NEWS   |   Italia / 19/02/2014

Sanremo 2014: Rufus Wainwright, la videointervista

Sanremo 2014: Rufus Wainwright, la videointervista

La risata di Rufus Wainwright è contagiosa. E’ di ottimo umore, nonostante le polemiche di questi giorni e, incredibile, nella chiacchierata con i giornalisti si parla soprattutto di musica. Rufus parla in maniera aperta, generosa, quasi disarmante, di sé, del suo percorso. Ci canta persino un pezzettino di “Volare”, come vedete nella nostra videointervista. 

Il cantante canadese è a Sanremo per presentare “Vibrate”, la compilation in uscita in questi giorni che mette un “punto e a capo” su 15 anni di carriera e i futuri concerti italiani di aprile. Stasera canterà “Across the universe” dei Beatles - incisa a suo tempo per la colonna sonora di “I am Sam” e poi ripresa in come “Bonus” di “Poses”, da cui arriva l’altro brano “Cigarettes and chocolate milk”. “La scelta delle canzoni è stata un processo lungo, ne abbiamo parlato molto - molte idee che non mi convincevano, alcune che non era possibile realizzare per motivi di tempi”, spiega. “Ci siamo accordati su queste due: una è mia, l’altra l’adoro. Ma alla fine è televisione, va bene così”.



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L’incontro con la stampa è l’occasione per riflettere sulla sua carriera, sulle ambizioni degli inizi e su come si è evoluto il suo percorso. Oggi si definisce un “singer-songwriter”, ma ad inizio sembrava destinato a diventare una popstar. Racconta il passaggio di binario senza rimorsi, come qualcosa che semplicemente è successo: “Sono due discipline sportive diverse. Ho imparato ad ammirare l’energia, la disciplina che hanno quelli che scelgono questa disciplina - un po’ ce l’ho anch’io, ma è davvero un’altra strada.  Qualcosa che non ero disposto a sacrificare è l’intimità, il rapporto con il pubblico: le popstar urlano la loro intimità a pubblici molto grandi, fanno esplodere la testa agli ascoltatori. Io qualche testa l’ho fatta esplodere ma questo non fa per me”. E poi torna alla sua sua infanzia, ai suoi genitori, entrambi cantautori: Loudon Wainwright III e Kate McGarrigle: “Molto del mio percorso ha a che fare con loro - sono stato cresciuto in un’atmosfera molto seria su quello che la musica deve essere. Mia madre era persino brutale su ciò che era buono o cattivo: la musica folk era buona, invece non potevo ascoltare gli Abba e anche i Rolling Stones erano un po’ al limite. Sono cresciuto in un periodo in cui il Canada non era ancora quello degli Arcade Fire… Poi improvvisamente ho avuto un contratto con una major: era un periodo di transizione, quando la nave dell’industria stava iniziando ad affondare ma c'erano ancora i vecchi meccanismo. Mi hanno detto che sarai stato una star, che avrei perso la mia privacy, e io ci ho creduto. Mi ricordo quando uscì il primo disco. Una volta ero in tour in Alabama: andai in un caffé, dove rimasi seduto per cinque ore, con gli occhiali da sole, aspettandomi di essere riconosciuto... Ovviamente nessuno mi riconobbe.”

“Greatest possible hits”: così definisce “Vibrate” Wainwright: “Ho avuto una carriera lunga con la Universal, i miei dischi sono passati attraverso diverse loro etichette. C’è una componente pratica, nel pubblicarlo ora, diciamo. Dal punto di vista creativo, nell'ultimo periodo ho fatto molto teatro, opera, musical.  Ora sono molto attratto dal palco, non necessariamente con me sopra. Dal punto di vista personale, ho un marito e una figlia… qualche soldo in più non fa male”, dice ridendo.

Un ultimo accenno all’Italia e al momento: “Sono ovviamente felice di star qua. Ho deciso di concentrarmi di più sull’Italia, così come su certi mercati che ho trascurato in passato: ho spesso suonato a Milano e un paio di altri posti, ma non l’avevo mai considerata davvero. E’ un buon momento per venire per tutta una serie di motivi anche sociali e politici - non che sia qua per rappresentare il matrimonio gay, però”. E poi racconta come ha preso la notizia della polemica: “Ho avuto un momento di paura: non sono battezzato, ma sono cresciuto un ambiente molto cattolico... E poi mi sono sentito come Giovanna D’Arco: la Chiesa contro di me! Poi ho capito che in realtà era una minoranza - oggi la Chiesa è da un’altra parte Non è il primo scandalo in cui mi trovo coinvolto, ma ciò che è deprimente è tutta la confusione che c’è su ciò che significa essere gay - spero solo di poter aiutare a fare un po’ di chiarezza". 

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