Musica e diritti: SCF tratta con TV locali e catene commerciali

Chiuso il capitolo dei contenziosi televisivi (prima con Match Music, più recentemente con Rete A All Music, vedi News), la società che provvede a raccogliere denaro dagli utilizzatori di musica registrata (per conto del 90 % delle imprese discografiche italiane: gli altri “collettori”/distributori autorizzati di diritti sono AFI, CMI, Audiocoop e, per le royalty sulla copia privata, la stessa SIAE), sposta il bersaglio. Il nuovo fronte “caldo”, oltre alle televisioni locali (trattative sono in corso con le associazioni di categoria FRT e AER), riguarda i pubblici esercizi che diffondono musica nei locali adibiti alla vendita: un altro confronto duro, dopo quelli con radio e TV, che ha innescato azioni giudiziarie tuttora pendenti nei confronti di “clienti” importanti come Benetton, McDonald's e soprattutto Rinascente. “Ma le trattative con la FAID/Federdistribuzione, la branca della Confcommercio a cui aderiscono le grandi catene al dettaglio, sono ad uno stadio molto avanzato e possiamo dire che le prospettive, oggi, sono finalmente rosee”, ha dichiarato a Rockol Saverio Lupica, ex uomo Mediaset che dal giugno dell'anno scorso ha assunto la direzione generale di SCF (vedi News). “Qualche soggetto, come Max Mara, ha subito optato per una transazione, piuttosto che insistere nella vertenza, e la federazione ha quantomeno accettato il principio che l'uso della musica nei locali pubblici deve essere pagato. Sul 'quanto', invece, ci sarà sicuramente da battagliare ancora. Anche perché in Italia non ci sono precedenti a cui rifarsi per il calcolo delle tariffe come succede invece in Inghilterra, il paese più avanzato da questo punto di vista. Lì qualunque pub, quando apre, si rivolge direttamente alla PPL, l'SCF locale, per sapere quanto deve versare”. “Accordandoci con le catene”, sostiene Lupica, “non solo regolarizzeremo i punti vendita che hanno più peso economico ma creeremo un precedente che anche altri, auspicabilmente, decideranno di seguire. Non possiamo realisticamente pensare, per ora, di andare a bussare alla porta del singolo bar o negozio di parrucchiere che diffonde musica nei suoi locali, anche se esiste una circolare del 2001 che ha informato i commercianti italiani dell'esistenza di questo diritto. Su 10 mila esercizi hanno risposto, chiedendo di essere regolarizzati, in 32. E' evidente dobbiamo pensare a fare un passo per volta” (anche per quanto riguarda il commercio specializzato: se Messaggerie Musicali paga la SCF per diffondere musica in negozio, non altrettanto hanno fatto finora catene come Virgin e Fnac).
Regolarizzata la situazione di gran parte del settore radiofonico e dell'emergente mercato televisivo satellitare (per radio e TV esiste un decreto ministeriale del 1975 che fissa le tariffe al 2 % dei ricavi: ma le contrattazioni tra le parti si assestano su aliquote minori), la SCF si fa i conti in tasca: 19 milioni di euro circa gli introiti stimati per il 2003 (che devono remunerare anche gli artisti). Il futuro, invece, guarda soprattutto in direzione della telefonia mobile, della radio/TV digitale (che dovrebbe moltiplicare in teoria il numero dei canali/utilizzatori) e del Webcasting, di questi tempi oggetto di duri scontri negli USA (vedi News). “Per ora, in Italia, il nostro mandato riguarda il solo simulcasting (la diffusione sul Web in simultanea con quella via etere)”, ricorda Lupica. “Ma a giorni, in occasione del prossimo cda, si discuterà dell'affidamento a SCF della gestione del Webcasting non interattivo e delle musiche sui telefonini: con l'Umts, infatti, si possono trasmettere le registrazioni originali delle canzoni e dunque entrano in gioco altri diritti connessi. Anche se la legge esiste dal 1975, come si vede siamo solo agli inizi del lavoro”.
Music Biz Cafe Summer: Covid-19, le sfide di artisti e discografici
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.