NEWS   |   Italia / 22/02/2014

Sanremo 2014, "Invisibili" (Cristiano De André): parla l'autore

Sanremo 2014, "Invisibili" (Cristiano De André): parla l'autore

Fabio Ferraboschi, cofirmatario con Cristiano De André di "Invisibili", una delle canzoni più chiacchierate del Festival di Sanremo 2014, candidata al Premio della Critica benché uscita di gara alla prima serata, sembra il primo a stupirsi degli apprezzamenti che la critica e il pubblico più attento hanno riservato alla sua composizione (peraltro subito esclusa dalle votazioni di pubblico e sale stampa, che le hanno preferito "Il cielo è vuoto"). E a tenere i piedi per terra, forse perché musicista rodato con un lungo percorso alle spalle. Quarantacinque anni, nativo di Reggio Emilia, autore, produttore, bassista e chitarrista, ha iniziato l'attività professionale nel 1990 come socio contitolare dell'Esagono, celebre studio di registrazione di Rubiera dove hanno registrato CSI, Ustmamò, Afa, Gang e anche Luciano Ligabue ai tempi di "Buon compleanno Elvis". "Nel 2000", racconta a Rockol, "ne sono uscito per fare il produttore e concentrarmi sui miei progetti artistici. Ho fatto un disco con Alberto Morselli, la prima voce dei Modena City Ramblers, e un album con il bluesman di Bolzano Enrico Micheletti, purtroppo scomparso. Si intitolava 'Roots Connection' ed era una rivisitazione del Delta Blues tradizionale con un paio di inediti e alcune commistioni elettroniche. Sempre grazie all'attività di studio ho conosciuto anche i Rio e ho cominciato a collaborare assiduamente con loro: ho partecipato alla scrittura degli ultimi due dischi e sono entrato nella formazione live come bassista" (ieri sera la band si è esibita a Crema). 


Ma non è tutto perché, con lo pseudonimo di Bronski, Ferraboschi ha anche pubblicato nel 2000 un singolo per la Warner, "Nottambulation", e più recentemente si è cimentato nella scrittura di libri. "Ho pubblicato una raccolta di poesie intitolata 'Moleski persi', uscita come e-book e anche per Feltrinelli. E prima avevo scritto anche un libro di racconti intitolato 'Scritti puliti'. Insomma, non mi sono fatto mancare niente".

L'incontro con Cristiano De André, spiega, non è cosa recente: "L'avevo conosciuto ai tempi dell'Esagono, quando venne da noi a registrare 'Sul confine'. E' nato un rapporto di reciproca stima artistica, irrobustito dal fatto che ho sempre considerato suo padre il più grande cantautore italiano. Cristiano è un ottimo interprete e un ottimo musicista, e la nostra prima collaborazione musicale ha avuto luogo in un programa Rai: insieme ai Gang lui eseguiva 'Storie di ieri', e io mi aggiunsi al gruppo come bassista". Insieme, però, non avevano mai scritto canzoni. Com'è avvenuto? "Erano venuti da me in studio i Blastema, il gruppo prodotto da Le Nuvole che è stato a Sanremo l'anno scorso, e in quella occasione Dori Ghezzi mi disse che Cristiano cercava pezzi per quello che sarebbe diventato 'Come in cielo, così in guerra'. Gli feci ascoltare un po' di cose, e dopo un po' fu lui a richiamarmi. Nel disco pubblicò 'Credici', uno dei due brani che gli avevo fatto avere, rimaneggiandone un po' il testo. 'Invisibili', a cui tenevo particolarmente, era rimasta fuori: ma siccome piaceva a Dori e a tutto l'entourage è arrivata l'occasione di riproporla per Sanremo. Testo e musica originali sono miei, ma Cristiano la sentiva un po' troppo 'emiliana': così l'abbiamo riadattata e lui ha aggiunto la parte in genovese che in qualche modo alleggerisce la tensione delle strofe, che a tratti sono molto incalzanti". Qualcuno lo ha letto come un dialogo intimo con suo padre Fabrizio..."Può effettivamente sembrare così", risponde Ferraboschi. "Può essere letta come una storia d'amore, oppure come un rapporto con qualcuno che ti ha segnato profondamente l'esistenza. A me non piace scrivere in mano unidirezionale, preferisco lasciare aperta l'interpretazione. Sono molto contento di come è venuta, comunque: delle immagini del testo più ancora che della melodia". Di cui, peraltro, qualcuno ha sottolineato la somiglianza con "Only a dream in Rio" di James Taylor. "Qualche affinità c'è", ammette, "ma devo dire che quella canzone non la conoscevo neppure: apprezzo Taylor ma negli anni '80 lo avevo perso di vista. Ci ha lavorato Cristiano, sulla melodia, perché io tendo a essere più recitativo e così com'è diventato, il pezzo, non sarei neppure in grado di cantarlo dato che la mia voce è due toni sotto la sua. Il 'giro' è coerente al pezzo e sicuramente non si tratta di un'assonanza intenzionale".

Intanto Ferraboschi si gode il plauso della critica, e sostiene di non essersi fatto illusioni sul fatto che il brano potesse essere promosso alla fase successiva del Festival. "Non avevo mai scritto niente di così fuori dalle righe, e mai avrei pensato che qualcuno avrebbe cantato a Sanremo un testo del genere. Mi fa piacere avere trasmesso un messaggio diverso dal solito, ma a tutti prima del Festival dicevo di sentirmi un po' nel 'posto del morto'. Ero convinto che mi avrebbero escluso subito e mi sarei stupito del contrario. Arrivare su quel palco è stata comunque un'enorme soddisfazione". Che succederà, ora? "Continuo a lavorare in studio perché non riesco a farne a meno, ho appena prodotto un cantautore che si chiama Fre Monti". Dopo l'exploit di Sanremo, è probabile che arrivino molte telefonate... "Mi auguro di sì, quello che è successo con 'Invisibili' mi stimola molto: significa che c'è spazio anche per questo genere di canzoni. E' una prospettiva che mi dà fiducia".