Sanremo 2014, le case discografiche: 'Per noi è ancora una chance importante'

Sanremo 2014, le case discografiche: 'Per noi è ancora una chance importante'

Le classifiche di fine anno pubblicate dalla FIMI e compilate sulla base dei dati raccolti da GfK parlano chiaro (vedi l'articolo appena pubblicato su Rockol): il Festival di Sanremo non è più - da diversi anni - un propulsore infallibile del mercato né un moltiplicatore automatico delle vendite di dischi (album e singoli), ed è persino un esercizio pleonastico tentare di calcolare quanto incida ogni anno sul fatturato dell'industria musicale.

Votate giocoforza al pragmatismo e alla presa d'atto di una situazione che negli anni si è di molto modificata, le case discografiche ne sono pienamente consapevoli. A cominciare dalla Sony Music, che lo scorso anno in riviera fu la maggiore protagonista sia in termini di presenze tra "Campioni" e "Giovani" sia per la vittoria conseguita da "L'essenziale" di Marco Mengoni, il cui album "#PRONTOACORRERE" ha finito per vendere - tra edizione originale e "repackaging" - la non indifferente cifra di 120 mila copie. "Pur uscendo a una certa distanza dal festival", ricorda l'executive director commercial della major Giuseppe Dominici, "quel disco è rimasto in classifica a lungo e ha dato occasione a Mengoni di portare in tour uno spettacolo bello e di successo. Sanremo è anche servito a consolidarne il brand dopo un album non altrettanto fortunato e a confermarlo tra gli artisti più importanti e di maggior talento del panorama italiano".

Dunque salire sul palco dell'Ariston può ancora essere utile... "Dipende da artista ad artista, da anno ad anno", spiega Dominici. "Certo non è più il Sanremo di una volta, dove si presentavano venti artisti nella speranza che vendessero tutti. Ma rimane un palcoscenico immenso e un'occasione da non perdere, se si vuole far conoscere al pubblico un nuova proposta di qualità. Non garantisce a priori risultati commerciali positivi, ma a volte - come nel caso, appunto, di Mengoni - può fare la differenza". Non è successo per gli altri artisti Sony in gara, però: "Ogni disco fa storia a sé. Con il loro 'Album biango' Elio e le Storie Tese sono usciti molto in ritardo rispetto al Festival, e questo ne ha pregiudicato in parte i risultati. Il motivo è semplice, e riguarda anche altri artisti che hanno partecipato all'ultima edizione del Festival: garantire la qualità del prodotto è più importante che rispettare i tempi di pubblicazione previsti. Oggi si lavora molto di più sulla selezione dei brani, sulla produzione e sugli arrangiamenti, e se il disco non è pronto alla scadenza programmata ce ne si fa una ragione. Tanto che quest'anno i dischi dei nostri artisti in gara - Francesco Renga, Noemi e Giusy Ferreri, più Rocco Hunt tra i giovani - non usciranno immediatamente a ridosso della manifestazione. Forse con Chiara Galiazzo, l'anno scorso, non è andata esattamente così e il disco, pur di valore, è stato realizzato fin troppo in fretta. Il vincitore dell'ultima edizione di X Factor, Michele Bravi, non è stato neppure proposto a Sanremo: passare da un talent show al palco del Festival in pochi mesi, secondo me, comporta più rischi che potenziali benefici".

Un dato allarmante effettivamente emerso nell'edizione 2013 è rappresentato dagli scarsi riscontri commerciali conseguiti dai "nuovi talenti". Dominici concorda: "Non credo che Sanremo possa più essere inteso come un talent show da cui escono artisti nuovi: di talent ce ne sono anche troppi in giro, più attraenti, aggiornati e con una maggiore presa sul pubblico. Non si può andare allo sbaraglio, lo stesso Rocco Hunt è un artista già ben radicato sul territorio, che con noi ha già fatto un mini album ottenendo buoni risultati su iTunes e numerose visualizzazioni su YouTube. E' un nome già conosciuto che si è fatto una discreta gavetta".

Vincitrice della sezione "Giovani" 2013 con Antonio Maggio, la Universal è stata l'unica casa discografica, l'anno scorso, a portare un nome nuovo uscito da Sanremo nella Top 100 annuale dei singoli più venduti. "Abbiamo venduto circa diecimila copie di 'Mi servirebbe sapere': un buon successo, anche in digitale", spiega il direttore commerciale Massimo Battaglia. "Detto questo, bisogna riconoscere che se l'attenzione mediatica su Sanremo resta fortissima, quella del pubblico che acquista i prodotti musicali si è molto affievolita. Ad Antonio la vittoria al Festival è servita per acquisire notorietà, e lo ha aiutato a procurarsi ingaggi per un'estate fitta di concerti. Ma in termini di vendite, purtroppo, le cose non sono più come una volta". Neanche per i 'big'. "Ormai Sanremo genera vendite soddisfacenti per due, massimo tre artisti all'anno. Certo non fa la differenza come accadeva quindici anni fa". E' scaduta la manifestazione? "No, la colpa non è di Sanremo. Sono i modi di fruizione della musica che sono cambiati e si sono frammentati, e il pubblico è diventato più distratto. Ricordo i tempi in cui l'arrivo di un ospite internazionale importante ti obbligava ad approvvigionare immediatamente i negozi con diecimila copie del suo album. Oggi la musica si ascolta su YouTube e sul telefonino: non c'è più quel tipo di focalizzazione e l'attenzione è scemata".

Ciò nonostante Universal si ripropone quest'anno al festival con due "Giovani", The Niro e Veronica De Simone, e tre "Campioni", Francesco Sarcina, Giuliano Palma e Cristiano De André (o forse quattro, potrebbe aggiungersi una distribuzione). Decisamente più dell'anno scorso, quando la presenza della major leader di mercato fu piuttosto ridotta. "Sono le circostanze, e le scelte della commissione artistica, a determinare di anno in anno il 'peso' e la presenza delle varie etichette. Siamo una casa discografica e ogni anno riteniamo necessario presentare a Sanremo un certo numero di artisti, tra cui un congruo numero di giovani". Ne vale ancora la pena? "Sì, perché Sanremo resta una delle poche trasmissioni televisive che ancora danno spazio alla musica in prima serata. Condiziona ancora i nostri piani di pubblicazione, nel senso che stiamo attenti a non bruciare altri dischi di artisti italiani nell'arco di quelle due settimane che catalizzano tutta l'attenzione dei media e del mercato".

E' della stessa opinione anche Sauro Rossi, direttore vendite della Warner Music che a sua volta, lo scorso anno, ha vissuto un Sanremo da "seconda linea" (se si escludono i dischi della distribuita Sugar e la compilation). "Si cerca sempre di andarci in maniera adeguata, al Festival, in funzione dei progetti e delle carte che l'azienda ha da giocare". Anche se i risultati rischiano di non essere eclatanti. "Non dimentichiamoci che un punto forte di Sanremo resta la compilation", dice Rossi. "Lo scorso anno, in edicola e nei canali tradizionali, l'abbiamo distribuita noi e i risultati sono stati ragguardevoli, intorno alle 60 mila copie. Quanto ai singoli artisti, il caso di Mengoni dimostra che al Festival vale comunque la pena di andarci, anche se a volte al grande interesse iniziale non fanno poi riscontro vendite altrettanto importanti: l'anno scorso qualcosa del genere è successo a Elio e Le Storie Tese".

Per il secondo anno consecutivo Warner propone a Sanremo Renzo Rubino, talento emergente che nel 2013 non è riuscito a sforare la Top 100 FIMI. "Non dimentichiamo che prima del Festival, dove tra l'altro ha vinto il premio della critica, era un perfetto sconosciuto", ricorda Rossi. "E nel momento in cui ci si presenta su un grande palcoscenico come quello da perfetti sconosciuti può succedere di tutto. Noi crediamo che per Antonio Sanremo sia stato l'inizio di un percorso artistico ancora tutto da scrivere. Quest'anno torna all'Ariston con un progetto che riteniamo ancora più importante e staremo a vedere che cosa succederà".

Presenza fissa al Festival è la Sugar di Caterina Caselli e Filippo Sugar, che quest'anno ripropone Raphael Gualazzi in un'inedita coppia con Bloody Beetroots. "E senza un album nuovo da promuovere", sottolinea Sugar. "L'importante è andarci, a Sanremo, quando si pensa di avere un'idea da proporre". "Non sono un detrattore del Festival, anzi continuo a difenderlo", spiega. "Ce lo invidiano in tutto il mondo e ritengo che rimanga un'opportunità importante per la promozione della musica italiana. Che funzioni o meno dipende da tante cose: il brano, la performance... sono tante le variabili in gioco. Per ottenere un risultato importante dal punto di vista delle vendite Sanremo non è sufficiente, ci vuole anche altro. Ma se vogliamo dare qualche chance ad artisti non propriamente televisivi o radiofonici, il Festival è l'unico posto in cui potersi esprimere davanti a una platea importante. E' un appuntamento fondamentale che offre spazio a una varietà di proposte; altre trasmissioni sono molto più rigide sotto il profilo del format e del target".

Lo scorso anno, Malika Ayane e Gualazzi si sono piazzati immediatamente a ridosso del podio, senza però "sfondare" in classifica..."Siamo piuttosto realisti, il mercato italiano oggi è quello che è e non è automatico che artisti non esattamente mainstream riescano ad arrivare a grandi risultati di vendita. Noi siamo soddisfatti: l'ultimo album di Raphael era un disco particolare, prodotto interamente da lui e caratterizzato anche da sonorità elettroniche. Siamo riusciti a fare un grosso lavoro anche al'estero, il disco è uscito in Francia e sta per essere pubblicato in Germania. E per lui è stata una tappa importante: poteva andare anche meglio, indubbiamente, ma non è Sanremo ad avere influito in negativo. Quanto a Malika, il suo album era un repackaging a cui il singolo sanremese scritto da Giuliano Sangiorgi ha consentito di vivere una vita molto più lunga rimanendo in classifica fino alla fine dell'estate: senza la vetrina di Sanremo probabilmente non sarebbe successo".

Perché i giovani faticano a emergere, invece? "Da quel punto di vista, forse, esiste un problema di format", risponde Sugar. "Oggi non è più possibile presentarsi a Sanremo da perfetti sconosciuti e sperare che succeda qualcosa. Tre esibizioni intorno alla mezzanotte, se non dopo, non bastano a lanciare un progetto che parte da zero. Bisognerebbe, se possibile, avere ancora un po' più di coraggio, far ascoltare le canzoni al pubblico prima del Festival non è probabilmente un accorgimento sufficiente. Per garantire ai giovani un minimo di visibilità bisognerebbe lavorare di anticipo, come mi sembra di ricordare fece Pippo Baudo l'anno che si presentarono Giorgia e Andrea Bocelli. E poi bisogna avere la fortuna di scovare proposte artistiche interessanti. Negli ultimi anni, forse, questo non è successo".

(Alfredo Marziano)

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