Italia, dopo undici anni torna a crescere il mercato discografico

In linea con quanto accaduto in altri Paesi europei (come la Germania e la Francia) anche il mercato discografico italiano torna finalmente a crescere, invertendo una rotta negativa che durava da undici anni. Secondo i dati raccolti da Deloitte per conto della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), infatti, il 2013 si è chiuso con un piccolo incremento, + 2 % sull'anno precedente, pari a 117,7 milioni di euro fatturati in sell-in (vendite effettuate dalle case discografiche ai rivenditori) contro i 115,9 milioni dell'anno precedente. Il risultato è l'effetto combinato di un rallentamento della flessione nella vendita di supporti fisici (- 5 % in totale, + 6 % per gli album in vinile) e della crescita ulteriore del settore digitale, + 18 % con una quota che sale al 32 % del giro d'affari globale dell'industria.

In questo ambito, alla tenuta del download, + 6 % per singoli e album (in controtendenza con gli altri maggiori mercati grazie - si dice - a buone performance di Google Play e Amazon MP3), corrisponde il boom dei servizi di streaming in abbonamento, + 182 %. Il download, destinato fatalmente a declinare in futuro (come ha recentemente pronosticato anche l'analista Marc Geiger al Midem di Cannes) rappresenta ancora, al momento, il 62 % di un settore digitale che, per la prima volta, vede calare (del 2 %, 7,6 milioni di euro) i ricavi da video streaming (YouTube), mentre sono quasi triplicati - da 2,5 a oltre 7 milioni di euro - quelli generati da servizi di streaming audio come Spotify, Cubomusica e Deezer (complessivamente la quota dello streaming nel digitale passa dall'8 al 18 %).

Il repertorio italiano, intanto, consolida la sua prevalenza (+ 9 %), mentre conosce una forte ripresa la musica classica (+ 86 %), che rappresenta oggi l'11 % del venduto totale. La crescita del mercato sale al 4 %, infine, se si considerano gli introiti generati da sincronizzazioni (4 milioni di euro, + 1%) e dai diritti connessi (licenze per utilizzazioni della musica registrata in radio, TV e pubblici esercizi: 23,6 milioni di euro, + 19 %).

"Il mercato digitale italiano comincia a consolidarsi avvicinandosi ai mercati maggiori, anche se resta sicuramente in ritardo rispetto alle proprie potenzialità", commenta il presidente FIMI Enzo Mazza. "Siamo in una fase ancora molto fragile dell'economia musicale, che ha visto un calo del 70 % negli ultimi dieci anni". "Se guardiamo al risvolto positivo", aggiunge Mazza, "l'offerta diversificata con molte piattaforme attive nei vari segmenti sta incontrando sempre di più l'interesse dei consumatori, anche grazie alle caratteristiche social di molti servizi che coinvolgono i fan degli artisti offrendo cataloghi di fatto illimitati".

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