Maurizio Solieri, 'Non si muore mai' e la Solieri Gang: 'Un disco fatto in casa'

Non si può nemmeno parlare di ritorno alle origini - i live club, le prove con il gruppo di amici di sempre "che finiscono ogni volta al tavolo della trattoria" - parlando della Solieri Gang, il progetto che vedrà Maurizio Solieri - in compagnia di Lorenzo Campani alla voce, Mimmo Camporale alle tastiere, Max Gelsi al basso e Ivano Zanotti alla batteria - tornare sulla breccia come "autore, produttore e organizzatore" il prossimo 18 marzo, quando nei negozi verrà spedito il mini album "Non si muore mai". Non si può perché Solieri la vita on the road, tra una session in sala prove è una serata in un locale, non l'ha mai abbandonata, nemmeno quando saliva sul palco come storica chitarra di Vasco Rossi: "Io miei progetti li ho sempre avuti, e la Solieri Gang, in realtà, esiste da anni", spiega lui, "Poi abbiamo per così dire formalizzato il tutto dopo una serata particolarmente riuscita in un locale di Trento. Siamo scesi dal palco, ci siamo abbracciati e ci siamo detti: 'Perché non registrare qualcosa per i nostri fan?'". Detto, fatto: Solieri fa ascoltare i provini della title track a Campani (già finalista della scorsa edizione di The Voice e nel giro della Steve Rogers Band da vent'anni), che dopo una settimana torna con testi e parti vocali. "Dopo nemmeno sette giorni di lavoro, nella mia cantina, il disco era registrato, mixato e masterizzato. Poi ho passato tutto nelle mani del mio discografico di fiducia, Tony Verona, ed ecco 'Non si muore mai'".

Nel futuro della band, ovviamente, c'è tanta musica dal vivo, ma non solo. "Siamo un gruppo nato sul palco, quello è il nostro ambienta naturale", chiarisce Solieri: "Il disco lo presenteremo al Campus Industry di Parma, il 14 marzo, poi proseguiremo alla volta di altre città, tra le quali Milano - al Legend 54 - il 3 maggio. Lo studio di registrazione, però, non lo abbandoneremo: l'idea è quella di fare come facevano le grandi band una volta, cioé fermarci tra un concerto e l'altro e registrare un singolo da pubblicare subito". Una logica non strettamente discografica, in un certo senso, anche se la dimensione attuale di Solieri è tutto fuorché discografica, almeno nel senso convenzionale del termine: "Con i prezzi dei grandi studi di oggi l'autosufficienza è diventata un'esigenza", precisa lui, completamente a suo agio in quella che in un altro ambito verrebbe definita una condizione diy ("do it yourself") in tutto e per tutto, "Registriamo noi, parliamo noi con le agenzie di booking e curiamo noi - o meglio, Lorenzo, che si è rivelato un grafico bravissimo - l'artwork di locandine e sito Internet".

"Anche la squadra per i live sarà snella", continua Solieri: "Oltre a noi cinque - o sei, quando ci sarà la corista, che poi è la cugina di Mimmo - abbiamo giusto un fonico e un backliner. Io girerò con un amplificatore, la pedaliera e tre chitarre". Qualche anticipazione sui set? "Saranno la mia storia musicale: oltre a 'Non si muore mai' - nella versione originale, non quella editata per le radio - ci saranno anche pezzi che ho firmato per Vasco, oltre ai miei brani solisti di repertorio e a quelli della Steve Rogers Band, oltre che a delle cover di Led Zeppelin, Who, Aerosmith e altri".

Domanda ineludibile, quella della fine del sodalizio che da trent'anni lo legava a Vasco Rossi: "La separazione, se così si può chiamare - anche se il termine non mi piace, è stata solo di carattere musicale", assicura Solieri, smentendo implicitamente le ipotesi di frattura tra lui e il rocker di Zocca dopo lo screzio via social network di qualche tempo fa, "E' stata un'iniziativa di Guido Elmi (il produttore di Rossi, ndr), che - più che legittimanente - ha sentito il bisogno di dare una rinfrescata al sound della band. Del resto l'avvicendamento non ha riguardato solo me, anche anche un batterista di caratura internazionale come Matt Laug. Guido mi ha chiamato, è stato gentile: era una cosa che doveva fare, e giustamente l'ha fatta. E condivido la sua scelta: del resto io sono un chitarrista che ha un'impostazione classica, non ho mai suonato prog metal o roba del genere: avendo scelto di seguire una direzione diversa da quella seguita in passato, io non sarei più stata la persona giusta. Siamo tutti adulti e vaccinati, ma soprattutto siamo tutti professionisti. E' difficile augurare ancora più fortuna a Vasco, lui, che già ne avuta tantissima, ma spero il meglio per il suo nuovo tour". Rimpianti? "No, non direi. Perché a San Siro ci ho già suonato una trentina di volte, non credo che mi mancherà. Di quelle situazioni ricorderò sempre l'estrema professionalità dello staff coinvolto e della band protagonista sul palco. Quello sì, che mi mancherà...".

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