Comunicato Stampa: Morgan in concerto al Tenax

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TENAX
firenze

giovedì 30 ottobre 2003 - ore 22 – ingresso € 13
TENAX – via Pratese 46 – Firenze
MORGAN
In concerto

Reduce dal Premio Tenco 2003, dove il suo album “Canzoni dell'Appartamento” si è aggiudicato la prestigiosa Targa di “miglior opera prima 2003”, Morgan e la sua band tornano alla propria dimensione preferita, quella live.
Il tour “aLIVE and DETUNEd” che sta portando Morgan e compagni “fuori dall'appartamento” approda giovedì 30 ottobre al Tenax di Firenze (via Pratese, 46 – ore 22 - ingresso 13 euro): due ore di musica per ascoltare i brani contenuti nel nuovo straordinario album, uscito lo scorso 9 maggio per la Columbia/Sony, ma anche un'occasione per godersi successi targati Bluvertigo ed improvvisazioni estemporanee.
Sul palco, a fianco di Morgan – agli “strumenti fuori dal tempo” - una band di prim'ordine composta da Daniele “Mhz” Dupuis alle tastiere, Sergio Carnevale (Bluvertigo) alla batteria, Alessadnro “Pacho” Rossi alle percussioni, Giovanni Ferrario (Mice Vice) al basso e chitarre, Marco Carusino (Kabla Khan) alla chitarra.
Tra i tanti brani in scaletta, Me, Crash, le Ragioni delle pioggie, Heaven in my cocktail, Cieli neri...
Morgan/Canzoni dell'Appartamento - Primo album solista di Marco Castoldi, alias Morgan (Milano, 23/12/1972, dopo alcuni mesi, in Inghilterra, morì il glam). Dopo aver militato nel gruppo musicale Bluvertigo per nove anni, dall'undergroud al mainstream, dalle cantine all'assurdo palco sanremese, decide di ricominciare da una nuova prospettiva, ulteriore. Appartato dal gruppo -temporaneamente- inizia a concepire e comporre il nuovo disco nella primavera del 2001, e termina necessariamente il 3/3/03 (data d'abbandono dell'appartamento).
“Prendi un appartamento in affitto ci metti dentro una famiglia e un pianoforte e scrivi un disco che parla di quello che stai vivendo, vengono fuori alcune canzoni 'ambientate' in un luogo di vita e di lavoro, sospeso al quarto piano d'una città in ri-costruzione, Milano. L'appartamento ha cinque stanze, e molte finestre da cui, volendo, penetra la luce quasi mai diretta del sole. Da questo punto di vista si osserva, si scrive, si racconta la vita, non solo quella reale ma anche quella immaginata e desiderata. Affiorano i momenti piccoli e ordinari, l'intimo d'una quotidianità di oggetti e di nomi propri, dei dialoghi infinitamente brevi e non conclusi che sono i più preziosi. Anche la vita degli altri, quella per caso scrutata o spiata, agita come uno spettacolo di ombre nelle case degli alveari-palazzi è fonte d'ispirazione e confronto.
L'appartamento è partito spoglio, un foglio bianco. Progressivamente ha accolto persone, ha accumulato dischi, libri, strumenti musicali, qualche mobile, molti armadi, paludi di cavi, margherite, disegni su carta e alle pareti, giochi per bambini e per adulti, tutti i libri di Munari, altre persone, fiori e piante, quaderni, microfoni, pentagrammi, macchinari di tecnologia digitale, soprammobili e feticci iconografici, scene e accadimenti vari, finchè, avvicinandosi il termine per la restituzione dell'appartamento, tutte le tracce indispensabili della vita trascorsa lì dentro sono entrate in due belle scatole di cartone foderato di stoffa dipinta a mano, la musica invece è confluita in un CD di una durata inferiore ad un'ora.
Le cose e le persone dell'appartamento servono al disco così come l'inverso, in simbiosi, rendendolo un organismo 'biologico'. Per descriverlo potrei proporre la definizione di musica organica, prendendo la parola in prestito da quell'architettura che impone l'uso dei materiali e delle forme che in natura si trovano nel luogo dove si vuol costruire. Non è più solo un disco e neppure solo un appartamento, è un disco-appartamento, ma le canzoni non lo descrivono, non lo arredano, ne fanno parte integrante, si mantengono con esso: nel modo dei parassiti traggono da esso la linfa vitale indebolendolo, conservandolo, idealizzandolo”.
C'è un luogo (l'appartamento a Milano)
un tempo (un'imprecisata epoca sicuramente collocata nel passato recente)
tre personaggi reali (Me stesso, the baby, Aria)
dei personaggi 'mediati' (Paul McCartney-attraverso un VHS, Napoleone-attraverso una fiaba inventata, il Famosissimo Attore Americano- attraverso la TV, Maometto-attraverso un libro, il matto- attraverso una canzone)
dei fenomeni atmosferici (vento, pioggia, temporali, luce del sole)
una natura fantastica (alberi e montagne che camminano, luce commestibile, piogge che 'ragionano')
una natura svanita ( fiori che appassiscono, alberi che scompaiono)
animali (le formiche, il cigno, l'elefante)
abiti e gioielli simbolici (la giacca dell'anno scorso, 'quella gonna', gli strani anelli).
“I miei due genitori nascono negli anni'40, quando l'Italia veniva bombardata, poi ricostruita in qualche modo. Io sono nato e ho trascorso l'infanzia nella stanzialità degli apparentemente-tutti-uguali-appartamenti in primitivi complessi abitativi, opere di ricostruzione post-bellica. Razionalismo e speculazione edilizia.
Queste undici canzoni 'retrò' nascono fuori moda nel mondo contemporaneo, in una casa non d'epoca, ma abbastanza vecchia da suscitare nostalgia e interpretare perfettamente la regressione, all'indietro, sessant'anni dopo, rivivono il momento in cui fui io bambino nell'appartamento d'un tempo. Allora nello scaffale sotto il giradischi c'erano vinili e cassette di Elvis, Beatles, Stones, Pink Floyd, De Andrè, qualcosa di Ravel, niente Bob Dylan, molto Little Richards e Platters, 45 e 78 giri, mio padre aveva nastri originali di dixieland che custodiva preziosamente nel tinello, mia madre suonava musica classica al pianoforte e operetta e io mi addormentavo sul divano. Il mio essere diventato padre ha risvegliato in me melodie di Donovan che avevo sepolte nell'inconscio musicale. La regressione, dicevo, avviene naturalmente con l'esperienza dell'infanzia rivissuta attraverso i figli, con la memoria che emerge e si tramanda, ma anche con la cosciente distanza che prendo da una modernità che non mi appartiene e di cui non accetto tutti gli aspetti. Per ciò, in antitesi con i dischi fatti con i Bluvertigo, che rappresentano per me la possibilità di distruggere gli stili antichi, questa volta ho intrapreso una strada guardandomi indietro, ricercando nei generi tradizionali di cui ho memoria i modelli da esplorare, quindi non più operando una dissoluzione della forma musicale, semmai un'assoluzione della tradizione.”

'Altrove'= Soul-ballad
'The baby'= Shuffle
'Aria'= Psichedelia
'Canzone per Natale'= Walzer lento
'Ragioni delle piogge'= Canzone tradizionale italiana
'Me'= Ballad
'Heaven in my cocktail'= Beat/sci-fi
'Italian violence'= Western all'italiana
'Se(if)'= Surf
'Non Arrossire'= Beguine
'Crash'= Abstract-reggae.

La realizzazione
'Doveva' essere un disco di covers, ma l'aveva appena fatto egregiamente Battiato (Fleurs ), poi esce Robbie Williams con gli 'standards swing', allora dico : “è meglio se scrivo io dei brani originali e fingo di farne delle covers. Saranno così delle auto-covers”. Del progetto di cover rimangono comunque due brani : la versione hard-core di'non arrossire' (Gaber-Pennati-Mogol) e la 'poppizzazione' di'Se (if)', con traduzione italiana molto aderente del testo originale di Roger Waters.
Ho registrato il pianoforte nell'appartamento in orari diurni, predisponendo microfoni anche all'esterno del palazzo, così da poter avere la contemporaneità fra la musica e i continui rumori metropolitani, su piste indipendenti. Questo ha fornito al disco una parvenza di musica concreta, in alcuni passaggi di 'Me' e di 'Canzone per Natale'.
Le sessioni di registrazione acustica sono avvenute nell'appartamento di Milano, quelle elettriche negli studi 'vintage' di Mauro Pagani e presso gli studi 'Registrazioni Moderne' di Roberto Colombo (co-produttore del disco). L'orchestra sinfonica è stata diretta e registrata presso il Teatro Umberto Giordano di Foggia.
Io, l'autore ho composto le musiche e i testi, ho co-prodotto l'album assieme a Roberto Colombo, gli arrangiamenti d'orchestra sono in parte miei, in parte del compositore comasco Carlo Carcano. Nonostante anche un ascoltatore attento potrebbe essere ingannato dall'atmosfera 'acustica' e 'classica' del disco, la sua sostanza è invece interamente elettronica, non perché siano stati usati sistemi di programmazione musicale o suoni campionati, ma semplicemente perché una volta composto e registrato nel disco rigido, ho scomposto l'intero lavoro per rimontarlo infine digitalmente, È 'house music'?
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