Roger Ames pronto ad andarsene se EMI-Warner si farà: lo dice il NY Times

La vendita della major Warner Music alla concorrente EMI (vedi News), che una parte della stampa americana dà per imminente, rischia, secondo il New York Times, di fare subito una vittima illustre: Roger Ames, l'amministratore delegato della casa discografica del gruppo AOL/Time Warner.
Ames, discografico di grande esperienza e altrettanta reputazione nel music business internazionale, non ha mai fatto mistero di preferire nettamente BMG ad EMI, come eventuale partner di Warner Music: sia perché è convinto che un'eventuale fusione con la casa tedesca abbia più possibilità di passare indenne al vaglio degli organi antitrust, sia perché (almeno così raccontano i bene informati) il “roster” artistico della BMG sarebbe di suo maggiore gradimento. Amici e colleghi del manager originario di Trinidad raccontano anche che Ames brucia molto il fatto che a sua insaputa, e in contemporanea alle sue trattative con i tedeschi, altri dirigenti del gruppo Warner abbiano intavolato discussioni con i vertici EMI: per questi motivi (più che per una presunta antipatia nei confronti di Alain Levy, ex collega in PolyGram), sarebbe deciso a fare immediatamente le valigie se l'operazione dovesse andare in porto.
A proposito del – per ora ipotetico - “merger”, altre notizie provengono dalla City di Londra, dove le transazioni sul titolo EMI hanno registrato un'impennata (22 milioni di azioni scambiate) dopo che il magnate olandese John de Mol (il produttore de “Il grande fratello”) ha dichiarato di avere acquistato quasi il 4 % della società inglese: mossa che molti investitori hanno interpretato come foriera di prossimi, probabili annunci riguardanti proprio la sua acquisizione di Warner Music. Ma intanto i giochi non sono ancora chiusi, e mentre la EMI è disposta a spendere circa un miliardo di dollari, 800 milioni di euro, per le attività discografiche della Warner, altre due offerte mirerebbero all'intero pacchetto musicale del gruppo, edizioni musicali Warner Chappell comprese (il che porterebbe il valore dell'operazione ad almeno due miliardi di dollari): oltre che al canadese Edgar Bronfman Jr. (vedi News), questa soluzione interesserebbe al finanziere Nelson Peltz.
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