Il taglio-prezzi della Universal: reazioni e retroscena

Com'era previsto e prevedibile, la decisione della Universal americana di abbattere del 25-30 % i prezzi al pubblico dei suoi CD (vedi News) sta già provocando un mare di commenti, dibattiti e reazioni a catena negli Stati Uniti. Soprattutto tra i commercianti di dischi, mentre le major rivali restano, per ora, ad osservare in silenzio l’evolversi degli eventi.

Le maggiori catene specializzate e non, come Virgin, Tower Records, BestBuy o Wal-Mart, hanno assunto un atteggiamento di estrema cautela, riservandosi di riflettere e di acquisire maggiori informazioni sul programma (che ha anche un nome: JumpSTART) prima di emettere un giudizio; altri operatori hanno accolto con esplicito favore il tentativo della major di riportare i consumatori nei negozi e qualcuno, come Borders, ha già anticipato che probabilmente riuscirà a vendere i CD della Universal sotto la soglia dei 10 dollari.

Ma i negozi indipendenti la vedono diversamente, e sottolineano i risvolti meno noti dell’operazione per spiegare che difficilmente avranno la possibilità di aderire all’iniziativa.

Il listino scontato di Universal (che prevede un taglio del 25 % e oltre sui prezzi “suggeriti” al pubblico, da 18,98 a 12,98 dollari, a partire dal 1 ottobre, vedi News) non sarà accessibile, infatti, a tutti i rivenditori, ma solo a quelli che accetteranno di dedicare ai prodotti della major almeno il 25 % dello spazio disponibile negli scaffali, e almeno il 33 % delle iniziative di marketing e promozione che hanno luogo sul punto vendita (vetrine, cartonati, postazioni di ascolto). Per recuperare i margini intaccati dalla riduzione dei prezzi e poter pubblicizzare adeguatamente la sua iniziativa presso il pubblico, la Universal ha anche deciso di bloccare i contributi finanziari alle iniziative pubblicitarie e promozionali sostenute dai negozi, eliminando contemporaneamente gli sconti tradizionalmente concessi ai clienti abituali. In una lettera aperta ai media americani il presidente della Coalition of Independent Music Stores Don VanCleave sostiene che sarà praticamente “impossibile, per i negozi indipendenti, aderire alle condizioni di Universal”. “Essere indipendenti – scrive VanCleave - significa appunto scegliere quali prodotti promuovere basandosi sui gusti dei consumatori e non sulle priorità delle etichette. Ero felice che qualcuno avesse finalmente mostrato il coraggio di fare un passo in questa direzione”, ha concluso il presidente della CIMS, “ma ora sono molto perplesso”. .

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