NEWS   |   Pop/Rock / 28/01/2014

Eugenio Finardi presenta 'Fibrillante': 'Un disco di lotta, di uomini e donne'

Eugenio Finardi presenta 'Fibrillante': 'Un disco di lotta, di uomini e donne'

Si chiama "Fibrillante", il disco di Eugenio Finardi che esce oggi nei negozi, e il titolo va inteso in senso letterale. Perché Finardi ha scoperto di esserlo davvero, fibrillante, dopo una tempesta tiroidea che lo ha portato dritto in ospedale. "Sudavo e tremavo, piangevo e deliravo. Ma mi sentivo anche creativo, voglioso di fare. Dopo l'ablazione della tiroide, il giorno del mi compleanno, sono stato radioattivo per dieci giorni. Un'esperienza quasi psichedelica: mancava solo quella", scherza, "a un vecchio fricchettone come me". Il ricordo di quel periodo tormentato resta intrappolato nelle maglie di un disco che restituisce il Finardi classico dei tempi di "Sugo" e di "Diesel", ma temprato dalla maturità e dall'esperienza (e da una buona dose di ironia: il batterista della band e una parte dello staff del Santeria, dove ha riunito la stampa per parlare dell'album, indossano una maglietta nera che riproduce il suo elettrocardiogramma impazzito). "Erano quindici anni che non pubblicavo un disco di canzoni inedite", ricorda passando in rassegna gli anni trascorsi a cantare il fado portoghese e il blues ("con 'Anima blues' ho finalmente consumato un amore cresciuto da piccolo nella casetta gialla di mia nonna in New Jersey: lo considero uno dei miei lavori migliori, e anche se nessuna casa discografica lo voleva mi ha permesso di fare 120 concerti"), il repertorio del poeta e chitarrista russo Vladimir Vysotsky e la musica sacra, il jazz (c'è un progetto in cantiere, l'ho sospeso per fare questo disco"), le musiche di Carlo Boccadoro ("I cavoli a merenda") e di Tibor Harsany (la favola "La storia del piccolo sarto") che lo hanno portato sul palco della Scala ("forse il momento più alto della mia carriera"). "Avevo smesso di fare canzoni", racconta, "perché pensavo che la spinta propulsiva si fosse esaurita, che cantare fosse diventato inutile. 'Fare il Finardi' era un ruolo che mi stava stretto, mi sentivo un po' come quei tipi che a Disneyland devono sempre indossare il costume di Topolino. Mi sentivo quasi costretto agli arresti domiciliari, a dover riproporre sempre le stesse venti, trenta canzoni. Quando a Recanati, durante il festival Musicultura, Francesco Di Giacomo e Marco Poeta mi hanno proposto di cantare il fado mi sono sentito liberato, ho capito che la gente non mi avrebbe linciato anche se non proponevo 'Extraterrestre' e 'Musica ribelle' ".

E' tornato a "fare il Finardi" sulla scia dell'entusiasmo di Marco Lamagna, Paolo Gambino, Claudio Arfinengo e Giovanni "Giuvazza" Maggiore, il giovane gruppo di musicisti che lo accompagna da due anni e che oggi alla Santeria di Milano ha eseguito con lui sei brani dal nuovo disco (con l'aggiunta della violoncellista Federica Finardi, sua nipote ("una che non si spaventa per i volumi alti né a suonare senza spartito"). " 'Fibrillante' è cominciato in una sala prove nella strada del Drosso a Torino, zona Mirafiori: il cuore industriale e operaio della città. Lì abbiamo vomitato un sacco di idee, è esplosa la creatività, sono germogliati tanti semi. In Val di Susa avevamo registrato molte basi dal vivo, cariche di quella elettricità ed energia che si crea solo quando ci si trova a suonare tutti insieme in presa diretta. Avevamo pronte 14-15 canzoni che abbiamo fatto ascoltare a Max Casacci, che con me aveva realizzato 'Nuovo umanesimo': un po' la canzone madre di tutte quelle contenute in questo disco.Il tema è analogo, incentrato sulla descrizione di questo Nuovo Medioevo in cui pochissimi privilegiati detengono tutta la ricchezza. Anche a lui sembrava di risentire il Finardi di un tempo in queste canzoni, e mi ha incoraggiato su questa strada. Nel suo studio di registrazione Andromeda alla Vanchiglia ho trovato una nuova casa. Siamo diventati soci e partner nel progetto, non avrei avuto i soldi per pagarlo per quel che vale".

"Lo abbiamo chiuso 'a panino', in studio per fargli fare un disco alla Finardi", conferma il chitarrista dei Subsonica, ricordando che proprio un concerto di Eugenio segnò il suo battesimo del fuoco al Palasport di Torino, "E' rimasto un interprete del suo tempo come non ce ne sono. Ed era uno dei pochi, tra i cantautori storici, a usare per davvero gli strumenti, ad annullare il fuso orario con la scena internazionale. Ricordando un meraviglioso assolo di Patrizio Fariselli in 'Diesel' lo abbiamo voluto di nuovo in studio. Ho proposto una collaborazione a Tomi (Cerasuolo) e Gigi (Giancursi) dei Perturbazione, che con lui hanno scritto due brani. E per chiudere il cerchio ho voluto ci fosse anche Manuel Agnelli, milanese come lui e figura simbolica di un'altra generazione". "Abbiamo voluto tornare al suo sound, ma lui apprezza anche St. Vincent e 'Tilt' di Scott Walker. Non è rimasto fermo ai Led Zeppelin", aggiunge Giuvazza che del disco è coproduttore."Mi ha colpito la sua forte indignazione, che del disco è il punto di partenza concettuale. Quella rabbia la rivolevo sentire, e sono contento di avere contribuito a questo ritorno".

"Aggiungo al gruppo dei collaboratori il nome di Vittorio Cosma", interviene Finardi. " ' Le donne piangono in macchina' è un pezzo che avevamo scritto insieme dieci anni fa esatti. Come Fossati e Ruggeri, credo di avere il dono di raccontare le donne. E questo disco è diviso in due: le canzoni al maschile sono quasi tutte rabbiose, quelle al femminile sono calde e rassicuranti. 'Lei si illumina' racconta la luce interiore che le donne raggiungono a una certa età, quando rinunciano al gioco della seduzione e a patto che non si lascino massacrare dalla chirurgia plastica. Penso a mia madre, morta a 94 anni dopo l'ultimo gin tonic e l'ultima cena al ristorante indiano. Alla sua amica Emma di 102 anni, che ancora scende in piazza nel freddo di New York a inneggiare a Obama. E anche a mia moglie. Le donne sono così, se accanto non hanno un uomo che le spegne".

Sul versante maschile di "Fibrillante" colpisce "La canzone di Franco". "E' nata di getto, da un incontro toccante. Un giorno, con mia figlia Elettra, uscivo dal ristorante sulla circonvallazione di Milano dove andiamo spesso. Un mendicante sul marciapiede mi riconosce e mi racconta la sua triste storia: era un discografico che si occupava di promozione, credo alla Sony, e che ha perso moglie, lavoro, soldi, cominciando a bere e a farsi di cocaina. Oggi ha una figlia che non gli è più permesso vedere", racconta Finardi commuovendosi. "Credo sia una canzone importante. Ho usato un linguaggio volutamente sconnesso e ho evitato il tono polemico: molti uomini vivono questa terribile crisi con una dolorosissima perdita di senso e di dignità". Il primo singolo "Come Savonarola", invece, "esprime il senso di impotenza nei riguardi della restrizione progressiva degli spazi di democrazia. L'arena politica è diventata come un centro commerciale: l'alternativa è tra H&M e Zara, tra Coop ed Esselunga. Savonarola è un simbolo, perché ha avuto il coraggio di morire al rogo". Anche l'ultimo pezzo del disco, "Me ne vado", non lascia spazio a fraintendimenti: "Chiude un cerchio, e Fariselli è stato fantastico. E' un pezzo in puro spirito Cramps, in cui il mio recitato (in cui Finardi fa risalire le sperequazioni nella distribuzione della ricchezza all'era di Reagan e della signora Thatcher) è come una micro conferenza. La chitarra evoca Robert Fripp, a un certo punto nel microfono ho urlato Area! e i ragazzi sono partiti con una grande improvvisazione".

Ultimo tassello di quello che Finardi definisce, nella sua essenza, "un disco di lotta". "Io non mi chiamo fuori, semmai mi scandalizza che i ragazzi di oggi si indignino poco e mi stupisco non ci sia ancora un'insurrezione", dice dopo avere ricordato l'appena scomparso Pete Seeger, padre della canzone di protesta. "Trovo osceno che Marchionne guadagni quel che guadagni, che un paio di infradito possano costare tremila euro. E mi disgusta questa ricchezza in mano a pochi. Dicono che si nasce incendiari e si muore pompieri. Beh, a me è successo il contrario. Io sono rimasto sulle stesse posizioni degli anni '70, ma è il mondo che si è spostato a destra".

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