Fusioni: EMI trova i soldi per Warner, Sony e BMG accelerano il passo

Fusioni: EMI trova i soldi per Warner, Sony e BMG accelerano il passo
BMG e Sony contro Warner ed EMI, come tennisti al tie break o due tandem allo sprint: per sfrecciare per primi davanti ai giudici dell'Antitrust, e spuntare un parere favorevole ad una fusione societaria (due sono probabilmente troppe anche per il più benevolo dei funzionari anti-monopoli).
Sembra proprio, a questo punto, che entrambe le coppie facciano sul serio: l'agenzia Reuters riporta che Bertelsmann/BMG ha annunciato la firma di una lettera di intenti con Sony Music per fondere le rispettive attività discografiche. Si tratterebbe, come da tempo si vocifera (vedi News), di una joint venture: la multinazionale giapponese ha un peso di mercato indubbiamente superiore, ma BMG sta attraversando un momento d'oro nelle charts americane, con il veterano Rod Stewart (resuscitato da Clive Davis, come Santana) a reggere la coda ai giovani Strokes, Clay Aiken e OutKast, attuali leader delle classifiche: combinando le loro forze, le due major controllerebbero circa un quarto del mercato discografico, meno comunque di Universal (che sta per inglobare anche la DreamWorks di Spielberg e Geffen, vedi News).
Secondo il Financial Times, intanto, la britannica EMI è riuscita a rastrellare il denaro necessario per acquistare la concorrente Warner Music: pare che il miliardo di dollari richiesto verrà assicurato da un pool di investitori comprendente Banks Citigroup, Royal Bank of Scotland, Goldman Sachs e UBS Warburg, mentre i restanti 800 milioni di dollari previsti dall'operazione verrebbero generati da uno scambio di azioni che assicurerà a Warner il 25 % della nuova società controllata da EMI. Così stando le cose, il quotidiano finanziario inglese sostiene che l'affare potrebbe essere completato entro tre settimane. Ma non è detta l'ultima parola, per l'una e per l'altra coppia: non sta scritto, infatti, che l'Antitrust darà parere favorevole all'uno o all'altro “merger”, dato che entrambi comporterebbero una riduzione delle major sulla scena e una forte concentrazione di potere commerciale. E a quel punto potrebbe avere la meglio un terzo incomodo di provenienza extrasettore, come la cordata guidata dall'editore/produttore televisivo Haim Saban e da Edgar Bronfman Jr., l'imprenditore canadese un tempo alla guida di Universal. (vedi News).
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