Il presidente IFPI scrive a Google: 'Più rispetto per il copyright'

Raggiunto il traguardo dei 100 milioni di notifiche antipirateria inviate a Google, la federazione internazionale dei discografici IFPI torna all'attacco del colosso di Mountain View accusandolo ancora una volta di non fare abbastanza per frenare la circolazione di musica illegale sul web. In una lettera aperta, la presidente dell'IFPI Frances Moore ricorda che "negli ultimi due anni e mezzo abbiamo informato più di 100 milioni di volte il motore di ricerca più importante del mondo del fatto che esso continua a fornire link a siti che offrono musica in spregio dei copyright senza pagare nulla ad artisti, autori e case discografiche".

"Con la sua capitalizzazione di mercato di oltre 370 miliardi di dollari", continua la Moore, "Google continua a dirigere gli utenti di internet verso fonti illegali di musica: ciò danneggia non solo l'industria discografica, i cui ricavi sono crollati del 40 per cento nell'ultimo decennio a 16,5 miliardi di dollari, ma anche gli oltre 500 servizi autorizzati di musica digitale che nel mondo offrono agli stessi utenti fino a 30 milioni di canzoni. Come possono tali imprese legittime raggiungere il loro pieno potenziale se il più grande motore di ricerca del mondo non li colloca al di sopra delle piattaforme pirata nei suoi risultati di ricerca?".

Da queste premesse il presidente IFPI prende le mosse per stilare un elenco di richieste: "1) Realizzare la mirabile promessa di degradare i siti che ricevono notifiche di pirateria in grande quantità; 2) Assicurarsi che il "take down" di una canzone sia efficace e non significhi una rimozione temporanea che due secondi dopo viene rimpiazzata; 3) Aiutare in modo più concreto i consumatori a trovare fonti leggittime di musica - ad esempio utilizzando un'icona per indicare i siti autorizzati; 4) Cambiare il modo di funzionamento della funzione di ricerca "auto-complete" cosicché non indirizzi più gli utenti verso i siti pirata; 5) Assicurarsi che la politica stabilita a proposito di chi viola ripetutamente la legge sia incisiva : com'è possibile che dopo milioni di notifiche inviate allo stesso sito ciò non abbia un effetto sui risultati di ricerca?

Dopo avere ricordato che la stessa Google ha lanciato un suo servizio di streaming musicale "autorizzato dalle case discografiche, e che ha attratto molte lodi", la Moore aggiunge che "nel mondo l'industria discografica investe 4 miliardi e mezzo di dollari all'anno nello sviluppo, nella scoperta e nella promozione di artisti", così da assicurare "una continua offerta di nuovi contenuti che spingono il pubblico a interessarsi ai servizi digitali e a utilizzare i nuovi prodotti dell'elettronica di consumo". "Per permettergli di continuare a farlo", conclude, "società tecnologiche leader come Google debbono dimostrare un maggiore rispetto per le leggi sui copyright. Se se la sentono di fare questo passo, insieme potremo costruire un mercato digitale sostenibile che continuerà a offrire in tutto il mondo grande musica e una fantastica user experience ai consumatori".

    Raggiunto il traguardo dei 100 milioni di notifiche antipirateria inviate a Google, la federazione internazionale dei discografici IFPI torna all'attacco del colosso di Mountain View accusandolo ancora una volta di non fare abbastanza per frenare la circolazione di musica illegale sul web. In una lettera aperta, la presidente dell'IFPI Frances Moore ricorda che "negli ultimi due anni e mezzo abbiamo informato più di 100 milioni di volte il motore di ricerca più importante del mondo del fatto che esso continua a fornire link a siti che offrono musica in spregio dei copyright senza pagare nulla ad artisti, autori e case discografiche".

    "Con la sua capitalizzazione di mercato di oltre 370 miliardi di dollari", continua la Moore, "Google continua a dirigere gli utenti di internet verso fonti illegali di musica: ciò danneggia non solo l'industria discografica, i cui ricavi sono crollati del 40 per cento nell'ultimo decennio a 16,5 miliardi di dollari, ma anche gli oltre 500 servizi autorizzati di musica digitale che nel mondo offrono agli stessi utenti fino a 30 milioni di canzoni. Come possono tali imprese legittime raggiungere il loro pieno potenziale se il più grande motore di ricerca del mondo non li colloca al di sopra delle piattaforme pirata nei suoi risultati di ricerca?".

    Da queste premesse il presidente IFPI prende le mosse per stilare un elenco di richieste: "1) Realizzare la mirabile promessa di degradare i siti che ricevono notifiche di pirateria in grande quantità; 2) Assicurarsi che il "take down" di una canzone sia efficace e non significhi una rimozione temporanea che due secondi dopo viene rimpiazzata; 3) Aiutare in modo più concreto i consumatori a trovare fonti leggittime di musica - ad esempio utilizzando un'icona per indicare i siti autorizzati; 4) Cambiare il modo di funzionamento della funzione di ricerca "auto-complete" cosicché non indirizzi più gli utenti verso i siti pirata; 5) Assicurarsi che la politica stabilita a proposito di chi viola ripetutamente la legge sia incisiva : com'è possibile che dopo milioni di notifiche inviate allo stesso sito ciò non abbia un effetto sui risultati di ricerca?

    Dopo avere ricordato che la stessa Google ha lanciato un suo servizio di streaming musicale "autorizzato dalle case discografiche, e che ha attratto molte lodi", la Moore aggiunge che "nel mondo l'industria discografica investe 4 miliardi e mezzo di dollari all'anno nello sviluppo, nella scoperta e nella promozione di artisti", così da assicurare "una continua offerta di nuovi contenuti che spingono il pubblico a interessarsi ai servizi digitali e a utilizzare i nuovi prodotti dell'elettronica di consumo". "Per permettergli di continuare a farlo", conclude, "società tecnologiche leader come Google debbono dimostrare un maggiore rispetto per le leggi sui copyright. Se se la sentono di fare questo passo, insieme potremo costruire un mercato digitale sostenibile che continuerà a offrire in tutto il mondo grande musica e una fantastica user experience ai consumatori".

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