Sanremo 2014: il Festival è ancora importante per gli organizzatori di concerti?

Sanremo 2014: il Festival è ancora importante per gli organizzatori di concerti?

Nonostante la relativa vicinanza geografica (vive e lavora a Genova), il presidente di Assomusica Vincenzo Spera si è sempre tenuto a una certa distanza dal Festival di Sanremo. L'ultima edizione condotta da Fabio Fazio, però, gli è piaciuta, e in un'intervista rilasciata lo scorso dicembre ad Adn Kronos ha anche lanciato una proposta pro domo sua , nell'interesse cioè degli organizzatori di concerti che rappresenta da un anno e mezzo circa: un "dopo Sanremo live, fuori gara, con tre o quattro set contemporanei che abbiano come protagonisti i primi tre classificati".

"Storicamente", ricorda a Rockol, "non c'è una stretta connessione tra successo sul palco di Sanremo e successo nel campo della musica dal vivo, nel senso che chi vince il Festival non necessariamente trionfa anche al botteghino, quando va in giro per concerti". Anche se l'anno scorso Marco Mengoni, primo classificato all'Ariston, è stato poi protagonista di un tour importante. "E' vero, ma aveva già uno 'storico' alle spalle. Dal vivo aveva già dimostrato di incontrare il favore del pubblico, si era già radicato sul territorio e Sanremo gli ha solo dato una marcia in più. Vedendolo in azione durante un concerto che avevo organizzato mi sono reso conto del suo talento quando, con l'impianto di amplificazione in tilt per quasi venti minuti, è riuscito ugualmente a tenere il palco. Non è cosa da tutti. In alcuni casi - penso per esempio a Vasco Rossi - Sanremo è servito a 'legalizzare' artisti che già avevano un seguito sul territorio. Chi sopravvive sulla scena non è chi è stato lanciato da un disco ma chi si è formato nei locali e nei club, verificando direttamente a tu per tu con l'utente finale la validità della sua proposta musicale. Oggi la tendenza si è invertita a tal punto che neppure più il disco è preponderante, ma lo è l'aspetto televisivo. Ed è una piega che, dal mio punto di vista, depaupera il patrimonio musicale e culturale italiano".

La presenza dei promoter e organizzatori di concerti, in Riviera, oggi è piuttosto defilata. Ai tempi dei festival organizzati da Gianni Ravera ed Ezio Radaelli non era così. "No, perché allora Sanremo era un po' il Midem della musica italiana. Il luogo dove si faceva anche il mercato della musica dal vivo. Dove venivano 'venduti' i concerti estivi e programmate le tournée", ricorda Spera. "Oggi questo non succede più: le nuove tecnologie, i profondi cambiamenti nel nostro modo di lavorare, la presenza di rapporti consolidati con gli interlocutori non lo rendono più necessario. E chi proprio vuol gestire le sue trattative faccia a faccia va a Roma o a Milano per concludere i suoi contratti". E gli artisti? Andare a Sanremo è ancora uno strumento utile per alzare i cachet e farsi notare da chi organizza tour, feste di piazza ed eventi? "Può succedere, ma nel 95 % dei casi non è così. La questione dei cachet è diversa, e può diventare un problema. Ricordo ad esempio il caso di Giusy Ferreri, la cui partecipazione a Sanremo un paio di anni fa fece salire di colpo le sue quotazioni live: la conseguenza fu un disastro economico per chi ne organizzava i concerti. C'è una stortura del mercato, da questo punto di vista, e bisogna raddrizzarla".

Intanto la presenza di Assomusica al Festival resta piuttosto marginale. "Ci siamo un po' tirati indietro, dopo che qualche anno fa avevamo proposto una nostra collaborazione anche sul piano della scelta del cast in funzione delle sue potenzialità dal vivo. Perché un conto sono le meteore che rischiano di durare lo spazio di una canzone, un altro gli artisti di qualità capaci di reggere due ore di concerto. E' un problema che non riguarda solo Sanremo ma anche X Factor e gli altri talent show: molto spesso ti trovi a fare i conti con personaggi che hanno raggiunto grandissima popolarità con un solo brano ma che poi non hanno il repertorio necessario per sostenere una tournée". "Oggi", spiega Spera, "la nostra presenza al Festival si concretizza nel Premio che Assomusica consegna ogni anno all'artista che riteniamo potenzialmente più interessante per le sue prospettive live, e che negli anni ha selezionato nomi importanti come Arisa, Raphael Gualazzi e Il Cile. E' una sorta di bollino di qualità apposto dai professionisti che investono sulla musica dal vivo.  L'anno scorso la struttura del Festival ha mostrato una certa apertura nei nostri confronti concedendoci la sala stampa dell'Ariston per la premiazione. Manca la visibilità televisiva, a parte forse qualche servizio giornalistico di contorno, ma questo è lo stato delle cose. Mi auguro che su queste premesse si possa costruire un dialogo più ampio e più costruttivo, ora che il fulcro essenziale del mercato è tornato a essere la musica dal vivo e non il disco. Anche il Festival non può restare indifferente a queste evoluzioni".

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