Tornano gli Starsailor: 'Siamo cresciuti in fretta'

C'è la maturità precoce di James Walsh (cantante, autore e frontman appena ventiduenne, e già padre di famiglia) nel nuovo disco degli Starsailor, “Silence is easy”, in uscita lunedì prossimo, 15 settembre.

C'è una band rodata da concerti e mesi di vita on the road, desiderosa di arricchire il suo suono da “guitar band” con nuovi colori vocali e strumentali, backing vocals sovraincisi e ariose sezioni d'archi. E c'è, naturalmente, Phil Spector, l'enigmatico e geniale music maker americano che (prima dei noti fatti di cronaca nera che lo hanno coinvolto) si era convinto ad abbandonare per qualche settimana il suo eremo di Los Angeles proprio per produrre due tracce del loro nuovo disco (vedi News). I ragazzi, però, mettono le mani avanti: è solo la ciliegina su una torta che gli Starsailor avevano già confezionato per proprio conto, avendo le idee ben chiare sulla direzione da prendere. “In fondo siamo stati fortunati”, hanno raccontato a Rockol Walsh e James Stelfox, bassista del gruppo. “Altre band che al debutto hanno avuto più successo di noi, come gli Strokes, devono sopportare una pressione superiore alla nostra. Noi invece abbiamo avuto il tempo di crescere, musicalmente e come persone. 'Silence is easy' è più interessante di 'Love is here' perché noi stessi, oggi, conduciamo delle esistenze più interessanti”. .


E il nuovo album, racconta James, è molto autobiografico. “E' più facile per me, lo ammetto, scrivere canzoni personali piuttosto che canzoni politiche. Lo hanno già fatto altri, e molto meglio di come possa farlo io: Bob Dylan, John Lennon, Neil Young. Mentre, ovviamente, posso parlare con cognizione di causa degli argomenti che riguardano me stesso….”.

Lennon e McCartney sono stati una presenza incombente sulle registrazioni dell'album, avvenute nei mitici studi di Abbey Road, consigliati dallo stesso Spector che vi aveva lavorato in passato.

Ma restano annidate oltre Atlantico le passioni musicali di Walsh, che cita Tim Buckley (naturalmente) e il figlio Jeff, Dion DiMucci e Johnny Cash, Kris Kristofferson e Gram Parsons tra le sue fonti di ispirazione (di quest'ultimo gli Starsailor hanno registrato una versione di “Hot Burrito #1”, destinata alla colonna sonora di un film tratto dalla romanzesca autobiografia del manager Phil Kaufman). “C'è qualcosa di caldo, naturale, assolutamente privo di sforzo nelle loro voci”, spiega Walsh. “E poi noi siamo cresciuti nel mito e nella musica americana: Springsteen, Jackson Browne, Crosby Stills Nash & Young”. Sì, ma Spector? Walsh e Stelfox non alimentano i pettegolezzi. “Con noi non si è comportato in modo strano, a parte l'abitudine di registrare di notte e di indossare sempre lo stesso abito, in studio. Ci ha regalato un delizioso suono 'old school', soprattutto sulle percussioni, che nessuno riproduce più. Noi, in cambio, gli abbiamo insegnato qualcosa sull'uso dei Pro Tools e sulle nuove tecnologie di registrazione. Lavorare con lui è stata un'esperienza speciale: al di là di quello che è successo dopo, non crediamo che sia ripetibile”. Il resoconto completo dell'intervista agli Starsailor verrà pubblicato il prossimo lunedì da Rockol.

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