Gene Simmons (Kiss): 'I download danneggiano intrinsecamente le nuove band'

Il bassista e cantante dei Kiss - ossia il linguacciuto (nel senso sia di loquacità, che di lunghezza proverbiale della sua lingua) Gene Simmons - ha nuovamente espresso la sua opinione sul fenomeno dei download illegali, aggiungendo un tassello a un dibattito che, piaccia o no, è ormai invecchiato e ha perso chiaramente in importanza, alla luce delle evoluzioni tecnologiche e di mercato.

Parlando con la versione britannica di Metal Hammer, Simmons ha dichiarato: "Credo ancora che il download sia un crimine. E la cosa triste è che i fan sono quelli che stanno uccidendo ciò che amano: la grande musica. Caz*o, facendo così privi le nuove grandi band di un'occasione. Quanto abbiamo perso, noi, per via dei download illegali? Sicuramente decine di milioni. Ma con tutto quello che guadagniamo con il licensing e il merchandising, ce la passiamo bene".
A margine, è interessante notare come il discorso che Simmons fa per condannare il download, sia molto simile a quello di chi lo difende - ossia quegli artisti che scelgono di donare la loro musica oppure lasciare che i fan la paghino quanto desiderano, puntando invece sul merchandising e i concerti come fonte di introito... chissà che il buon Gene, da qui a qualche anno, non cambi idea...

Simmons poi, in un'intervista video molto recente, ha parlato del fenomeno dei talent show, correlandolo a quello dei download: "Credo siano positivi, perché le etichette discografiche sono nel caos ma anche il download è nel caos. Le volpi sono entrate nel pollaio e adesso la gente si domanda perché sono rimaste così poche galline. Tutto perché avete lasciato i vostri ragazzini liberi di entrare e rubare tutto, così le etichette muoiono e i nuovi gruppi non hanno chance. Un nuovo gruppo deve sfruttare ogni occasione al mondo, e se questo significa andare a 'X Factor' o 'American Idol', che lo faccia. Pochi di loro sopravviveranno. Il vecchio modello della casa discografica che investe denaro per promuoverti è finito. Non ne soffrono le grandi band. A me non cambia la vita. Facciamo cento concerti e tiriamo su più soldi di molti Paesi del Terzo Mondo. Ma il prossimo Elvis o i prossimi Beatles hanno grosse difficoltà a cominciare, oggigiorno".



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