USA, gli String Cheese Incident contro Ticketmaster: 'Monopolizza il mercato'

Come molti ricorderanno, il gigante americano della vendita elettronica di biglietti per concerti non è nuovo ad aspri scontri con gli artisti su questioni che riguardano i suoi prezzi e i suoi metodi di distribuzione. E’ rimasta negli annali la causa che, nel 1994, gli intentarono (perdendola) i Pearl Jam, irritati dal fatto che le commissioni praticate da Ticketmaster gonfiassero i prezzi oltre il livello ritenuto sostenibile da molti fan. Stavolta il caso è diverso, e a trascinare in tribunale la multinazionale americana sono gli String Cheese Incident, nome di punta del circuito jam band per quanto assai meno popolare del gruppo di Eddie Vedder.
Il quintetto del Colorado accusa Ticketmaster di monopolizzare di fatto il mercato della musica dal vivo, impedendogli di vendere direttamente ai propri fan un certo numero dei biglietti d’ingresso emessi per ogni data delle loro frequenti tournées. Quest’ultima attività, gestita dal gruppo attraverso una società, SCI Ticketing, creata in joint venture con l’agenzia specializzata Madison House, è una delle tante (insieme alla vendita di merchandising, DVD e CD live, all’organizzazione di viaggi e spostamenti per fan e per altri artisti, alla promozione e raccolta di fondi per cause meritevoli) che gli String Cheese Incident affiancano ai dischi e ai concerti secondo un modello di autogestione a tutto campo reso popolare fin dagli anni ’70 dai Grateful Dead.
L’organizzazione messa in piedi dalla band, tra l’altro, lavora anche per conto terzi (in USA distribuisce ad esempio il nuovo disco di Steve Winwood e vende i biglietti per concerti di altri gruppi come i King Crimson), e l’esclusiva di vendita imposta da Ticketmaster, secondo i suoi legali, ne metterebbe a rischio la stessa sopravvivenza. Di qui la decisione di fare causa alla multinazionale e di chiedere al tribunale di Denver la liquidazione di un risarcimento danni e un provvedimento d’urgenza che ne blocchi il comportamento “anticoncorrenziale”. I fatti in discussione risalgono alla primavera del 2002 quando, secondo gli String Cheese Incident, Ticketmaster fece pressione sui promoter del tour e sui gestori dei locali affinché cessassero di riservare una quota dei biglietti alla band per la rivendita diretta ai suoi fan. L’impresa americana, per sua “policy”, avrebbe consentito la vendita diretta soltanto ai fan club a pagamento, che impongono una tariffa di almeno 15 dollari per l’iscrizione: e il gruppo di Bill Nershi non rientra in questa casistica, non avendo mai richiesto denaro ai propri sostenitori. Da parte della corporation americana, per il momento, nessun commento.
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