Sarà un luogo comune, ma – pur non essendo questo un dato scientificamente provato – i Beatles sono i detentori di un record: a nessun protagonista della scena musicale sono stati dedicati tanti libri quanti a loro. Qui, approfittando dell’attenzione che Rockol sta dedicando ai Fab Four nel cinquantenario del loro primo viaggio negli USA, raccolgo alcune segnalazioni relative a volumi pubblicati nel corso dell’ultimo anno che, per una ragione o per l’altra, non sono riuscito a trattare al momento dell’uscita.
E comincio da “I Beatles – Solo”, traduzione italiana di un libro scritto da Mat Snow, giornalista britannico stimato e rispettato. Più che di un libro si tratta di un cofanetto che di libri ne raccoglie quattro, ognuno dedicato a uno dei componenti del quartetto per trattarne la carriera da solista. Dato che i quattro libri sono uguali per numero di pagine, già capite il problema: Lennon ha avuto una carriera solista di cinque anni più un disco, Harrison di 21 anni, Starr e McCartney sono ancora in attività – il primo meno intensamente, il secondo sempre freneticamente – e quindi per loro di anni da solista da raccontare ce ne sono trentatrè. Eppure, per ragioni di equità e di grafica del (bel) cofanetto, ognuno è trattato in 96 pagine. Risultato: in sostanza l’autore ha riscritto, a volte allungando un po’ il brodo a volte restringendolo, una sorta di biografia professionale e personale di John, George, Paul e Ringo, senza avere però né lo spazio né (forse) la voglia di approfondire là dove ce ne sarebbe stato bisogno. In altre parole: chi dei Quattro ne sa già abbastanza non troverà qui niente che già non sapesse, per quanto rispolverato e riordinato. Per tutti gli altri, un utile compendio (anche se un po’ caro, 39 euro – editore Castello). Però, ed è un buon però, il corredo fotografico è davvero eccellente e originale, con immagini e fotografie che persino io (ed è tutto dire) non avevo mai visto.
Al solo John Lennon è intitolato invece “Pop artist (1940-1980)” – Auditorium, 144 pagine, 14 euro – che mescola in maniera creativa – e un pochino disordinata – testimonianze, documenti, fotografie e disegni per ripercorrere la sfaccettata attività artistica del Beatle ucciso nel 1980. L’ideazione e la cura sono di Enzo Gentile, con testi suoi e (fra gli altri) del competente Antonio Taormina.
Ancora Lennon è il protagonista di “Skywriting” (Saggiatore, 220 pagine, 15 euro), prima versione italiana, curata – ancora – da Enzo Gentile e Antonio Taormina, della terza raccolta di scritti e disegni di John: le prime due risalivano alla prima metà degli anni Sessanta, si intitolavano in originale “In his own write e “A spaniard in the works” e sono state tradotte e raccolte entrambe in un unico volume (“Vivendo cantando”, Arcana) nell’ormai lontano 2001. “Skywriting by word of mouth”, questo il titolo originario completo, risale invece al periodo di casalinghitudine newyorchese di John, quando fra la fine del 1975 e l’inizio del 1980 si dedicò a fare il “mammo” del piccolo Sean. “Ho buttato giù duecento pagine di robe da pazzi”, disse Lennon nella sua intervista a “Playboy” del 1980. Il manoscritto a un certo punto scomparve, e fu recuperato chissà come da Yoko Ono, che lo fece uscire in libro nel 1986. Trova ora pubblicazione anche da noi, tradotto – c’è da presumere con difficoltà, dato il floridamente inventivo linguaggio dell’autore – da Pietro Formenton: racconti, raccontini, aforismi, riflessioni, poesiole, schizzi e scarabocchi senza un filo logico, spesso divertenti e paradossali, preceduti da una sorta di introduzione biografica di 25 pagine intitolata “La ballata di John & Yoko”, datata 1978.
A proposito di disegni, dopo avervi già riferito tempo fa della graphic novel dedicata a Brian Epstein vi ragguaglio ora su “Dieci giorni da Beatle” (Tunuè, 95 pagine, euro 13,70), che a fumetti narra la curiosa vicenda di Jimmie Nicol, il batterista che per una decina di giorni, dal 4 al 14 giugno 1964, sostituì alla batteria Ringo Starr, sofferente di tonsillite e faringite, per un breve tratto di tournée dei Beatles (Danimarca, Olanda, Hong Kong e Australia). Sergio Algozzino, l’autore di soggetto, sceneggiatura e disegni, si è documentato a dovere – come dimostrano le tavole, i dialoghi e anche le sue note a margine finali. Sul tema, naturalmente, l’opera di riferimento (non tradotta in Italia) è “The Beatle who vanished” di Jim Berkenstadt; è uscita all’inizio del 2013, il libro di Algozzino è uscito in giugno, e chissà se è riuscito a farne tesoro – si direbbe di sì. Una bella storia, dall’amaro finale (Nicol non è morto nel 1988, come si è vociferato, ma dopo quella clamorosa botta di celebrità la sua carriera di batterista è scivolata nell’oscurità), raccontata con affettuosa partecipazione.
Se Algozzino si attiene alla cronaca e alla storia, altrettanto cerca di fare Fabrizio Terreno, il cui “Strawberry & Beatles” ha però ambizioni di romanzo (“realtà e finzione si mescolano in un continuo gioco di specchi”, dice la quarta di copertina del libro, 250 pagine edite da Ananke al costo di 13,50 euro). Spiace dover dire che l’intento non è stato coronato da successo: anche a non voler pignoleggiare su qualche titolo scritto sbagliato (“To the benefit of Mr Kite”, “Magical Mistery Tour”, “The continuing of the story of Bungalow Bill”, “Back in the U.R.R.S.”), su qualche frase di testo riportata in maniera errata (“Happiness is a warn gun”, “Rocky Raccoon he feel in his room”), su qualche incongruenza di continuità e cronologica, sono – come spesso accade in questi casi – i dialoghi a mancare di qualsiasi credibilità e naturalezza: eccessivamente didascalici, innaturali, artificiosi. Al solito: l’autore vuol dimostrare la propria competenza critica e la propria padronanza del lessico e mette in bocca ai suoi personaggi concetti ed espressioni assolutamente inadeguati a una conversazione fra amici e colleghi (Ringo Starr: “Sono convinto che accompagnerà alla grande questa favolosa filastrocca demenziale e canzonatoria che John ha partorito con la sua fervida mente psicointuitiva”; Paul McCartney: “...queste trombe iniziali rendono l’idea di trovarsi di fronte a un festoso araldo del re in procinto di far partecipe la corte dell’inizio di un avvenimento importante, irrinunciabile!”; George Harrison: “E’ un brano da autentico sognatore che induce ad allargare la coscienza verso un’elevazione del pensiero del tutto particolare”; John Lennon: “Esprimere i concetti così come si presentano alla luce del sole può rappresentare un boomerang estremamente pericoloso”) ... vabbé, ci siamo capiti. La sensazione è che Terreno volesse riraccontare a modo suo un pezzo di storia dei Beatles ricorrendo all’espediente di incorniciarla in una vicenda romanzata; il tentativo, però, non ha proprio funzionato. Un consiglio: andarsi a leggere "Liverpool Fantasy" di Larry Kirwan, probabilmente il miglior libro di fiction sui Beatles
Fausto Agresta, per parte sua, sceglie un approccio decisamente più concreto per il suo “I Beatles e le narrazioni familiari” (Alpes, 23 euro). Una specie di grande raccolta di (ampie) citazioni, spesso tradotte per l’occasione, di libri già usciti, almeno 150, puntigliosamente citati, riorganizzate per capitoli. La lettura non è agevole: un po' per la carta lucida, un po' perché per far stare una massa enorme di parole in 254 pagine sono stati ristretti i margini ed è stato usato un corpo molto piccolo. L’ambito storico trattato è il periodo che va dagli inizi dei Quarry Men (1956) alla fine del 1962. Ma il taglio che l’autore intende dare al suo lavoro è quello dell’analisi psicologica degli adolescenti, e dei ragazzi, che diventeranno i Beatles: o almeno è quello che annuncia nell’introduzione, perché poi, a parte qualche sottolineatura in neretto per evidenziare i punti comuni nelle vite dei protagonisti (appunto le difficoltà familiari, le morti e i disagi), per il resto il libro è sostanzialmente un grande affresco storico pieno zeppo di informazioni anche poco note. E’ sicuramente il lavoro di un appassionato, che altrettanto sicuramente avrebbe avuto bisogno di un editor severo.
Franco Zanetti