'Nero in metastasi': intervista a Giulio The Bastard (Cripple Bastards)

E' appena uscito un nuovo capitolo della discografia dei Cripple Bastards, band tutta italiana che gode di uno status di culto della scena grind-hatecore mondiale. Si tratta dell'album "Nero in metastasi", pubblicato dalla label statunitense Relapse (un nome assai noto ai fan della musica estrema ed heavy degli ultimi 25 anni circa).
In attesa di occuparci del disco in separata sede, abbiamo scambiato due chiacchiere con il frontman e leader della band (oltre che della label F.O.A.D.), Giulio The Bastard, proprio alla vigilia della partenza per un tour che prevede alcune date in Australia e Giappone.
Ecco cosa ci siamo detti... e per tutte le altre info sul gruppo, i progetti in ballo e le news, vi rimandiamo al sito ufficiale www.cripple-bastards.com

"Nero in metastasi" arriva, in pratica, a circa sei anni dall'ultimo album di inediti (escludiamo dal conteggio "Frammenti di vita" del 2010, che era una raccolta di cover rilette e reinterpretate) dei CB; come mai una gestazione così lunga? Vuoi parlarci della sua genesi?
I motivi del periodo intercorso tra questo album e "Variante alla morte" sono molteplici. Innanzi tutto lo schema preconfezionato del dover sfornare un album ogni anno o due è completamente l'opposto del nostro modo di portare avanti la band. Essendo i testi e gli argomenti trattati così strettamente correlati alla vita di tutti i giorni e a esperienze vissute in prima persona, abbiamo sempre concluso che il decorso naturale per arrivare ad accumulare abbastanza benzina sul fuoco per qualcosa di spontaneo, non effetto fotocopia del passato, corrisponde a un arco di tempo sui 3/4 anni. Infatti dal primo "Your lies in check" a "Misantropo a senso unico" ne erano passati 4, poi 3 per arrivare a "Desperately insensitive" e 5 al successivo. La media è quella. Inoltre, una volta uscito "Variante alla morte" abbiamo trascorso due anni pieni a concentrarci il più possibile sulla sfera live. Poi è arrivato il contratto definitivo con Relapse e il primo singolo "Senza impronte".  La genesi di "Nero in metastasi" parte proprio da quell'EP, che conteneva in versione più elementare 4 brani poi riarrangiati e perfezionati sull'album. Da lì avevamo creato le basi per lo stile e i concept che avremmo voluto sviluppare su un lavoro a lunga durata, e tra il 2012 e 2013 siamo passati alla fase compositiva vera e propria che ci ha poi portato alle registrazioni dell'estate scorsa.

Avete scelto fra più brani composti, per assemblare la scaletta del disco? Insomma, ci sono altri brani nuovi che non sono finiti nell'album? E se sì, come mai?
Alcuni brani molto brevi sono stati registrati ma non inclusi sull'album, li abbiamo tenuti da parte per una sorpresa che arriverà tra un po'. Pezzi più lunghi scartati non ce ne sono, ma qualche riff o struttura embrionale è rimasta in cantiere e magari la riprenderemo in futuro.

Due tracce, alla fine del disco, sembrano vivere in una specie di rapporto dialettico... parlo di "Splendore e tenebra" e "Morti asintomatiche": una suite di 9 minuti circa e una fucilata di 5-6 secondi. Come mai li avete piazzati vicini? E' stata una scelta specifica?
É il risultato di un esperimento che avevamo in mente da molto tempo... come avrai notato, nella parte conclusiva di "Splendore e tenebra" il micro-brano successivo si ripete all'interno del marasma di feedback e rumori di fondo, prendendo gradatamente forma di volta in volta, fino ad arrivare al cambio traccia dove esplode nella sua versione definitiva. Era un'idea di cui parlavamo da anni e fortunatamente in fase di mixaggio Fredrik Nordstöm l'ha interpretata e realizzata proprio come volevamo che uscisse... è il pezzo breve che si sviluppa dentro il finale apocalittico di quello che per i CB è una durata quasi epica, oltre ad essere un contrasto incredibile si riallaccia al fattore cancerogeno che domina su tutto l'album, perché quella scheggia ripetuta che cresce e si delinea all'interno del brano precedente simboleggia un po' un tumore che si estende e delinea proiettato verso il suo stadio terminale.

Domanda inevitabile: siete su Relapse. Sono cambiate le cose per voi, come band e a livello di gestione della vostra attività? Come vi trovate con una label del genere?
L'unica grossa differenza sta nel lavoro svolto a livello promozionale, che da quando hanno annunciato l'album ad oggi è stato incredibile e nettamente migliore al passato. Una miriade di interviste, speciali, recensioni. Hanno una copertura press davvero massiccia e la mancanza di una componente così in passato per noi era stato forse l'unico vero punto d'ombra. A livello di gestione della band, live e tutto il resto non cambia nulla. Apprezzo molto la libertà di azione che ci hanno lasciato per questo album: zero storie sul fatto che è interamente cantato in Italiano, e nessuna pressione sulle tempistiche compositive, li ho sempre tenuti al corrente dei vari sviluppi e ci hanno lasciato tutta la libertà necessaria per lavorare in modo rilassato e senza scadenze.





I testi sono uno dei punti focali dell'entità CB e da anni, ormai, siete passati all'italiano: come viene accolta all'estero questa scelta?
In moltissimi casi anche da ascoltatori stranieri ci è stato detto che i CB suonano meglio in italiano e che questa era la nostra strada ottimale. In altri c'è ovviamente il cliché del "tanto in qualsiasi lingua cantino non si capisce un caz*o" che è una conclusione ricorrente anche tra il pubblico più capra qui in Italia. Alla fine quel che conta per noi è l'amalgama tra quel genere di cantato, quei testi, metriche assurde... è un po' la nostra sfera ideale (e unica) e non stiamo neanche a chiederci quanto possa essere efficace o ben accetta vista dall'esterno. Riflette alla perfezione la rabbia e la violenza dello stile Cripple, dà colore agli scenari che si intersecano attraverso i testi... insomma è il nostro modo di esprimerci.

Domanda in parte legata alla precedente: la voce è un altro elemento speciale dei CB: oltre alla tonalità gutturale pazzesca, c'è il lato metrico... sembra quasi inumano riuscire a cantare quei testi su una base simile. So che avete inciso le voci separatamente dalle tracce audio, in uno studio diverso. Come si sono svolti i lavori e perché questa scelta di separare le cose?
Ho voluto incidere le voci da solo al Toxic Basement studio perché a livello di cantato questo è stato indubbiamente l'album più complesso nella discografia CB, necessitavo quindi di un ambiente di isolamento e concentrazione assoluta per poter rendere al massimo e dare un senso e un'atmosfera il più reale possibile ad ogni singolo passaggio. Addirittura su pezzi come "Splendore e tenebra" e il finale di "Occhi trapiantati" ho registrato tenendo la sala di ripresa nel buio più completo. Al Toxic Basement c'eravamo solo io e il fonico (con cui lavoro tutte le settimane per i mastering delle uscite FOAD), e quindi ho potuto focalizzare al massimo l'impegno su questi pezzi, senza fretta, scadenze e stress. 

Siete in partenza per un tour di alcune date in Australia e Giappone: avete già suonato in quelle zone? Cosa vi aspettate da questo blitz?
É la prima volta che suoniamo in Australia e Giappone, ovviamente non stiamo nella pelle. Sono Paesi dove da molto tempo abbiamo un buon seguito (soprattutto il Giappone) e quindi ci aspettiamo delle date spettacolari.

 

[Andrea Valentini]

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