Sanremo, editori, giuria di qualità: il parere di Claudio Buja (Universal)

"Gli editori musicali restano dietro le quinte", titolava un pezzo di Rockol pubblicato lunedì scorso, 17 febbraio, alla vigilia del Festival di Sanremo 2014, in cui A&R e dirigenti di alcune delle maggiori società di publishing operanti in Italia raccontavano della loro esperienza prima e durante la manifestazione. Su questo e altri argomenti riguardanti l'ultima edizione del Festival della canzone italiana riceviamo ora e volentieri pubblichiamo un intervento del presidente di Universal Music Publishing Ricordi, Claudio Buja:

Rockol è stato tra i pochissimi media che hanno guardato al festival di Sanremo anche sotto il profilo degli autori e degli editori. Per questo motivo - nel ricordare che il festival è stato vinto da "Controvento" del bravissimo Giuseppe Anastasi, in passato autore per Arisa de "La Notte" e "Sincerità" - mi sento di condividere con voi alcune considerazioni, peraltro già da me espresse ad alcuni miei colleghi del Consiglio di sorveglianza della Siae.

Non voglio qui annoiarvi raccontandovi quanto la categoria degli autori sia del tutto ignota agli organizzatori del festival. Potrete infatti accedere al teatro Ariston e alle sue diramazioni (sala stampa, camerini, green room, retropalco ecc.) se appartenete ad una delle seguenti maestranze: cantanti, discografici, giornalisti, conduttori radio, sportivi di fama, truccatori, parrucchieri, sarti, stylist e look-maker, accompagnatori, nipoti del sindaco, amici e fidanzate/i di tutte le categorie sopra menzionate; se invece siete autori, nisba. Non pervenuti. Non vi dico della fatica che ho dovuto sostenere per accreditare uno dei miei autori più famosi, ottenendo alla fine un pass che consentisse l'accesso alla cosiddetta green room (la sala d'aspetto dove stazionano i cantanti in attesa di esibirsi). Peraltro l'impiegato dell'ufficio preposto s'è sentito in obbligo di spiegarmi con zelo che il pass veniva concesso "in via del tutto eccezionale". Già, perché in Italia le regole ci sono; e poi ci sono le eccezioni. E poi ci sono anche quelli che le regole non le rispettano, le trasgrediscono, convinti che prima o poi ci sarà una Cancellieri, o un Fazio, pronti a fargliela passare liscia. Ma questo è un altro discorso.

Quello di cui invece vi voglio parlare è un altro aspetto, decidete voi se definirlo curioso o grottesco: la composizione della cosiddetta giuria di qualità. Ve la ricordo, per comodità: Paolo Virzì, presidente, Silvia Avallone, Piero Maranghi, Aldo Nove, Lucia Ocone, Silvio Orlando, Giorgia Surina, Rocco Tanica (alias Sergio Conforti), Paolo Jannacci, Anna Tifu. Dunque: un regista, due scrittori, una vee-jay, il direttore di una rete televisiva tematica (Classica TV), due attori, due (!!!) musicisti/autori e una violinista classica (domanda: quando mai un artista pop è stato invitato a prendere parte alla giuria di un concorso di musica classica? Risposta: mai). Ora, vi pare logico che le canzoni, il nostro lavoro, la nostra vita, siano giudicate da personaggi che professionalmente hanno poco o nulla a che fare con il nostro mondo? Pensate che al festival del cinema di Venezia i registi in concorso accetterebbero di venire giudicati da un cantante come presidente di giuria? Ancora, riuscite a immaginare un cantautore presidente del Premio Strega, magari affiancato da un ciclista e da una indossatrice? E allora, non sarebbe ora di sollevare la testa, impugnare i forconi e iniziare a reclamare una maggiore dignità per il nostro lavoro, per le nostre canzoni popolari?

Qualcuno potrebbe opinare che chiunque è in grado di esprimere un giudizio su un film, un libro, una fotografia, un dipinto o una canzone. Ammettiamo per un attimo che sia davvero così. Allora non si vede perché il voto di queste persone dovrebbe pesare più di quello definito come "popolare". E di conseguenza, se accettiamo questo giudizio come emesso da persone comuni, della strada, non dovremmo più parlare di "qualità" - concetto delicato e da usarsi in presenza di personale qualificato professionalmente e tecnicamente per esprimere un giudizio e motivarlo in maniera convincente. Dovremmo invece parlare di "giuria di persone (più o meno) famose". In questo caso sapremmo che a giudicarci sono stati giurati il cui valore è quello di chiunque altro, senza alcuna etichetta che - in presenza di una canzone - li renda più qualificati di un ascensorista o di un odontotecnico, e potremmo anche finirla lì. E chissà che un domani qualcuno non proponga Iva Zanicchi come presidente del Festival del cinema, a Venezia.

Un caro saluto a tutti,

Claudio Buja
Presidente
Universal Music Publishing Ricordi
 

Music Biz Cafe, parla Luca De Gennaro (Direttore VH1 Italia)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.