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NEWS   |   Pop/Rock / 28/02/2014

Joan as Police Woman, 'The classic': 'Una nuova me'. Videointervista

Joan as Police Woman, 'The classic': 'Una nuova me'. Videointervista

La Poliziotta del Connecticut è tornata. Joan Wasser, Joan as Police Woman, ex bambina prodigio del violino o ex compagna del sempre compianto Jeff Buckley sta per pubblicare il suo quinto disco di inediti ed è venuta a Milano per presentarcelo, avvolta in un morbido golfone dai colori accesi per combattere l'inaspettato gelo di questi giorni e il prevedibilissimo grigiore meneghino. Il successore di "The deep field" si chiama "The classic" (uscirà il prossimo 10 marzo): un titolo semplice e conciso, ma di ampio respiro. Come un grande classico in fondo, o come quel suo nuovo approcciarsi alla vita dal quale è partita per realizzare il suo nuovo disco: "Mi sento al meglio e ne sono grata perché è così che dovrebbe essere, credo. Prima di tutto perché ricevo molta gratitudine dalla musica, ed è una cosa grossa per me. Mi sveglio ogni mattina pensando 'wow questa è la mia vita e ne sono davvero grata. Partendo da ciò ci son poche cose di cui lamentarsi. Ho pubblicato un certo numero di dischi e ad alcune persone sono piaciuti e da questa cosa ho maturato un senso di fiducia  che forse prima non avevo, sapevo che dovevo fare un disco ma non ero sicura che qualcuno lo avrebbe ascoltato. Il fatto che la gente abbia ascoltato la mia musica mi ha fatto come prendere aria, dandomi più sicurezza per realizzare altri album in cui potevo fare quello che volevo. Mi sono presa anche una bella pausa dalle relazioni, dopo circa due anni, tutte le energie che spendevo per l'altra persona ho cominciato a usarle per me, cosa che all'inizio mi sembrava molto sbagliata. Ma che dopo si è rivelata la cosa giusta. Ho eliminato un sacco di schifezze, ma ho ancora un armadio molto grande. Rimanere con se stessi è meraviglioso, per un certo periodo, e ho davvero tratto beneficio da ciò per imparare ad amarmi."

 

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Ed è così che questo rinnovato respiro di libertà e naturalità si è inevitabilmente trasferito nel suo lavoro musicale: "Per la realizzazione dell'album volevo catturare l'atmosfera che la band produceva durante i live. Girando in tour con il mio ultimo disco, 'The deep field', le persone dopo i concerti mi dicevano 'è così potente, così diverso dalle registrazioni' ed è così che mi son detta 'la cosa deve cambiare'. All'inizio mi piaceva che il lavoro suonasse rifinito, mi faceva sentire più a mio agio. Un lavoro finito con tutti gli angoli smussati e come se fosse racchiuso in una bolla di vetro, un mondo tutto lì. Ma ora volevo sentire qualcosa di più grezzo, aperto, con più energia senza tutti i limiti. Son partita da questo concetto per questo disco. Tutto quello che è mixato è messo in bella mostra. Si sente ogni cosa, non c'è alcun suono che ascolti e dici 'un attimo, cos'era quello?'. No quello che c'è lo senti in modo chiaro. Per esempio anche per registrare le tracce vocali, ho cantato un pezzo una volta e poche altre giusto per aggiustare le parole. Anche perché la musica che io amo ascoltare non è necessariamente stata eseguita 5 o sei volte."

 

L'album "The classic" prende il nome dalla prima traccia utilizzata per anticiparlo, una canzone che "ha una buona presa sulle persone, facile da ricordare. Ha davvero un suono differente ed è come aver presentato la 'nuova parte di me'. Son sempre io, ma il contesto è differente. E anche il lavoro delle persone che hanno preso parte al pezzo è molto organico. E' un brano che parla dell'amore, o meglio dell'amante per eccellenza, "l'archetipo, un grande classico, drammatico in modo esagerato. Ma non del tutto serio", ha poi specificato lei continuando: "perché mi piace giocare con la musica anche quando il concetto è profondo."

E proprio a rimarcare il concetto, Joan as Policewoman ha composto il brano "Holy City", secondo singolo estratto da "The classic", nato dopo la visita in Israele: "Non sono molto religiosa, ma sono interessata alla religione per il modo in cui interagisce e influenza le persone perciò ho voluto visitare quel paese perché è così pregno di cultura. Ho suonato a Tel Aviv alla fine del tour. Ho un'amica che sta studiando per diventare rabbino e ho avuto la miglior guida possibile. Abbiamo visitato la città e il Muro del Pianto. Qui ho visto le persone come in estasi, in un altro mondo. E mi sono totalmente immedesimata in quel sentimento, magari non per lo stesso motivo ma con la musica e l'amore per me è così."

 

Alla realizzazione dell'album hanno partecipato diversi artisti, nonché amici, che come lei sono di stanza a New York. Joan ci ha parlato di Joseph Arthur che ha collaborato a tutti i suoi dischi precedenti ("adoro la sua musica. Ed è molto bravo ad aggiungere senza portare via", ha commentato), e anche del comico Reggie Watts: "è di enorme ispirazione per me. Come musicista è grandioso ed è bravissimo a improvvisare, rimanendo dentro le cose, senza preliminari. Ma ha anche questo spirito… le persone lo conoscono come comico, ma in realtà è un filosofo che ti fa ridere. Perché ti sfida sempre a pensare in modo differente. Stavo cercando di capire chi poteva chiudere 'Holy city' e visto che Eminem non era possibile ho pensato a lui."

 

A breve Joan as Police Woman intraprenderà in un tour europeo che, in partenza il prossimo 16 marzo da Bruxelles, passerà anche dall'Italia con ben quattro tappe: il 10 aprile al Teatro Franco Parenti di Milano, l'11 al Bronson di Ravenna, il 12 al Viper di Firenze e il 13 all'Auditorium Parco della Musica di Roma. 

 

 

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