Roby Facchinetti, il disco solista, Negrini: 'Ovunque sia, Valerio sorriderà'

Roby Facchinetti, il disco solista, Negrini: 'Ovunque sia, Valerio sorriderà'

Preso nel vortice della vita e dei Pooh, Roby Facchinetti - 70 anni il prossimo 1° maggio - solo in un paio di occasioni s'era preso lo sfizio di pubblicare dischi solisti: il primo, omonimo, ormai trent'anni fa; il secondo, "Fai col cuore", nel comunque lontano 1993. Con "Ma che vita la mia", che esce domani nei negozi, c'era però un impegno inderogabile da portare a termine: dare alle stampe e fare ascoltare al pubblico le ultime canzoni composte con il paroliere e amico di sempre, Valerio Negrini, scomparso all'inizio del 2013. La dedica è sincera e affettuosa, la riflessione su una lunga vita ricca di eventi decisamente personale e a tratti trasparente: eppure il disco esprime speranza nel futuro, piuttosto che dal rimpianto per il passato. "Volevo che fosse così", conferma l'autore, "e che questo disco racchiudesse molti significati. Sapendo che i Pooh si sarebbero presi due anni sabbatici, io e Valerio avevamo cominciato a lavorarci nel 2012: era da tempo, in cuor mio, che volevo realizzare questo terzo disco solista a distanza di oltre vent'anni dal precedente. Pochissimi giorni prima di andarsene mi aveva consegnato l'ultimo testo, 'Gocce nel mare', che non a caso ho voluto in scaletta come ultimo brano cantato del disco. Probabilmente certe cose si sentono e forse aveva avvertito che quello poteva essere il suo ultimo lavoro, il suo testamento artistico. Era il 24 dicembre, e Valerio ci ha lasciati il 3 gennaio...Mi sono ritrovato di colpo senza una gamba, ma ho sentito forte la responsabilità di completare il lavoro. Ho voluto comporre uno strumentale, 'Poeta', perché non potevo esimermi dal dedicargli un pensiero: in questo caso, un pensiero musicale. E ho sentito l'esigenza di dare molta aria, molto spazio alle sue parole. Sono stato molto attento alla pronuncia, cercando anche di usare alcune timbriche vocali che quanto meno nei dischi non avevo mai utilizzato prima. Volevo sottolineare la sua grandezza, le cose bellissime che ha scritto. Nel corso della sua vita e anche in questo lavoro. Anche il pezzo che intitola l'album sembra un suo epitaffio..."

Ma anche un'autobiografia in formato canzone di Facchinetti ("Ho davanti ancora vita, anzi spero di più/ma ne ho già da raccontarti"), a conferma della strettissima simbiosi artistica e sintonia tra i due. "Il nostro era un rapporto straordinario anche per questo", riflette Roby. "Da sempre lui capiva le cose che mi stavano addosso e che potevo cantare meglio; gli argomenti che in qualche modo facevano parte della mia vita: mi ci sono sempre ritrovato in pieno, a cantare le sue parole. Fare l'artista vuol dire questo, no? Essere cronista dei propri tempi e cercare di raccontare la propria vita, i propri desideri. Valerio, io, lo considero il più grande perché ha saputo scrivere di tutto: di Incas e di Parsifal, d'amore e di viaggi. Ha parlato dei suoi mondi e dei suoi sogni, e ha saputo scrivere dell'universo femminile in modo straordinario. 'E' per me', a mio avviso, è uno dei testi d'amore più belli che abbia mai scritto, espressione del grande senso di riconoscenza che un uomo sente nei confronti della propria donna. Le amiche a cui l'ho fatto ascoltare si sono commosse, mi hanno confessato che desidererebbero tanto un compagno capace di dirle certe cose. Mi ha fatto molto riflettere, questa loro reazione: quella che sembra un'eccezione dovrebbe essere la normalità. In questo disco Valerio parla anche di 'Un mondo che non c'è': proprio oggi che viviamo in una società rotta, massacrata e piena di problemi giocare di fantasia ci può aiutare a vivere un poco meglio". E' il brano scelto come singolo radiofonico di lancio del disco perché, spiega Facchinetti, "è una canzone intensa, che verso la fine dell'inciso svela la sua domanda essenziale: 'perché non si può diventare migliori partendo da me?' E' la chiave di volta del disco, e il problema principale dell'umanità: ci aspettiamo che siano gli altri a cambiare questo mondo quando tutto dovrebbe partire da noi. Concordo con il messaggio di Papa Francesco: la nostra non è una crisi economica, è soprattutto una crisi umana".

E poi c'è "Gocce nel mare", il testo più denso e ambizioso...."Più poetico. Valerio mi aveva ripetuto molte volte che con questo nostro lavoro insieme avrebbe voluto 'sdoganarmi', rendermi più cantautorale, e questo è il brano che a quel mondo più si avvicina. La protagonista dice no a una possibilità di vita e di amore. A un'opportunità che avrebbe potuto migliorarne l'esistenza. Il brano esprime il dubbio del perché l'essere umano non sia in grado di capire, di apprezzare fino in fondo quel che ha. Valerio lo ha raccontato con grandissima poesia, ed è uno dei brani che preferisco. Anche se per me è molto difficile scegliere...Le canzoni, si sa, sono come figli. E tante volte si tende ad amare di più quelli più sfortunati, o meno capiti".

Negrini, ha ricordato Facchinetti, scriveva spesso in forma di piccole sceneggiature, di piccoli "film" che inducono l'interprete a calarsi in certi personaggi fittizi. Che, rivelando le proprie fragilità, rivelano forse anche quelle di chi canta...."Eh, ci conoscevamo molto bene io e Valerio", sorride Roby. "Conosceva anche le mie incertezze, le mie insicurezze e le mie paure, che sono quelle di molti miei simili. L'uscita stessa di questo disco, per esempio, è un peso che devo sostenere da solo, io che sono sempre stato abituato a gestire le situazioni in gruppo. Vivo tutte le paure e le incertezze di un debutto, e come sempre mi sento sotto esame. Non ho mai dato nulla per scontato, ogni volta bisogna ritrovare le energie, le forze e l'entusiasmo della prima volta. In questo caso anche più del solito: 'Ma che vita la mia' è un progetto che mi ha travolto da cima a fondo, personalmente e professionalmente. Ma mi piace mettermi alla prova, è stimolante mettersi in discussione".

Musicalmente, Facchinetti non si è fatto mancare nulla: nell'ouverture "Il volo di Haziel" tocca le sponde di un maestoso prog rock sinfonico svariando tra temi che introducono al resto dell'album. "Ho voluto concentrare in questo lavoro le mie radici, e tutte le mie esperienze musicali: dal beat al prog sinfonico, dal rock alla melodia. E quella è una suite che attraversa un po' tutti i miei mondi, con un inizio molto energico e sinfonico che poi si stempera in passaggi più melodici. La sua costruzione musicale mi ha fatto subito pensare a una sorta di volo che ho voluto dedicare al mio angelo custode: un cherubino molto speciale da cui sento di essere molto protetto. Ho voluto metterci tutte le mie sfaccettature musicali, in questo disco, e tutte le mie voglie". Compresa la lirica, grazie alla presenza in tre brani della soprano Valeria Caponnetto Delleani: "L'apice è nel brano finale, 'Poeta', dove la mia voce e la sua dialogano come se fossero due strumenti: l'ho inteso come un colloquio senza parole tra me e Valerio. Mi sono divertito moltissimo a fare delle cose anche diverse, in studio, e il progetto è nato anche per questo. Lungo il cammino, per fortuna, ho trovato collaboratori straordinari che mi hanno molto aiutato".

Facchinetti li cita tutti, riconoscente: la casa discografica Carosello, gli uffici stampa, Lorenzo Suraci di RTL, il promoter Live Nation che gli sta organizzando quattro eventi dal vivo in programma il 10 maggio al Teatro Creberg di Bergamo, il 13 maggio all'Auditorium Conciliazione di Roma, il 16 maggio al Teatro Palabrescia di Brescia e il 18 maggio al Barclays Teatro Nazionale di Milano. Oltre a Danilo Ballo, ovviamente, che con le sue tastiere e le sue programmazioni dà un'impronta inconfondibile e "moderna" al disco. "Adoro i suoi arrangiamenti, Danilo è penetrato a fondo nello spirito e nella filosofia del progetto facendo cose straordinarie. Insieme abbiamo creato centinaia di mondi sonori diversi. Il disco lo abbiamo realizzato in due, utilizzando tutta la tecnologia disponibile e applicandola alle nostre tastiere. Certo, in un paio di brani la London Symphony non avrebbe stonato", scherza Facchinetti. "Ma non ho sentito la mancanza degli archi 'veri', mi piace questa contaminazione di analogico e digitale e l'obiettivo di ottenere un suono più attuale è stato raggiunto: in brani come 'll mondo che non c'è' le ritmiche sono sempre molto 'fuori', molto presenti. Ma allo stesso tempo abbiamo voluto conservare nell'inciso melodie molto spiegate, alla 'Uomini soli', che hanno sempre caratterizzato la mia musica".

Per riprodurre quei "mondi sonori", dal vivo - dopo le quattro anteprime è in cantiere un tour estivo, e forse una ripresa autunnale nei teatri - ci vorranno più teste e più braccia. "Oltre a me sul palco ci saranno altri sei musicisti", anticipa Facchinetti. "Chitarra, batteria e due coriste, mentre con Danilo Ballo e un altro tastierista svilupperemo un muro di suoni che sarà protagonista assoluto del concerto assieme alle voci: saremo in cinque a cantare e l'impasto vocale sarà di grandissimo impatto". Che dicono, Dodi e Red? "Ovviamente li ho tenuti sempre informati, li incontrerò questa settimana e gli consegnerò personalmente una copia finita del disco: non volevo che ascoltassero nulla in anteprima, mentre il progetto era ancora in lavorazione". E Valerio? "Ovunque sia, gongolerà. Ho lavorato immaginando le cose che avrebbero potuto piacergli di più, assecondando quello che pensavo sarebbe stato il suo desiderio".

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