NEWS   |   Italia / 17/02/2014

Sanremo 2014, gli editori musicali restano dietro le quinte

Sanremo 2014, gli editori musicali restano dietro le quinte

In un festival intitolato alla canzone italiana (e dove - lo ha ribadito qualche giorno in conferenza stampa fa il direttore artistico Mauro Pagani - le canzoni contano più dei cantanti) gli editori musicali, che di quelle canzoni sono i primi custodi e tutori, dovrebbero teoricamente avere massima visibilità e un ruolo di primo piano. Non è esattamente così, perché almeno dagli anni Settanta in poi, con l'affermarsi in Italia della figura del cantautore e il consolidamento dell'industria discografica, la loro è diventata una posizione più defilata, dietro le quinte, cui solo il boom recente dei talent show come X Factor e Amici ha dato in qualche modo una scossa generando un bisogno di repertorio che ha rimesso in moto il business e la professione dell'autore "puro".

"Il nostro lavoro lo facciamo prima che il Festival cominci, proponendo il repertorio alle case discografiche e agli artisti", spiega l'A&R manager di Warner Chappell Music Italiana Marco Ragusa. Che, confessa, non si dispiace di stare in seconda linea nel carrozzone sanremese. "Questione di carattere, anche. Come editore, non ho neanche la velleità di andare a Sanremo con dieci pezzi; sono più contento se un nostro autore trova lo spazio che merita". Obiettivo raggiunto, se è vero che a Sanremo Warner Chappell ha quest'anno una presenza sostanziosa, spalmata - spesso in compartecipazione con altre società - sui due brani di Arisa ("Lentamente (Il primo che passa"), firmata da Cristina Donà e Saverio Lanza, e "Controvento", di cui la major detiene una quota tramite l'amministrata Pipshow), su quelli di Renzo Rubino ("Ora" e "Per sempre basta", in coedizione con Curci), su "Così lontano" di Giuliano Palma e su "Senza di te" di Zibba (da poco messo sotto contratto dalla società), cui si aggiungono in amministrazione i due pezzi dei Perturbazione. "Personalmente", spiega Ragusa, "con Pagani di Sanremo non ho mai parlato. Ma va bene così. Al Festival noi ci andiamo per stare con i nostri autori, per tifare per loro e per fare un po' di pubbliche relazioni. Sapendo che può fare la differenza: 'Sincerità' di Arisa è diventata un tormentone, 'Ti regalerò una rosa' di Simone Cristicchi e 'Pensa' di Fabrizio Moro sono rimaste nella memoria, 'Il mio amore unico' di Dolcenera è rimasta in vetta alle classifiche radiofoniche da febbraio all'estate: non credo che sarebbe successo, senza la vetrina di Sanremo".

Nessuna rivendicazione, quindi? "Mi piacerebbe che i giovani che si affacciano a questo mondo comprendessero meglio l'importanza del nostro lavoro. Molti aspiranti cantanti, invece, pensano solo a procurarsi un contratto discografico e a salire su un palco. Eppure non bisognerebbe mai dimenticare che sono gli autori, con il nostro aiuto, a generare i contenuti che riempiono i dischi, le playlist delle radio e anche manifestazioni come Sanremo. Non è un problema che riguarda solo il Festival, ovviamente. Ma era giusto che ai corsi di selezione di Area Sanremo si pensasse a insegnare anche cosa sono le edizioni e come si scrivono le canzoni: inizialmente non succedeva, ora fortunatamente sì e mi fa piacere che le nostre osservazioni siano state accolte".

A spartirsi con Warner il grosso della "torta" editoriale sanremese sono, come sempre, le edizioni di casa Sugar-Caselli, Sugarmusic, e le altre due major multinazionali rimaste sulla scena, Sony/ATV e Universal Music Publishing. Quest'ultima schiera quest'anno la coppia Diego Mancino - Dario Faini, coautori (insieme ai rispettivi interpreti) di "Un uomo è un albero" di Noemi e di "Il cielo è vuoto" di Cristiano De André, mentre un altro nome di punta della scuderia, Roberto Casalino, ha firmato i due brani di Giusy Ferreri (uno con Faini, l'altro con Niccolò Verrienti) e "A un isolato da te" di Francesco Renga; Universal è anche in coedizione per "Controvento" di Arisa, scritta da Giuseppe Anastasi, oltre che parte in causa su un brano di Giuliano Palma e sui due di Francesco Sarcina. "E' una presenza massiccia di cui siamo particolarmente soddisfatti, soprattutto perché molti di questi autori ce li siamo allevati in casa", spiega l'A&R Claudio "Klaus" Bonoldi. "Sanremo resta ovviamente una priorità, l'occasione più importante dell'anno per presentare al grande pubblico belle canzoni 'popolari'. Dal Festival qualche evergreen esce sempre, e per un editore non c'è niente di meglio che vedersi crescere in casa un piccolo classico che magari porterà frutti negli anni a venire. E' successo con 'L'essenziale', un brano nostro che l'anno scorso ha rilanciato la carriera di Marco Mengoni. E con "Sotto casa" di Max Gazzé, molto suonato anche nelle sale da ballo. Lo stesso era accaduto due anni fa con 'La notte' di Arisa... ".

Anche Bonoldi non ha rapporti diretti con la "nomenklatura" sanremese, ma non sembra farsene un problema: "Il nostro lavoro consiste nel portare in giro le canzoni e nel 'piazzarle', cercando di intuire quale possa essere l'interprete giusto. In questo, Sanremo non richiede un lavoro troppo diverso da quello abituale. Il rapporto diretto con la direzione artistica ce l'hanno gli artisti, i loro management, le case discografiche. Io faccio questo mestiere dal 2003 e non mi sembra che in questi dieci anni le cose siano cambiate. So che Pippo Baudo, ai tempi in cui era direttore artistico, interveniva a volte in prima persona per proporre personalmente canzoni a interpreti che voleva portare sul palco dell'Ariston. Ma oggi la commissione agisce in modo diverso, valutando progetti già compiuti e su cui noi abbiamo già fatto la nostra parte".

A Sanremo 2014 Sony/ATV è presente con The Niro, Rocco Hunt e Veronica De Simone tra i Giovani, oltre che con 'Bagnati dal sole' di Noemi e con "Così lontano" di Giuliano Palma, firmata da Alessandra Flora insieme a Nina Zilli e a Marco Ciappelli. "Ancora oggi non tutti a Sanremo comprendono che l'editore è una figura coinvolta a pieno titolo nel processo che porta una canzone su un palco così importante", puntualizza l 'A&R director Roberto Mancinelli. "Eppure il nostro è un lavoro che richiede professionalità, tempo e fatica: lunghi viaggi in autostrada, trattative, contratti, interventi di lima sui testi e sui 'bridge' di una canzone... Sanremo resta la vetrina più importante dell'anno per un interprete, ma lo è altrettanto per un autore specie se in fase di crescita professionale. Sui compositori che presentano una canzone al Festival si accende improvvisamente una luce e lo riscontro sempre quando faccio song plugging , cioè quando propongo ai miei interlocutori brani di artisti che hanno pezzi in gara al Festival. Si ottiene subito attenzione, non occorre mettersi a spiegare chi sia il proprio autore e quali siano i suoi meriti. Sanremo resta una una splendida occasione: è come avere un disco in vetrina per una settimana in un megastore del centro". Potrebbe essere sfruttata meglio? "Forse sì, nel momento in cui va in crisi il Midem di Cannes potrebbe essere un'opportunità in più per organizzare iniziative che coinvolgano gli addetti ai lavori. Sarebbe bello se il Palafiori o altre strutture, durante quella settimana, venissero utilizzate per organizzare conferenze o incontri professionali finalizzati alla fase creativa di scrittura o al confonto perché bene o male in riviera ci si ritrova un po' tutti".

Tocca allora ad Alfredo Gramitto Ricci, indipendente ed erede dello storico catalogo Curci inaugurato nel 1860, fare l'avvocato del diavolo ed esprimere un parere diverso: "Sappiamo tutti com'è nato il Festival: quattro artisti che cantavano tutte le canzoni. Mentre oggi, per avere un pass, devo presentarmi all'Ariston come discografico (Gramitto Ricci è anche proprietario dell'etichetta Carosello) dal momento che gli editori non hanno diritto di ingresso". Curci, quest'anno, concorre al Festival con le due canzoni di Renzo Rubino: "L'anno scorso avevamo più artisti, compreso Antonio Maggio che vinse tra i giovani. Ma non sono successe grandi cose, la musica ha perso centralità al Festival e la manifestazione, per noi, non ha più la stessa incisività". "Più che quella dell'editore, a Sanremo, sarebbe da rivalutare la figura dell'autore, perché senza gli autori non ci sarebbero gli editori, non ci sarebbero i discografici e non ci sarebbero i cantanti", sostiene Gramitto Ricci. "Eppure Sanremo continua a chiamarsi il festival della canzone italiana, mentre è diventato il festival dello spettacolo televisivo, dello show business e dei discografici: personalmente lo trovo un controsenso. Le cose funzionano al contrario di come dovrebbero". Soluzioni? "Lancio una proposta provocatoria e utopica: scegliere prima le canzoni e poi gli artisti, come si faceva una volta. Magari tornerebbero in gara anche i grandi nomi. Bisognerebbe ridare a ognuno il suo ruolo: mi fa specie che anche nei talent show non si trovi il tempo di dedicare dieci minuti agli autori e agli editori".