Usa, lanciato il sito bop.fm: 'Tutta la musica digitale in un solo link'

Shehzad Daredia e Stefan Gomez, giovani imprenditori che a San Francisco si sono specializzati nella gestione dei metadata e nello sviluppo di motori di ricerca e piattaforme di aggregazione "verticali", si sono messi in testa di applicare le loro competenze anche al complesso e intricato settore della musica digitale lanciando bop.fm, un sito musicale che si propone di consentire agli appassionati di musica di condividere canzoni con gli amici indipendentemente dal servizio che usano o a cui sono abbonati. La piattaforma, spiega Alex Pham di Billboard in un articolo-intervista di presentazione, aggrega i dati di servizi musicali come Spotify, YouTube, SoundCloud e Rdio e di negozi di download come iTunes, Amazon e Google Play permettendo all'utente di riprodurre musica senza necessità di una preventiva registrazione e di condividerla attraverso un unico link universale (il sistema è già utilizzato da partner come la piattaforma di testi online Rap Genius).

Nell'intervista con Pham Daredia (nella foto) spiega i problemi specifici del settore musicale che la piccola società (quattro addetti soltanto) si è impegnata a risolvere: "Primo, non esiste un identificatore universale per una canzone, mentre i libri hanno codici ISBN che consentono a diversi rivenditori di fare facilmente riferimento esattamente allo stesso titolo. Di conseguenza, brani che si trovano su Spotify o iTunes sono difficili da confrontare accuratamente con quelli che si trovano, ad esempio, su YouTube e SoundCloud. In secondo luogo, l'ecosistema è organizzato in modo da immagazzinare dati invece di liberarli: dal momento che i servizi di streaming on-demand operano sulla base di un modello di abbonamenti, essi sono motivati a conservare i dati relativi a library e playlist dei consumatori nell'ambito delle loro piattaforme e a impedirne la libera esportazione così da poter trattenere presso di sé l'utente-abbonato. Ciò limita la libertà di scelta del consumatore e spesso frena la spinta a iscriversi di nuovi utenti, consapevoli che i loro dati verranno tenuti segregati e ogni volta dovranno cominciare a ricostruirsi da capo la loro libreria. Terzo, la natura del licensing crea ulteriori muri contro cui i dati musicali finiscono per frammentarsi. Siccome le licenze musicali si gestiscono paese per paese, i dati vengono scissi per territorio e i consumatori di diversi Paesi hanno un accesso differente alla musica. La condivisione tra amici si spezza perché una certa canzone su Spotify è in realtà associata a dozzine di tracce musicali diverse, ognuna con le sue restrizioni territoriali".

La fiducia di Daredia nel successo del servizio (che si avvale di un finanziamento iniziale di 100 mila dollari e della presenza come investitore/consulente di Tom Ryan, ex responsabile digitale della EMI) nasce dal fatto che "abbiamo esperienza nella creazione di motori di ricerca verticali per undici settori industriali differenti (....) La nostra competenza essenziale risiede nell'analisi, indicizzazione, normalizzazione e de-duplicazione di dati semistrutturati o non strutturati, così da costruire su quella base una user experience allettante". "Abbiamo lanciato bop.fm", aggiunge, "perché eravamo frustrati dalla frammentazione che esiste oggi all'interno della musica digitale e da due problemi critici che questa situazione pone al pubblico: in primo luogo, il bisogno degli utenti di passare attraverso molteplici differenti applicazioni per consumare tutta la loro musica, e poi il fatto che per condividere musica in modo affidabile con gli amici bisogna essere sullo stesso servizio e/o risiedere nello stesso Paese. Abbiamo voluto creare una esperienza di streaming univoca che fosse tanto omnicomprensiva quanto interoperabile, e che permettesse agli utenti di avere tutta la loro musica in un unico luogo così da poterla condividere facilmente con gli amici ovunque essi si trovino. La musica è un medium unico perché la consumiamo quotidianamente, a ripetizione, e cerchiamo attivamente di fare nuove scoperte e condividerle con gli amici. Ha perfettamente senso cercare di renderla un'esperienza la più fluida possibile".

Secondo Darida, "artisti ed etichette hanno risposto in modo molto positivo" al servizio. "Sono soddisfatti del fatto che su bop la riproduzione musicale avviene attraverso fonti ufficialmente autorizzate che normalmente monetizzano gli ascolti per loro conto. Spotify, Rdio e Deezer generano royalty di streaming. La riproduzione su YouTube genera ricavi pubblicitari. E i download su iTunes, Amazon e Google Play generano introiti legati alla vendita. Gli artisti riconoscono anche a bop.fm un valore come strumento promozionale delle nuove uscite, dal momento che il link unico gli evita di dovere postare dozzine di altri link. Un unico "bop link" consente a ogni utente di ascoltare in streaming, guardare o acquistare una canzone indipendentemente dal Paese, dal dispositivo di lettura e dal servizio musicale. Si tratta semplicemente di un meccanismo più semplice ed efficace per coinvolgere la fan base"

Il modello di business si basa nel breve termine sulle commissioni incassate grazie al rimando a servizi di streaming in abbonamento e a negozi di download, mentre nel lungo termine bop.fm mira a costruire un database universale dell'ascolto musicale da mettere a disposizione degli operatori del settore.

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