NEWS   |   Italia / 04/02/2014

'Vol. 3' di Brunori Sas: 'Un disco forse sentimentale, che suona più da band'

'Vol. 3' di Brunori Sas: 'Un disco forse sentimentale, che suona più da band'

Oggi, martedì 4 febbraio, viene pubblicato il nuovo disco d Dario Brunori, in arte Brunori Sas dal titolo “Vol. 3 - Il cammino di Santiago in taxi”. Un album che non è solamente il terzo volume di una non si sa quale infinita collezione di successi, ma è anche un album che segna l’ascesa di Brunori nel firmamento musicale affermandosi (insieme a qualche illustre collega amico che risponde al nome di Dente), come uno dei migliori cantautori moderni. Ad intervistarlo (e anche a leggere la cartella stampa scritta dallo stesso Brunori: ben fornita di aneddoti e dettagli, ben scritta e più che sufficiente a qualche giornalista pigro per farsi un’idea generale del disco) ci si accorge di quanto l’ironia sia fondamentale nei suoi dischi e nel suo approccio alla musica. Non so se gli venga spontaneo o se è il frutto di anni di lavoro, tant’è che la si percepisce in tutto, discorsi, ricordi, concetti, canzoni, arrangiamenti… “Questo album è molto più immediato rispetto ai precedenti”, racconta Dario, “E’ un disco sentimentale nato in un periodo in cui ho cercato di staccare la spina da tutto, dopo un lungo periodo di tour. Ho voluto starmene un po’ per conto mio e questo ha sì dei risvolti positivi ma ha anche un forte impatto sentimentale, è come se fossi stato travolto emotivamente dal periodo di stacco che è durato poi sei mesi”.





Il disco è stato registrato in un vecchio convento dei Frati Cappuccini a Belmonte Calabro, in provincia di Cosenza: “Volevo uscire dalla routine della produzione del disco, non mi andava di vivere la monotonia che spesso si crea quando si va in studio a registrare. Sono stato con la mia band per qualche tempo a Belmonte e andavamo a registrare quando ci veniva voglia, tra una pranzo e l’altro, senza pressioni. Il risultato è un disco che suona molto live perché alcune cose le abbiamo lasciare a presa diretta, senza toccarle. Un grande merito va anche al produttore, Taketo Gohara. Sapevo della sua esperienza di registrazione in questi luoghi perché a Capossela gli ha fatto registrare dischi ovunque, e sono molto contento del risultato. Poi per indole sono uno che ha manie di controllo e che pensa di fare tutto da solo, infatti i precedenti dischi sono autoprodotti, ci voleva un produttore diverso”. Il disco, per quanto Brunori dica che sia più immediato, resta un album che pretende attenzione e che ha sì abbandonato lo stampo più cantautorale per favorire quello da “live band”, ma rimane in ogni caso un disco più intimistico: “Sì ci sono parti ancora molto cantautorali, non abbiamo scelto a tavolino che direzione dare al disco. Mi fa sorridere la frase che ci sente ripetere ogni tanto ai concerti ‘Bello il disco ma da vivo spaccate’. Ecco, adesso non lo possono più dire”.
A marzo Brunori partirà per una nuova tournée che lo vedrà suonare nella maggior parte delle città d’Italia: “E’ fondamentale andare in tour ma bisogna anche essere motivati”, racconta il cantante, “Quando ho staccato dopo tre anni di promozione del precedente disco, mi sono accorto che non avevo più niente da dare. Arrivi al punto in cui sei contento se una data salta e ti accorgi che le tue canzoni, quelle che hai scritto, il pubblico le sente più di te”.

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