Chuck D e il Record Store Day: 'I negozi del futuro? Un po' radio, un po' club'

Chuck D e il Record Store Day: 'I negozi del futuro? Un po' radio, un po' club'

Non è stato un acquirente precoce di dischi, Chuck D ("Non ho sentito il bisogno di procurarmeli fino a quando ho avuto 17,18 anni, prima ero appassionato soprattutto di sport"), ma ora prende molto sul serio il suo ruolo di ambasciatore del Record Store Day 2014 , in programma il prossimo 19 aprile. "Spero di essere in grado di esprimere succintamente un discorso che colleghi passato, presente e futuro", ha spiegato in un Q&A con Billboard anticipando il suo approccio alla giornata celebrativa. "Sono davvero convinto che il futuro dei negozi di dischi si connetta al loro passato".

I migliori, sostiene il rapper newyorkese, sono quelli che "che sanno trasformarsi in luoghi adibiti a interviste e aree in cui gli artisti possano suonare dal vivo. Credo sia quello il futuro, essere capaci di diventare un club o una stazione radio, diventare la dimora di un artista locale che non riceve attenzioni da altre parti". "Ce n'è uno così a Belgrado", continua Chuck D. "Uno a Budapest. C'era un negozio in Ghana, e uno a Città del Capo in cui trasformavano i vecchi dischi in libri tascabili. E la nostra esibizione a Rough Trade (a Brooklyn), poco tempo fa, è stata una gioia".

"I negozi di dischi che sono sopravvissuti alla tempesta conoscono a fondo la loro identità", aggiunge Chuck D. "Quelli che invece pensavano di poter sconfiggere un Border, o Target o Best Buy si sono trovati in guai grossi".

Nel corso dell'intervista, il rapper ricorda i tempi in cui i Public Enemy furono ingaggiati dalla Def Jam, prima che le case discografiche dichiarassero la morte del vinile: "Quando firmammo con loro, nell'86, pianificavano le vendite su CD. Ma doveva trattarsi della classica e del rock, e dei titoli che vendevano un mucchio di copie. Non si aspettavano che avremmo venduto così tante cassette (...) Quando debuttammo noi, l'hip-hop era ancora un mercato da singoli su dischi a 12 pollici, album in cassetta e un po' di vinile". "Ho ancora un giradischi", spiega. "Credo che Crosley abbia tenuto il passo con la rivoluzione. Oggi le cose non sono molto diverse dai tempi in cui la RCA era impegnata nella guerra delle velocità, 45, 33 e 1/3, 78 giri (...), allora sapevi che le case discografiche stavano lottando contro l'onda tecnologica e che tutto sarebbe tornato al punto di partenza. CD, LP, download....mi vanno bene tutti e tre e credo che questo sia l'atteggiamento di tutto il pubblico oggi".

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