La prima "lezione" per le matricole può, dunque, avere inizio, e l'ingresso di Bennato è sottolineato da ripetuti applausi. Il tema a cui il cantautore partenopeo affida l'introduzione del suo discorso è quello dei conflitti generazionali: "Molte indicazioni sia etiche che politiche date dagli adulti sono per i giovani cose superate", dice, "per questo le nuove generazioni lamentano di non avere nulla in cui credere. Spesso, poi, i rimedi che si propongono sono peggiori dei mali, per cui attenti ai dotti, ai medici e ai potenti". Su queste parole ha inizio il concerto, che, "commissionato e confezionato ad ok per gli studenti", come spiega il Proff. Salvemini, alterna brani di repertorio a canzoni tratte dall'ultimo disco, "L'uomo occidentale".
Ad accompagnare Bennato e la sua fedele chitarra ci sono gli archi del Quartetto Flegreo e, su alcune canzoni, anche la batteria e la tastiera montate su un palco improvvisato. Ma Bennato non è proprio una matricola su quel palco, perché "nel 1976, in un periodo che adesso sembra lontano nella nostra memoria - ha ricordato il Proff. Salvemini - Bennato è stato disponibile ad organizzare proprio qui un concerto gratuito". Ricordato il legame di affetto che lega il cantautore all'Università, l'esibizione ha visto poi alternare canzoni a riflessioni: così Bennato, tra un successo e una novità, è tornato nuovamente sui temi ultimamente a lui molto cari della razza, della latitudine e dei traumi dell'uomo occidentale (vedi News), aiutandosi anche con degli schemi. "Una volta c'era un solo continente, ma niente è fermo", ha spiegato, "il processo chiamato 'deriva dei continenti' dimostra che tutto cambia. La terra, però, è una, come una è la razza: quella umana. A distinguerci non è un problema di buoni e cattivi, ma solo di latitudine".
Altri temi della lezione sono stati: l'America, definita da Bennato "madre e matrigna, croce e delizia allo stesso tempo" ("speriamo che da lei arrivi la cultura e non il clamore delle armi", ha aggiunto), la bandiera alla quale dice di essere insofferente, fino alle religioni, che "invece di unire i popoli sembrano dividerli". Non manca qualche parola sul suo percorso artistico iniziato con una porta in faccia e tanta gavetta, ma il resto è buona musica: "Mangiafuoco", "Il gatto e la volpe", "Le ragazze fanno grandi sogni" e tante altre canzoni. Sul finale Bennato chiama Fabio Volo a raggiungerlo sul palco: i due cantano insieme "Il rock del capitan Uncino" e Volo si cimenta anche in un accompagnamento con l'armonica a bocca.