EMI-Warner: le indies non ci stanno e allertano Bruxelles

EMI-Warner: le indies non ci stanno e allertano Bruxelles
L'eventualità di un futuro matrimonio tra EMI e Warner, emersa nuovamente in superficie in questi ultimi giorni (vedi News), non piace alle etichette indipendenti europee. E la Impala, l'associazione internazionale che riunisce le “indies” del Vecchio Continente con oltre 1.800 associati, si dichiara pronta a dare battaglia davanti agli organi antitrust, semmai le trattative tra le due major dovessero sfociare in una fusione societaria. Il timore, ovvio, dell'organizzazione di categoria è che l'accorpamento della terza e quarta casa discografica al mondo riduca ulteriormente gli spazi di manovra di chi opera da indipendente nel settore. “I problemi dell'industria musicale”, ha detto alla Reuters il vice segretario generale di Impala Helen Smith, “non si risolvono con un'altra fusione. La crisi attuale è già il prodotto di una concentrazione eccessiva del mercato, e un altro 'merger' finirebbe per esacerbare questa situazione”: tanto che, ha aggiunto la Smith, esponenti dell'associazione si sono già incontrati a Bruxelles con i “vigilantes” del mercato unico capeggiati dall'italiano Mario Monti.
EMI e Warner, che nel frattempo continua a discutere di un'eventuale joint venture anche con la tedesca BMG (vedi News), avevano già tentato di unire le forze tre anni fa (vedi News): ed erano state proprio le autorità anti-monopoli, allora, a bloccare i loro sforzi, anche in seguito alle pressioni e alle raccomandazioni ricevute dal mondo discografico indipendente. Warner ed EMI, se dovessero fondersi tra loro in questo momento, finirebbero per controllare una quota di mercato prossima al 24 %, seconda solo a quella di Universal Music (che detiene oggi quasi il 26 %, vedi News). E il settore indipendente, sostengono i diretti interessati, finirebbe per soffrire inevitabilmente della presenza di un altro colosso musicale pigliatutto.
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