NEWS   |   Industria / 24/10/2003

IVA sui dischi, il governo italiano propone la riduzione ai partner europei

IVA sui dischi, il governo italiano propone la riduzione ai partner europei
Che siano fischiate le orecchie, ai collaboratori di Silvio Berlusconi? Mercoledì (22 ottobre), in occasione della presentazione della quarta edizione degli Italian Music Awards (vedi News), il presidente della FIMI, Alberto Pojaghi, si era lamentato dell’inerzia del governo italiano sul problema della riduzione dell’IVA sui CD, esternando la sua delusione per quanto il premier (non) sta facendo durante il semestre di presidenza italiana all’UE. Passano ventiquattro ore, e arriva l’agognata replica: da parte italiana è stata formulata la proposta di inserire i prodotti musicali nell’ormai celebre “allegato H”, la lista delle merci che, come i libri e i biglietti per il cinema, godono in Europa di un’imposizione fiscale ridotta a meno del 5 % (il 4 % nel nostro Paese). La palla passa ora ai ministri delle finanze dei paesi membri, che della questione torneranno a discutere entro il mese di dicembre.
“Accogliamo con piacere la notizia dell'impegno della Presidenza italiana, che proprio nei giorni scorsi era stata sollecitata anche in sede parlamentare ad intraprendere una forte iniziativa in favore della revisione" ha dichiarato Enzo Mazza, direttore generale dell’associazione di categoria FIMI, facendo riferimento al recente ordine del giorno, accolto dal governo, con cui i parlamentari Ds Giuseppe Giulietti e Pietro Ruzzante chiedevano l’equiparazione dell’aliquota dei CD a quella dei libri. Soddisfazione legittima, quella della FIMI, dopo che le cose sembravano aver preso una piega diversa a dispetto dell'impegno della comunità artistica internazionale (capeggiata da Jean-Michel Jarre) e del governo francese, da sempre in prima linea nella battaglia: nel luglio scorso (vedi News), la proposta di una riduzione d’IVA su CD e DVD era stata respinta dalla Commissione Europea, che l’aveva invece accolta per altre categorie merceologiche; e anche a Stresa, dove i ministri finanziari europei si erano riuniti il 13 settembre scorso (vedi News), ogni decisione sull’annosa questione era stata ancora una volta rimandata.