Fomenko (Bloom.fm): 'Con una sterlina al mese lo streaming arriva a tutti'

Una decina di giorni fa Tim Clark, manager di Robbie Williams e consulente del servizio di streaming inglese Bloom.fm, aveva smosso le acque dichiarando che l'abbonamento a Spotify e a Deezer è troppo caro per la massa dei consumatori occasionali di musica. L'amministratore delegato di Bloom.fm Oleg Fomenko lo ha ribadito parlando l'altro ieri alla House of Commons di Londra nell'ambito di un panel dedicato a "tecnologia, streaming e il futuro dell'industria musicale"": "Una ricerca condotta nel luglio di quest'anno", ha detto nell'occasione l'imprenditore di origine russa, "ha dimostrato che 8 consumatori britannici su dieci ritengono troppo costoso un abbonamento di 10 sterline al mese".

Lanciato a gennaio 2013, Bloom.fm ha un catalogo autorizzato di 22 milioni di brani e vanta già oltre 600 mila utenti che utilizzano la sua app per iPhone o smartphone Android. L'offerta "entry level" del servizio costa appena una sterlina al mese, e consente di accedere senza interruzioni pubblicitarie (e anche offline) a un "portafoglio" di 20 canzoni per volta; l'opzione intermedia costa 5 sterline al mese, mentre per 10 sterline l'accesso diventa illimitato come quello dei maggiori concorrenti sul mercato. "Siamo alla ricerca di un pubblico abituato a ricorrere alla pirateria e non non stiamo trascinando il prezzo degli abbonamenti da 10 a una sterlina", assicura Fomenko. "Offriamo un prodotto molto diverso e una scala da cui è più facile iniziare il proprio viaggio invece di fare un grande tuffo e spendere 120 sterline all'anno".

La strategia di Bloom.fm, sostiene il fondatore e amministratore delegato di Digital Distribution Networks (la società a cui fa capo la piattaforma) è chiara: "Crediamo di dover fornire una proposta graduata che permetta alla gente di cominciare a pagare una somma di denaro che può permettersi di sborsare e che ritiene essere equa. Siamo convinti che la musica abbia un valore e che un maggior numero di persone sarà disposta a pagarla se essa eccede le sue aspettative (...). Non stiamo cercando di venderla a buon mercato, ma di allettare e stuzzicare la gente a pagare: tutto ciò contribuirà a far crescere la torta".

    Una decina di giorni fa Tim Clark, manager di Robbie Williams e consulente del servizio di streaming inglese Bloom.fm, aveva smosso le acque dichiarando che l'abbonamento a Spotify e a Deezer è troppo caro per la massa dei consumatori occasionali di musica. L'amministratore delegato di Bloom.fm Oleg Fomenko lo ha ribadito parlando l'altro ieri alla House of Commons di Londra nell'ambito di un panel dedicato a "tecnologia, streaming e il futuro dell'industria musicale"": "Una ricerca condotta nel luglio di quest'anno", ha detto nell'occasione l'imprenditore di origine russa, "ha dimostrato che 8 consumatori britannici su dieci ritengono troppo costoso un abbonamento di 10 sterline al mese".

    Lanciato a gennaio 2013, Bloom.fm ha un catalogo autorizzato di 22 milioni di brani e vanta già oltre 600 mila utenti che utilizzano la sua app per iPhone o smartphone Android. L'offerta "entry level" del servizio costa appena una sterlina al mese, e consente di accedere senza interruzioni pubblicitarie (e anche offline) a un "portafoglio" di 20 canzoni per volta; l'opzione intermedia costa 5 sterline al mese, mentre per 10 sterline l'accesso diventa illimitato come quello dei maggiori concorrenti sul mercato. "Siamo alla ricerca di un pubblico abituato a ricorrere alla pirateria e non non stiamo trascinando il prezzo degli abbonamenti da 10 a una sterlina", assicura Fomenko. "Offriamo un prodotto molto diverso e una scala da cui è più facile iniziare il proprio viaggio invece di fare un grande tuffo e spendere 120 sterline all'anno".

    La strategia di Bloom.fm, sostiene il fondatore e amministratore delegato di Digital Distribution Networks (la società a cui fa capo la piattaforma) è chiara: "Crediamo di dover fornire una proposta graduata che permetta alla gente di cominciare a pagare una somma di denaro che può permettersi di sborsare e che ritiene essere equa. Siamo convinti che la musica abbia un valore e che un maggior numero di persone sarà disposta a pagarla se essa eccede le sue aspettative (...). Non stiamo cercando di venderla a buon mercato, ma di allettare e stuzzicare la gente a pagare: tutto ciò contribuirà a far crescere la torta".

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