YouTube, TuneCore e INDmusic: il pasticcio delle 'monetizzazioni'

Il tentativo di "monetizzare" quanto più possibile i video di YouTube, riporta Alex Pham su Billboard, sta generando alcune situazioni paradossali, evidenziate via Twitter e altri social network da numerosi artisti indipendenti molto irritati dalla situazione: come Gavin Dunne, un compositore specializzato in musiche per videogiochi il cui canale YouTube è stato recentemente inondato da richieste di compenso economico, equivalenti al 20 per cento dei ricavi pubblicitari generati dai suoi video, provenienti da una società, INDmusic, che agiva in suo nome ma a sua insaputa e senza il suo consenso. "L'ironia della cosa", ha spiegato l'artista a The Escapist, "è che quelle richieste sono state effettuate per mio conto a riguardo di canzoni che io stesso ho scritto ed eseguito". Secondo un altro sito, Giant Bomb, anche Terry Cavanaugh - a sua volta compositore e sviluppatore di giochi - si è trovato nella stessa situazione, lamentandosi anche del tentativo di ricavare denaro da video di terzi che usano o recensiscono la sua musica e su cui lui non aveva alcuna intenzione di interferire.

L'origine della bizzarra situazione risiede in un accordo che il distributore di musica digitale TuneCore ha siglato il mese scorso con la società specializzata INDmusic al fine di trarre benefici economici dai video postati su YouTube: in sostanza quest'ultima ha ricevuto il mandato di esplorare la piattaforma per rintracciare e "flaggare" i filmati che contengono musica di proprietà di artisti associati a TuneCore, senza fare distinzioni tra quelli postati dagli stessi autori o da utenti terzi (il cosiddetto "user generated content"). Le procedure messe in atto da YouTube consentono agli uploaders di contestare le rivendicazioni di copyright, innescano un processo che blocca la raccolta degli introiti pubblicitari fino a quando il conflitto è stato risolto: è questa la strada seguita tanto da Dunne che da Cavanaugh, che sono riusciti a fare inserire i loro canali personali in una "lista bianca" esentata dalla rivendicazione del 20 % dei ricavi. INDmusic e TuneCore, attraverso un portavoce, hanno replicato che le società stanno semplicemente cercando di aiutare gli artisti a guadagnare di più dalla diffusione della loro musica su YouTube.

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