NEWS   |   Italia / 21/02/2014

La morte di Francesco Di Giacomo: le prime reazioni di artisti e colleghi

La morte di Francesco Di Giacomo: le prime reazioni di artisti e colleghi

La notizia della scomparsa di Francesco Di Giacomo, storica voce del Banco del Mutuo Soccorso, è stata comunicata anche da Fabio Fazio durante il Festival di Sanremo: nell'apprendere la notizia numerosi artisti hanno inviato il loro messaggio di cordoglio via Twitter. Tra gli altri,  Red Ronnie, Claudio Coccoluto, ("cantava 'Non mi rompete" con soave leggerezza, un Gigante del progressive-rock e della mia adolescenza"), Fiorello e Morgan che ha pubblicato il video del suo duetto con Di Giacomo, in occasione del live tributo a Fabrizio De André, all' Anfiteatro Romano di Cagliari il 10 luglio 2005.


 

Franco Mussida. (PFM): Mando a tutti gli amici del Banco un pensiero pieno di affetto. La vita ci è data in usufrutto e Francesco ha lavorato tanto per restituirla con gli interessi, con spirito amorevole. Un forte abbraccio. 

Francesco Renga, in gara al Festival, ha dichiarato: "Ho perso un amico. Un modello di riferimento e tutti abbiamo perduto un grande artista. Ci mancherai...Ciao Francesco"

Premiata Forneria Marconi: "Ciao Francesco. Sei 'nato libero' e lo sarai per sempre, un abbraccio. PFM"

Enrico Ruggeri: "Non mi svegliate ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno. Addio Francesco"



"Non posso crederci, Francesco, vecchio amico e compagno di Fado, ci ha lasciati!", ha scritto sulla sua pagina Facebook Eugenio Finardi. "Lo avevo sentito ieri entusiasta di un nuovo progetto, spiritoso e vivace come sempre. La voce era ferma e forte, lo spirito e la fantasia volavano alti, il calore umano scaldava il cuore. Mi mancherà tanto. Un grande abbraccio ai miei fratelli del Banco con i quali ho sempre condiviso momenti di vera e sincera amicizia! Non so cosa dire devo ancora rendermene conto. Spero non abbia sofferto...".

"L'ho conosciuto bene dopo gli anni del successo", ha ricordato l'ex tastierista de Le Orme Tony Pagliuca, "perché ai nostri tempi c'era poco dialogo tra noi musicisti rock, purtroppo, a causa di una rivalità smisurata amplificata dalle polemiche causate da certi giornalisti, che quando ti intervistavano piazzavano sempre una domanda del tipo 'Hanno detto che non sapete suonare' e finivano per spostare sempre le interviste dal piano musicale e dei contenuti a quello personale. Mi rammarica molto che fra noi musicisti in quell’epoca non ci sia stata una bella amicizia. Ma per fortuna l’ho recuperata dopo, negli anni 90, quando abbiamo anche suonato assieme, Francesco ed io, all’Auditorium di Roma, dove lui cantò 'Sguardo verso il cielo'. Poi ci siamo sentiti molte altre volte per telefono. Era un amico sincero, un musicista che ha fatto la storia, un uomo tutto di un pezzo, un grande uomo che sul palco portava anche il suo pensiero di uomo e che aveva anche un impegno sociale che, associato a quello musicale, lo rendeva veramente completo. Il fatto che sia morto relativamente giovane, in un incidente stradale, ci sottrae nel pieno della sua attività una persona che ha dato tanto alla musica e all’arte di questo Paese, un esempio di coerenza e di umiltà".

"Francesco era la più grande voce del progressive italiano": ha dichiarato Mauro Pagani, ex PFM e attuale direttore musicale del Festival di Sanremo, all'ANSA: "Ci conoscevamo da più di 40 anni, abbiamo cominciato insieme, negli anni della nascita del progressive italiano: noi e il Banco siamo stati sempre considerati rivali, ma in realtà con Francesco eravamo grandi amici, c'era una grande stima reciproca. Negli anni ci siamo frequentati ed è stato un onore l'invito al trentennale del Banco, quasi a sancire un'amicizia di così lunga data. Oggi sono davvero addolorato, mi sento inerme davanti alla sua scomparsa. Con il Banco abbiamo condiviso gli anni in cui davvero il rock italiano è stato competitivo a livello internazionale. Entrambi i gruppi sono stati gli unici ad avere pubblicazioni in Inghilterra. Avevamo la stima dei colleghi britannici, americani... Anni stupendi, mi auguro che riescano a tornare (...) Bisogna avere il coraggio di difendere la propria identità, sforzarsi di essere sempre più uguali a se stessi e mai a qualcun altro: è l'unica cosa che conti nel nostro lavoro. Basta sentire come suonava il Banco e come cantava Francesco: come lui non cantava nessuno, mi auguro che rimanga un esempio".

"Un nugolo di sensazioni affollano i nostri cuori quando un amico se ne va", ricorda il batterista e cantante Franz Di Cioccio a nome della PFM: "Anche se di solito la frequentazione avveniva sopra e sotto i palchi, eravamo legati, come lo è la grande famiglia allargata della musica, perché proveniamo da medesime esperienze generazionali e sociali.Per tradizione giornalistica la rivalità fra artisti è il miglior modo per accendere la passione del pubblico. E' stato così ai tempi dei Beatles e dei Rolling Stones, una sfida che ha infiammato il Regno Unito. Crediamo che sia stata questa la scintilla che accese nell'immaginario la presunta rivalità tra il Banco e la Premiata. In realtà non c'è mai stata, anche se facevamo parte della stessa corrente musicale. Le strade percorse e le scelte fatte sono state molto diverse per i due gruppi e la diversità è sempre una ricchezza. Negli anni Settanta incontrarsi sulla riviera romagnola, per i concerti estivi all'Altro Mondo di Rimini, era un rito che entrambi aspettavamo con grande entusiasmo. Quella era la migliore occasione, nel locale che offriva il palco più bello dell'epoca, per confrontarsi sulle nostre scelte e i nostri sogni. Entrambe le band andavano l'una ad ascoltare l'altra e poi... chiacchiere, musica, jam session. Francesco era un fiume di argomentazioni e di passione. Con lui era bello affrontare i temi al centro dell'attenzione di noi musicisti emergenti, in opposizione alla canzone tradizionale. Alla faccia della rivalità PFM-Banco, riuscivamo anche ad essere una bella squadra nelle partite di pallone pomeridiane, che vedevano sul campo noi musicisti sfidare i camerieri dell'Altro Mondo. Scampoli di ricordi tra mille e mille note, e notti da festival pop.  PFM saluta l'artista ma soprattutto l'amico. Quello che ci rimane dentro è la sua poetica e la sua voce calda e graffiante, che chiedeva in modo gentile che nessuno ci 'rompesse'".  

 

 
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