'Tassa sul telefonino', il dg della SIAE Blandini: 'La paghino i produttori'

'Tassa sul telefonino', il dg della SIAE Blandini: 'La paghino i produttori'

In una lettera aperta inviata al Corriere della Sera, il direttore generale della SIAE Gaetano Blandini ha voluto fare chiarezza sul quello che tecnicamente viene definito "compenso sulla copia privata" - ovvero il forfait applicato a apparecchi dotati di memoria digitale atta alla riproduzione di opere di ingegno protette da diritto d'autore - comunemente identificata come "tassa sul telefonino".

"È da troppo tempo che regna una grande confusione sulla copia privata e crediamo sia opportuno sottolineare e ribadire, ancora una volta, che la copia privata non è una tassa bensì un compenso riconosciuto a chi crea opere di ingegno ed è definita per legge", ha spiegato Blandini, invitando i cittadini e le associazione di consumatori (che negli scorsi giorni avevano criticato le pressioni della SIAE sul neoministro alla cultura Dario Franceschini, spiegando che "chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire e fare copie su un certo numero di supporti sulla base di una licenza") a rivolgere la propria attenzione sulle politiche adottate dalle aziende produttrici di disponitivi mobili, come la Apple, "per cui in Italia il prezzo dell’iPhone 5S-64 GB è al netto di Iva e di copia privata di 949 euro a fronte degli 899 euro in Germania e dei 917 euro in Francia", con, sottilinea sempre Blandini, "un compenso per la copia privata in Italia pari a 0,90 centesimi, mentre in Francia è di 8,00 euro e in Germania di 36,00 euro".

Citando poi il presidente della SIAE Gino Paoli, per il quale "il compenso non deve essere a carico di chi acquista lo smartphone, ma del produttore, che riceve un beneficio dal poter contenere sul proprio supporto un prodotto autorale come una canzone o un film", Blandini invita, "più che demonizzare gli autori e tutti coloro che lavorano nel campo della creatività e che danno a loro volta lavoro ad altri, ricordare che le multinazionali tecnologiche che producono dagli smartphone ai computer - il cui fatturato, secondo una ricerca dell’ottobre 2013 della società indipendente americana IHS, è cresciuto del 900% in meno di sei anni e che per il 2014 crescerà solo del 20% - fabbricano i loro prodotti fuori dall’Italia e non pagano le tasse nel nostro Paese".

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