tenuto lo scorso weekend (28-30 novembre) a Faenza. Cifre da verificare, e in fondo anche difficili da interpretare: perché il M.E.I. resta soprattutto un luogo privilegiato del caos creativo e dell'happening spontaneo, terreno di esercitazione di una piacevole, forse anche salutare confusione di stili, dati e confini che sfugge facilmente a ogni tipo di misurazione statistica. Ma la crescita anche dimensionale dell'evento è innegabile e Giordano Sangiorgi, ideatore e organizzatore del M.E.I., ne è visibilmente soddisfatto. “Il 2002 fu per noi l'anno del boom imprevisto, e fummo quasi colti di sorpresa. Questa edizione doveva essere quella della conferma: ci sentivamo per la prima volta tutti gli occhi puntati addosso, ma è andata bene, complice anche un clima sorprendentemente favorevole. Il sabato, tutto dedicato alla più pura scena indipendente, ha visto il triplicarsi delle presenze. E mi sembra che questi due giorni siano stati davvero vissuti come un'oasi di libertà, dove tutti si confrontano alla pari: il video maker con il giornalista musicale, il Webmaster con il promoter, il road manager con l'artista”.
Il ricco cartellone della manifestazione offriva come sempre una molteplicità di premi, esibizioni e tavole rotonde in contemporanea: segno indiscutibile di vitalità della “scena”, ma difficile da seguire per intero… “Non è quello lo scopo”, spiega Sangiorgi, “perché il M.E.I. non vuole e non deve imporre un suo metodo: se lo si fa calare dall'alto, quel metodo, se ne decreta subito la morte. Siamo per l'approccio democratico: chi viene porta i suoi contenuti, noi mettiamo a disposizione degli spazi. Viviamo un periodo di forte recessione, ma come sempre è successo le difficoltà e le incertezze stimolano l'intraprendenza e il pionierismo. E poi c'è la crescita intrinseca della manifestazione, che in questi anni ha contribuito a far crescere delle realtà produttive, spingendo semplici appassionati a fare della musica la loro professione. Solo dieci, quindici anni fa le etichette indipendenti erano viste come degli outsider, emarginati dal circuito che conta. Oggi, anche grazie a noi, non è più così”. Quali, secondo Sangiorgi, le “highlights” e gli eventi più significativi del weekend appena concluso? “Molti, naturalmente. I dibattiti, frequentatissimi, che rivelano una gran voglia di comunicare, un desiderio di riflessione collettiva. Molte esibizioni entusiasmanti. L'intervento di Ligabue, un segno di riconoscimento della nostra crescente credibilità. E il premio italiano della musica indipendente, una novità di quest'anno: la sala era piena, di sabato pomeriggio, e c'erano tutti gli artisti premiati, Yuppie Flu, Baustelle, Perturbazione, Casino Royale, il produttore Amerigo Verardi e quelli dell'etichetta Homesleep”.
Si pensa già all'ottava edizione, intanto, o magari ad altre iniziative da organizzare durante l'anno… “Nell'arco di dodici mesi, in effetti, ci sono spazi che potrebbero essere sfruttati meglio”, conclude Sangiorgi. “Non si tratta di replicare il M.E.I., però. Piuttosto di creare altri momenti di incontro, dedicati alla valorizzazione di realtà particolari: la canzone, le nuove tecnologie, il mercato estivo che oggi è consegnato per intero alla musica di consumo più banale. Quanto al M.E.I., siamo effettivamente arrivati al limite delle nostre capacità organizzative e dobbiamo trovare altri partner. Ma dovrà trattarsi di un allargamento in senso orizzontale, il meeting deve continuare ad essere un posto dove gli stand continuano a costare 100 euro e ad essere forniti gratuitamente a chi si affaccia per la prima volta su questo mercato. Magari dovremo cercare di aprirci di più a generi finora poco frequentati, come l'hip hop: anche qui aspettiamo proposte, progetti freschi e vitali”.
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