Ricerca sullo streaming: 'Sbagliato snobbare gli ascoltatori passivi'

Attenzione alle strategie di sviluppo dei servizi di streaming, e non solo per quanto riguarda l'annosa questione dell'accesso gratuito o a pagamento. Mahindra Comviva e Ovum Research, promotori di una ricerca sul tema, avvertono: gli operatori del settore sottovalutano l'importanza dei consumatori "passivi" di musica e sopravvalutano quella degli ascoltatori "attivi" attratti dalla scoperta musicale, così mettendo a repentaglio la sostenibilità del loro modello di business e le chance di conquistare il mercato di massa.

Alla maggior parte dei consumatori, sostengono i ricercatori di Mahindra e Ovum, interessa poco che su Spotify si trovino decine di milioni di canzoni, né che con i suoi strumenti di ricerca si possa andare alla scoperta di band e artisti oscuri o di culto. Il "ventre molle" del pubblico, e il vero santo graal dello streaming, non è rappresentato dagli appassionati che vanno costantentemente alla ricerca di novità o cose sconosciute, ma dai consumatori più pigri e distratti, che amano essere cullati da musiche familiari né più né meno di come fanno tradizionalmente le radio via etere che trasmettono i successi del momento.

"Il problema, per l'industria musicale, è fare in modo che i suoi servizi e le sue funzioni diventino attraenti per l'ascoltatore distratto: un approccio 'easy-to-eat' piuttosto che 'all-you-can-eat' ", sottolinea la ricerca. "Questa categoria di consumatori cerca qualcuno che la aiuti a scoprire i suoi gusti musicali. Sono i grandi ascoltatori delle stazioni hit radio, che cercano qualcuno che per loro conto curi, raccomandi, impacchetti e organizzi tematicamente la musica digitale". Così, commenta Paul Resnikoff di Digital Music News, si spiegano il successo di Pandora e i buoni auspici sotto cui è partita Beats Music, nonché il fatto che le radio tradizionali abbiano ridotto al minimo storico l'ampiezza delle playlist.

"Monetizzare con successo la musica digitale richiede come condizione un ampio pubblico di ascoltatori passivi", sostiene la ricerca Mahindra-Ovum, "un packaging e una programmazione raffinati e una forte connessione con le culture locali". Al contrario, "sofisticate funzioni interattive di fruizione musicale come lo 'scan and match', gli 'smart radio tools' e la 'social integration' enfatizzano ancora una volta l'attenzione privilegiata che l'industria riserva al cuore degli utenti più entusiasti e più attivi (...) Ma sensa un modello appropriato che raffini l'obiettivo, la programmazione, il 'packaging' e il marketing per attirare e conservare l'ascoltatore passivo, l'espansione dell'industria musicale oltre lo zoccolo duro e verso il mainstream potrebbe risultare insufficiente".

    Attenzione alle strategie di sviluppo dei servizi di streaming, e non solo per quanto riguarda l'annosa questione dell'accesso gratuito o a pagamento. Mahindra Comviva e Ovum Research, promotori di una ricerca sul tema, avvertono: gli operatori del settore sottovalutano l'importanza dei consumatori "passivi" di musica e sopravvalutano quella degli ascoltatori "attivi" attratti dalla scoperta musicale, così mettendo a repentaglio la sostenibilità del loro modello di business e le chance di conquistare il mercato di massa.

    Alla maggior parte dei consumatori, sostengono i ricercatori di Mahindra e Ovum, interessa poco che su Spotify si trovino decine di milioni di canzoni, né che con i suoi strumenti di ricerca si possa andare alla scoperta di band e artisti oscuri o di culto. Il "ventre molle" del pubblico, e il vero santo graal dello streaming, non è rappresentato dagli appassionati che vanno costantentemente alla ricerca di novità o cose sconosciute, ma dai consumatori più pigri e distratti, che amano essere cullati da musiche familiari né più né meno di come fanno tradizionalmente le radio via etere che trasmettono i successi del momento.

    "Il problema, per l'industria musicale, è fare in modo che i suoi servizi e le sue funzioni diventino attraenti per l'ascoltatore distratto: un approccio 'easy-to-eat' piuttosto che 'all-you-can-eat' ", sottolinea la ricerca. "Questa categoria di consumatori cerca qualcuno che la aiuti a scoprire i suoi gusti musicali. Sono i grandi ascoltatori delle stazioni hit radio, che cercano qualcuno che per loro conto curi, raccomandi, impacchetti e organizzi tematicamente la musica digitale". Così, commenta Paul Resnikoff di Digital Music News, si spiegano il successo di Pandora e i buoni auspici sotto cui è partita Beats Music, nonché il fatto che le radio tradizionali abbiano ridotto al minimo storico l'ampiezza delle playlist.

    "Monetizzare con successo la musica digitale richiede come condizione un ampio pubblico di ascoltatori passivi", sostiene la ricerca Mahindra-Ovum, "un packaging e una programmazione raffinati e una forte connessione con le culture locali". Al contrario, "sofisticate funzioni interattive di fruizione musicale come lo 'scan and match', gli 'smart radio tools' e la 'social integration' enfatizzano ancora una volta l'attenzione privilegiata che l'industria riserva al cuore degli utenti più entusiasti e più attivi (...) Ma sensa un modello appropriato che raffini l'obiettivo, la programmazione, il 'packaging' e il marketing per attirare e conservare l'ascoltatore passivo, l'espansione dell'industria musicale oltre lo zoccolo duro e verso il mainstream potrebbe risultare insufficiente".

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