NEWS   |   Industria / 24/01/2014

Prince, offensiva a tutto campo contro il Web: querela milionaria a dieci fan

Prince, offensiva a tutto campo contro il Web: querela milionaria a dieci fan

Che Prince non fosse esattamente un entusiasta della Rete e delle relative modalità di diffusione musicale non è una novità: già in passato il Purple One aveva tuonato - in persona o per mezzo dei suoi legali - facendo rimuovere le proprie opere dalle principali piattaforme di media sharing (Youtube su tutte): le ultime sortite con le 3rdEyeGirl, con una manciata di nuovi singoli diffusi via Soundcloud, avevano fatto pensare ad un - seppur parziale - riavvicinamento del cantante e compositore al Web e ai suoi abitanti.

Ci sbagliavamo. Sul mandato dell'artista in persona l'avvocato Rhonda Trotter dello studio legale Kaye Scholar LLP ha depositato presso il tribunale del distretto della California del Nord, in data 16 gennaio 2014, una querela nei confronti di dieci persone (indicate in parte con nome e cognome, in parte come "doe" - anonimo - con associato un nickname) ree, si legge nel documento - pubblicato integralmente da Antiquiet e consultabile a questo indirizzo - di aver diffuso senza autorizzazione sue composizioni (o materiale audio-visivo riconducibile a lui) senza autorizzazione, e quindi violando il diritto d'autore.

In sostanza, la mossa di Prince è volta a stroncare - molto probabilmente seguendo la vecchia massima maoista del "colpirne uno per educarne cento" - la comunità online dei bootlegger, ovvero degli appassionati in possesso di registrazioni live più o meno amatoriali (o comunque non autorizzate dal management dell'artista): la cerchia di fan - dei quali i vari "doe" indicati nella querela fanno parte - nella maggior parte dei casi non lucrano sul materiale in loro possesso, limitandosi a scambiarlo con quello dei propri interlocutori, per mezzo di gangli digitali (e uno dei citati nella querela è proprio l'amministratore di una pagina Facebook nata come hub per lo scambio di bootleg) in grado di smistare ai quattro angoli del globo registrazioni audio, video e - in alcuni casi - anche materiale da studio inedito sfuggito in qualche modo al controllo dell'entourage della voce di Minneapolis.

La querela, al proposito, è ricca di dettagli: tra le 363 violazioni individuate dallo staff legale alle dipendenze di Prince sono segnalate, tra le altre, tanto macroscopiche vene come la disponibilità online di 49 versioni di "Pussy control", quanto piccole e apparentemente innocue presenze come un estratto da trenta secondo di "Cosmic day". La citazione in giudizio si chiude con la richiesta di danni, che ammonta ad un milione di dollari americani per ogni citato in giudizio.

Una mossa reale, questa, o - piuttosto - un segnale (forte) alla propria comunità di fan? Tecnicamente, il documento depositato è una denuncia contro ignoti, e quindi - se alla segnalazione non dovessero seguire indagini volte all'identificazione dei querelati - difficilmente le richieste del cantante potrebbero avere un seguito. Del resto, Prince non è nuovo a fare quello che artisti e discografici, nella maggior parte dei casi, considerano l'ultimo tabù, ovvero inamicarsi la propria fan base: già sei anni fa il Purple One intimò a diversi siti non ufficiali di rimuovere dai propri server non solo il materiale audio, ma persino le foto, accusandoli di "fornire informazione errate" circa il suo conto e la sua attività. Arrivò anche una replica, da parte dei minacciati, raggruppatisi sotto la sigla "Prince Fans United", che si appellarono addirittura primo emendamento della costituzione statunitense, quello che - tra le altre cose - garantisce la libertà di parola ai cittadini americani. E che si dissero pronti ad andare fino in fondo, anche a costo di andare incontro a un processo. Processo che, tuttavia, non fu mai celebrato: il cantante, alla fine, preferì rispondere con un brano, "PFunk", poi intitolato "F.U.N.K." e messo in vendita su iTunes.

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